20 mag 2015

una nota sul nuovo articolo di Domenico Cacopardo sulla migrazione..

Se vogliamo davvero essere pragmatici e realisti, non possiamo nascondere le enormi difficoltà di voler risolvere questo problema di ordine mondiale senza l'impegno comune e senza un preciso intervento nei luoghi in cui vivono tutti coloro che affrontano questa migrazione ..ormai un vero esodo.


Siamo già da tempo sommersi da questa problematica enorme e pericolosa.. in gran parte voluta per responsabilità diretta di Cameron e Sarkozy circa la loro personale guerra per interessi voluta in Libia. Due leader politici europei che oggi tendono a sottovalutare il dramma non muovendosi col dovuto impegno. Ma sembra inutile (se non per puro contenimento) voler cercare soluzioni ottimali per bloccare l'attraversamento in mare dei barconi dove ormai una esperta manovalanza...quasi leggittimata in un paese africano assai poco legalizzato, la fa da padrona: La vera soluzione rimane quella di bloccare questo afflusso rendendo fruttuosi e più umani gli stessi territori dai quali gli indigeni scappano.

L'agenzia europea Frontex (per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione europea) è un'istituzione che ha lo scopo di coordinare il pattugliamento delle frontiere esterne aeree, marittime e terrestri degli Stati della UE. Un'agenzia che non può mai operare preventivamente per risolvere il vero problema...quando questo alla radice è proprio quello di bloccare sul nascere queste partenze. In ciò non ci si è voluto impegnare con efficacia sul piano internazionale attraverso un coordinamento strategico che potesse mirare ad un'azione politica in complicità con tutti i paesi limitrofi comprese le super potenze degli Stati uniti e della Russia.

Al di là di ogni critica...solo la nostra Nazione si è mossa, spinta da un particolare senso umano, a protezione delle vite dei tanti emigranti (clandestini o no)...esortata da uno spirito umano innato che da sempre l'accompagna. La politica internazionale, rimane al contrario ancora assente, ricercando l'unica abituale via dell'accompagnamento nei centri d'accoglienza con rischi e pericoli.. oggi.. sempre più evidenti soprattuto per il nostro Paese.
vincenzo cacopardo





