31 ott 2013

TRE PUNTI ESSENZIALI PER LA POLITICA ODIERNA

  
Le priorità sottovalutate

















Vi sono alcuni argomenti in politica che dovrebbero essere affrontati con priorità… motivi che frenano l’evoluzione di una moderna politica poiché non permettono di intraprendere un percorso più utile a beneficio della stessa società.


-IL PRIMO è di ordine configurativo e tocca da vicino la base essenziale del nostro ordinamento politico istituzionale, un argomento che riguarda l’assetto della gran parte delle moderne Costituzioni: La divisione dei poteri.
La logica di Montescquieu è ancora valida rispetto alle democrazie moderne che operano attraverso “i poteri” dello Stato, ma oggi, nel disperato bisogno di un percorso di revisione della democrazia moderna, non ci si può basare su questa logica in modo circoscritto e pragmatico: Così come il potere giudiziario, che è già di per sè un “ordine”, secondo la dicitura espressa dai padri costituenti nella carta costituzionale, la prima forma che dovrebbe sparire negli altri due (legislativo-esecutivo) è proprio l’idea di valutarli come “poteri”. L’unico potere potrebbe, in realtà, solo legarsi a quello del cittadino ed alla sua rappresentanza in Parlamento.
Questo, di per sé, tenderebbe anche a stemperare l’annoso conflitto politica-magistratura poiché metterebbe sullo stesso piano le competenze che non dovrebbero più rappresentare  poteri contrastanti. 

-IL SECONDO e di ordine prettamente istituzionale e di sicurezza e riguarda il perenne compromesso che si forma tra il ruolo delle forze legislative del parlamento con quelle governative. Occorre certamente una divisione dei ruoli più netta al fine di tagliare il cordone ombelicale che li lega insieme
Un conflitto che permane costantemente allorquando, gli stessi, eletti in Parlamento, assurgono alla carica di ministri o sottosegretari, assumendo di fatto un ruolo esecutivo che influenza in modo definitivo il lavoro dello stesso gruppo parlamentare di loro riferimento. Anche qui, una certa consociazione trova forza e si alimenta giacché gli interessi sono estremamente forti ed i ruoli politici vengono espressi nella comune casa di un Partito.
Nella fattispecie il politico, in ruolo esecutivo, potrebbe esercitare un particolare potere agendo in modo dubbio sull’obiettivo pensiero del singolo parlamentare, contribuendo a costruire enormi compromessi che bloccato il percorso di una politica che vorrebbe priva di conflitti d’interesse. Si potrebbe azzardare che tale motivo è di per sè sufficiente ad individuare una ulteriore anomalia anche rispetto ad una Costituzione che, da un lato vorrebbe identificare due poteri con ruoli ben diversi (esecutivo e parlamentare) e dall’altro, non pone sufficienti e chiare limitazioni a questa separazione di compiti, destinando, in modo troppo sintetico, la guida e l’indirizzo della politica dello Stato all’esecutivo.

- IL TERZO fondamentale argomento è di tipo strutturale/organizzativo ed è quello che dovrebbe intuire con maggior sapienza chi opera per un sistema che si vorrebbe ad ampio raggio di democrazia: La riforma dei Partiti, una definitiva affermazione dei programmi sulle figure dei leaders.
Ogni Partito o movimento sembra succube di un leader o vive col fine di ricercare una figura predominante che possa in qualche modo rappresentare la guida o, persino, il nuovo profeta del momento, quando al contrario, dovrebbe ricercare un programma e seguire questo attraverso un dialogo diretto con i cittadini.
Questa è la vera ragione per la quale sono proprio i Partiti a dover essere riformati con un fine preciso di portare avanti le suddette linee di programma. Nessuna deviante figura di leader deve poter influenzare il percorso di costruzione che necessita essenzialmente di un impegno e di una profonda dialettica con la società civile.. mirando ad un loro preciso coinvolgimento.Il leaderismo uccide la politica accendendo i riflettori sulle figure!
Sembra, però, che anche i cittadini vivano una forte contraddizione quando desiderano che la politica costruisca a favore ed in base ad un funzionale programma e, nel contempo, tendono ad esaltare in modo controverso una figura di leader nel Partito. Bisognerebbe in proposito capire, quanto poco possa offrire alla funzione politica.. una figura politica di leader osannata (concettualmente posta come egocentrica ed individualista ed a volte persino vanagloriosa).
Chi vota dovrebbe quindi far bene i conti con se stesso e su ciò che veramente desidera: -Un leader che li condiziona attraverso vincoli figurativi finendo col distorcere la vera essenza del loro programma -o un libero percorso di crescita dettato da proposte ed idee non condizionate da figure politiche accentratrici?..
Per un compito sano che la politica odierna deve esprimere, si dovrebbe porre fine all’assurda mentalità di votare con prevalenza l'immagine della persona, ubicando il programma in posizione primaria rispetto al resto. Viceversa, in un ruolo amministrativo e di governo, si dovrebbe offrire al cittadino la possibilità di esprimere un consenso verso personalità riconosciute per meriti e qualità al di fuori di un contesto Partitico.  

