13 set 2012

La figura politica e la ricerca di un cambiamento






Nel nostro strano Paese sembra ormai si possano prendere decisioni e decretare senza immedesimarsi in una costruttiva crescita del sistema, non alimentando alcun percorso in salita che dovrebbe dare spazio alle riforme per un reale cambiamento: Un pensiero politico che, mai come oggi, sembra disinteressarsi alle idee, al metodo e ad una indispensabile funzionalità

 Si va ad elezioni e si ricomincia a parlare di possibili candidati, dell’appoggio di un Partito o di un altro, di scambi di poltrone e di interessi che nulla hanno a che fare con il pensiero e gli ideali di una politica. Nessuno che parli di progetti e programmi da valutare e votare con e nell’interesse del cittadino…..solo presentazione di figure che, potranno anche apparire dialetticamente e comunicativamente assai preparate, ma spesso prive di un vero concetto politico lungimirante… Senza un programma e senza idee si va avanti, prevalentemente, sull’immagine e sulla  dialettica artificiosa dei candidati verso un futuro privo di contenuto e sostanza.

Si discute di cambiamento della politica cercando di risolvere ogni difficoltà attraverso una riforma elettorale, illudendosi che in tal modo potranno essere risolte tutte le problematiche che impediscono un sano percorso. Si vuole, così, illudere il cittadino nella speranza di un cambiamento e nella visione di un fantasmagorico impegno da parte degli stessi politici.
Molti cittadini, per la mancata conoscenza dovuta anche  all’obiettiva impossibilità di dedicarsi attentamente alle problematiche politiche, continuano a credere nella soluzione di una buona riforma elettorale… sebbene, qualunque idea, che si voglia indirizzare verso un cambiamento sostanziale e costruttivo della politica, non potrà guardare esclusivamente a questa soluzione…

Non riusciranno nè un porcellum, né un mattarellum, nè altri sistemi elettorali come l'Italicum a risolvere le questioni insolute che bloccano la via del  funzionamento di un apparato vecchio come il nostro… “Ogni ristrutturazione, dopo un forte terremoto, se non parte dalle fondamenta, potrà anche apparire bella ed elegante, ma non sarà mai sicura!” Si pensa, forse, che inserendo nuovamente una preferenza si possa sciogliere il problema che ostacola un iter parlamentare e governativo sano. Sono solo illusioni!.. giacchè, anche inserendo una preferenza, il consenso potrà sempre essere acquisito con facilità attraverso la forza del denaro, dei poteri occulti e persino con attività criminali nascoste all’occhio di chi dovrà esprimere il voto. Senza poi considerare il fatto che, proprio oggi, con l’attuale crisi che penalizza il lavoro, ogni consenso potrebbe essere assai più condizionato da chi ha forza e potere.

 L’argomento dell’espressione del consenso viene puntualmente tirata fuori con tempistica e giustificazione, in ogni momento storico di crisi della politica, da chi ci governa, a protezione della propria immagine assimilata ormai negativamente, ma anche per una mancanza totale delle soluzioni…Quindi quasi esclusivamente per potersi ingraziare quel che rimane del beneplacito dei cittadini.

Ma possiamo davvero credere che questo possa essere l’impegno di chi dovrebbe portarci verso la futura crescita del nostro Paese? Non dovrebbe, forse, essere il compito di chi fa seria politica costruttiva quello di guardare continuamente avanti ricercando idee funzionali per snellire e procedere fattivamente verso l’iter stesso della crescita? ..e chi potrebbe farlo se non la politica..Destra e sinistra non esistono più!...Molti politici fanno ancora credere che possano esistere, perchè ciò darebbe ancora la possibilità di esprimersi in una vecchia logica al fine di poter restare incollati ad un sistema. Di certo oggi, non si può più discutere in termini di destra e sinistra ma, solo di bisogni per la società. Che possano esistere ideali diversi, nel nostro pensiero, è più che legittimo sebbene, in un contesto di moderna politica, non si potrebbe che lavorare per un processo di crescita e di benessere in favore dei cittadini con più sinergia, se pure con idee diverse.  