Il cielo si è fatto più scuro e minaccia tempesta. Benché Federica Mogherini sprizzi soddisfazione da tutti i pori, la strada nella quale ci stiamo incamminando con il consenso di Unione Europea e delle Nazioni Unite (mezzi consensi, rispetto ai quali le inespresse riserva mentali pesano come macigni) è disseminata di trappole mortali e di rischi per la Nazione e quel poco di prestigio internazionale che le è rimasto. Nonostante le ultime decisioni (?) dei ministri degli esteri.
L’Unione sta definendo una politica fondata su quattro punti: ridurre gli incentivi alla migrazione irregolare; sicurizzazione delle frontiere esterne; protezione dei richiedenti asilo; nuova politica della migrazione legale.
Già con i quattro punti si aprono questioni delicate per il governo italiano. Il primo affronta la riduzione degli incentivi, affermando in modo indiretto ciò che noi andiamo scrivendo da novembre 2013. «Mare nostrum» (sarebbe meglio dire «monstrum» per l’orrenda mostruosità delle stragi) e, in misura minore, «Triton» sono stati e sono supporto in mare alle bande che gestiscono il traffico umano.
La riduzione degli incentivi alla migrazione irregolare, va letta insieme al chapter 7 della Carta delle Nazioni Unite che consente «ogni azione necessaria per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale». In sostanza una missione militare europea volta a prevenire il traffico di migranti a partire dalle acque territoriali e alle coste libiche. Si dice in giro che, la missione si fonderebbe su attività «mirate» di «commandos» nei confronti delle basi dei trafficanti e dei loro natanti, su un certo numero di navi da guerra idoneo a sostenere lo sforzo.
È facile immaginare le situazioni: natanti difesi da miserevoli scudi umani. Ritorsioni nei confronti degli immigranti che non riuscirebbe a partire. Reazioni da parte della popolazione e delle milizie libiche, nei confronti dell’unica merce abbondante, ma deperibile di cui dispongono: le vite dei migranti.
Sarà una sciagura se le operazioni militari saranno sotto comando italiano: assumersi la responsabilità di ogni vittima civile (e saranno tutte vittime civili, perché lo status di trafficante di uomini non è iscritto in nessun registro) porterà il governo italiano confrontarsi con una opinione pubblica incline a sottovalutare il problema immigrazione per elevati sentimenti umanitari, ben promossi da chi ha interessi concreti nel soccorso e nell’assistenza.
Certo, il comando italiano consentirebbe agli alti gradi della Marina –gli unici a possedere doti manageriali- di fregiarsi dei nastrini della campagna con benefici economici e di carriera. Ma su queste esigenze della grande corporazione autoreferenziale che si chiama «Forze armate» non si può piegare (come accaduto molte volte nella Storia dell’Italia unita) una Nazione, mettendo a rischio la sua immagine, il suo ruolo, la sua dignità internazionale.
Il meno peggio sarebbe un comando a rotazione, con uno Stato maggiore internazionale, capace di attutire le pressioni degli ambienti più esagitati.
La protezione dei richiedenti asilo (punto 2 dell’Europa) nasconde spiacevoli verità. La prima riguarda i tempi che si prendono le autorità italiane per definire lo status di un immigrato. Passano mesi prima della decisione: migrante illegale o profugo politico. E poi, altri mesi per decidere sull’immancabile ricorso dell’escluso. La seconda è che consentiamo a questa umanità dolente di andarsene indisturbata in giro per l’Italia e, un po’ meno, per l’Europa. Domani, sotto controllo internazionale (europeo) sarà impossibile alle nostre autorità chiudere gli occhi di fronte alle pressioni del buonismo politico e religioso, entrambi fertilizzati dalle risorse che lo Stato getta in questa fornace senza fondo.
Su questo inimmaginabile inefficienza dell’Amministrazione, si appunta l’attenzione di Francia e Spagna, parimenti esposte nei confronti di flussi, ma ben più seriamente operative, mercé sistematici respingimenti: due nazioni che lunedì, a Bruxelles, si sono rifiutate di partecipare alla spartizione dei migranti cui sarà riconosciuto lo «status» di profugo. Vedremo che l’unico modo per ottenere il loro vitale consenso –senza il quale l’azione italiana e quella, modesta, molto modesta, di Federica Mogherini- sarà rafforzare il ruolo delle commissioni internazionali. Il vero e proprio commissariamento dei burocrati del ministero dell’interno.
Il quarto punto, una nuova politica della migrazione legale, è puro buonsenso da confrontare con le reali possibilità di concretizzarlo sul terreno.
Si dice di un ufficio sperimentale in Guinea (equatoriale) con il compito di effettuare lo «screening» degli aspiranti all’Europa. Ma resta da capire cosa succede dopo. Con quali mezzi e quali tutele si muoveranno le imbarcazioni governative che condurranno i «legali» nel continente?
Insomma, il problema «migrazione» è grave ed è stato aggravato dalla politica di questi ultimi anni, della quale, incredibilmente, si vantano Enrico Letta e Angelino Alfano. Dovrebbero esercitare, invece, il dovere dell’autocritica, soprattutto per le condizioni in cui è stata lasciata degradare (non solo da loro) l’amministrazione dell’interno, un tempo fiore all’occhiello (con la Ragioneria generale e il Corpo diplomatico) dell’organizzazione dello Stato con i prefetti realmente ufficiali di governo, capace di coordinare le attività territoriali d’ogni ministero. Non ancora trasformati in operatori di pubblica sicurezza (dal che deriva l’anomalo travaso di funzionari della carriera di Polizia e ufficiali dei Carabinieri. Un poliziotto, De Gennaro, fu, per non dichiarati meriti, addirittura posto da Giuliano Amato nel posto di capo di gabinetto –mai affidato a un funzionario non proveniente dalla carriera prefettizia- sin lì ricoperto con onore da uno stimato prefetto, il dottor Carlo Mosca) i prefetti sono senza poteri, senza vocazione specifica, senza autonomia rispetto alla catena di comando costituita dalle Procure della Repubblica.
A giugno, quando i capi degli esecutivi europei, sentita la decisione Onu, approveranno un piano, capiremo il definitivo «che fare». Allo stato, i segnali inducono al pessimismo.
Domenico Cacopardo


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