Occorre ripartire dalla base, provvedendo a studiare e modulare un complesso innovativo utile al funzionamento, dividendo meglio il lavoro dei poteri: Uno  studio mirato ad una  crescita anche qualitativa della struttura del sistema sociale, partendo dal ruolo fondamentale del cittadino che non potrebbe che essere il primo elemento dell’ingranaggio “meccanico” di uno Stato che si vorrebbe coerentemente democratico. La nostra società continuerà a condannare ogni figura politica relegandola in un ruolo di usurpatore di un sistema ormai inefficiente e non al servizio del popolo. Se può essere vero che molti di essi hanno approfittato del loro compito preoccupandosi di più del proprio stato economico o dell’ immagine (che ormai non li raffigura di certo in senso positivo) è anche vero che la loro non può che essere una colpa indiretta in quanto, le principali colpe, sembrano ricadere sull’intero sistema di una Repubblica andata congegnandosi su principi vecchi non più in linea, nè utili ad un processo evolutivo che in questi anni ha visto  crescere la società, succube di modelli esterofili non adeguati al percorso di sviluppo economico, territoriale e culturale del nostro particolare Paese.

Dovremmo, quindi, immedesimarci nel concepire una nuova forma di funzionamento del sistema, un nuovo percorso che veda, nell’innovazione e nel distacco dai vecchi canoni, il futuro di una nuova società. Non è soltanto un problema del “politico” ma, di una “politica” che si muove ormai imprigionata in un sistema da dover riformare facendo sì che in tal modo,  non possano emergere figure politiche migliori. …In un simile quadro, ci si muove con ostinazione alla ricerca, di una governabilità, non tenendo in considerazione che lo stesso sistema non potrà mai indurre ad una fattiva costruzione di essa. In quest’ottica non si potrà mai costruire un governo valido ed in linea con il principio di una compiuta democrazia.

Per poter raggiungere questo risultato occorre una logica politica in favore dei cittadini che parta dai bisogni di uno specifico programma. Non si potrà mai eludere un valore fondamentale del nostro Paese  basato essenzialmente su un principio di democrazia utile a costruire libertà, diritti, doveri, equilibrio sociale etc, proseguendo, ottusamente, con continui aggiustamenti di ciò che ormai non può che reputarsi antifunzionale e, persino, avventato. Per il riscontro con un sano principio della democrazia occorre, perciò, procedere con metodo in direzione di un primo studio teorico per la ricerca di nuove procedure, attraverso un utile percorso di identificazione e specializzazione degli stessi ruoli della politica. Un riferimento particolare va quindi fatto in direzione della riforma di tutto “il sistema”: Un “ordine sociale” che, rapportandosi ai tempi, deve poter accogliere ed esprimere, con dinamica costruttiva e funzionalità, una più attendibile “democrazia”.

Metaforicamente, potremmo paragonare il sistema in cui viviamo e nel quale ci rapportiamo, ad un campo sul quale andrebbero coltivati i semi (nuove regole e principi  costituzionali di un nuovo sistema politico più utile). Il frutto dovrebbe essere quello della  “democrazia”. Ma se il campo è malato, arato male, senza un’attenta concimazione, il seme non crescerà mai bene ed il raccolto sarà inevitabilmente il frutto di tutto ciò: un raccolto guasto (ovvero una democrazia non definita), al quale si aggiungeranno i parassiti ( come la burocrazia) che divoreranno questo raccolto rendendo il campo una coltre ancora più desolata. 

Il campo va ricomposto e preservato in modo da potervi ripiantare i nuovi semi per l’attesa e la crescita di un buon raccolto e per evitare l’arrivo di qualsiasi altro parassita. Oggi il parassita della “burocrazia” regna sovrano in un Paese che soffre in concorrenza, crescita e funzionalità, la burocrazia sembra essere persino fomentata da chi gestisce potere politico: essa torna utile poiché, il disbrigo della stessa, rende ancora più forza a chi, il potere, lo gestisce. 

Se, a questa, aggiungiamo l’assoluto e dilagante pragmatismo delle rigide ed immutevoli istituzioni, allora l’uomo e la società continueranno a perdurare in una realtà simile a quella di un basso medioevo. Bisognerebbe, invece, spingersi verso un nuovo rinascimento, riarando il suddetto campo per l’attesa  del buon raccolto ed il rifiorire dei valori di una giusta democrazia.

Nulla potrà mai inventarsi la politica, se non un cambiamento che possa partire dalla base e cioè dalla ricomposizione e la rifioritura del suddetto “campo”.
vincenzo Cacopardo