Tre essenziali punti attraverso i quali una migliore politica democratica potrà crescere senza l’assoluta esigenza di dover ricercare percorsi ristretti e condizionanti in favore di una fittizia governabilità.
vincenzo cacopardo 

30 ott 2013

IL LAVORO DEI GIUDICI, IL METODO E LE RISORSE

Matteo Renzi  lancia una terapia d’urto per la giustizia civile.
di vincenzo cacopardo

“Oggi l’Italia è intrappolata in oltre 5 milioni di cause civili pendenti presso i tribunali. Occorre assolutamente ridurre in tempi rapidissimi lo stock di cause arretrate, oltre che stabilire norme che rendano meno premiante il ricorso alla giustizia come modalità di rinvio di un pagamento o di una qualunque obbligazione. Si crei una task force composta da magistrati in pensione e da giovani avvocati per affiancare i giudici in carica nello smaltimento in tempi veloci dell’arretrato giudiziario civile”.

Al di là di una più profonda riforma che deve guardare ad un giusto posizionamento della figura dei giudici e che dovrebbe meglio distinguere il lavoro del giudice requirente da quello ordinario, non v’è dubbio  che le ultime riforme in campo di giustizia sono sempre state caratterizzate  dalla generale riduzione dei termini lunghi per impugnazioni, riassunzioni etc. Nelle Corti principali, le cause vengono di continuo rinviate di parecchi anni. E’ anche noto che, per fissare un’udienza in Cassazione, possono passare non meno di cinque anni. Tutto ciò per l’immensa mole di lavoro del singolo magistrato, dovuta al moltiplicarsi delle cause e degli affari cui deve occuparsi. A ciò bisogna porre rimedio, anche a costo di dover rompere vecchi schemi che hanno indubbiamente reso cattivi risultati.
Qualcuno ha voluto prendere ad esempio la carriera di un primario ospedaliero per confrontarla col lavoro di un magistrato, spiegando, così, la enorme e diversa differenza organizzativa. 

Nella funzione di un primario ospedaliero, consistente nell’esaminare e fornire indicazioni per varie decine di casi al giorno, lo stesso viene coadiuvato da una corte di ausiliari, aiuti, assistenti, persino studenti oltre che infermieri, che operano per lui una serie di indagini necessarie sul malato. Mediante questi dati e la osservazione del malato, tramite la sua indiscussa esperienza, egli può intervenire per una diagnosi e per una terapia. Infine, anche per la scrittura della diagnosi e per la terapia penseranno i suoi assistenti  e gli infermieri.
A paragone, il magistrato lavora in solitario. Riceve un aiuto dal cancelliere limitato a funzioni unicamente materiali come la formazione dei fascicoli, la redazione dei verbali, la pubblicazione delle sentenze etc. Inoltre il sostegno non è più intenso poiché il rapporto, negli anni, si è ormai reso malato tanto da scoraggiare lo stesso cancelliere.

Il magistrato non ha nulla che assomigli ad una squadra di aiuti e assistenti che lo possano assistere come nel caso di un primario. Gli aiuti del primario sono medici con lo stesso titolo di studio che lo assistono con la sola differenza di una minore esperienza e minore capacità professionale rispetto alla sua. Assistenti che nel tempo si vanno formando mediante il lavoro quotidiano.
Il magistrato invece deve fare tutto da solo per il compito assegnatogli: deve assumere le prove, esaminare i documenti, ricercare i precedenti, scrivere le sentenze oltre naturalmente tutti i vari provvedimenti.

Costringere un magistrato ormai esperto a scrivere fatti puramente storici o a scrivere una motivazione che qualunque uditore potrebbe benissimo scrivere al suo posto, rappresenta un chiarissimo spreco delle risorse umane di quella che dovrebbe considerarsi “azienda giustizia”.
Lavoro che, come abbiamo già detto, equivale a quello che svolgerebbe un primario ospedaliero se gli si imponesse di far lui le analisi cliniche o le radiografie e persino praticare le iniezioni prescritte. Tutto ciò è un chiaro spreco di intollerabili proporzioni al quale bisognerebbe porre rimedio circondando il magistrato esperto, di un gruppo di ausiliari, magistrati come lui, anche se con minore esperienza, ai quali possa essere affidata la assunzione delle prove,la ricerca dei precedenti, lo studio giuridico pertinente ed in fine, la stesura delle sentenze.

In questo caso, il vantaggio che ne deriverebbe sarebbe principalmente di qualità, ma anche di maggiore velocità per la soluzione dei casi e con un incremento notevole della produzione complessiva. Un ulteriore vantaggio sarebbe quello di fornire una maggiore preparazione alla professione dei giovani magistrati in continuo esercizio sotto la guida professionale del magistrato anziano più ricco di esperienza.
Oltre le proposte di Renzi, la politica dovrebbe spingersi a considerare in modo diverso l’operato dei giudici, offrendo alla stessa giustizia maggiori risorse e non creando ulteriori  “task force”  costose ed ingombranti. Basterebbe studiare con metodo un apparato più funzionale e snello come quello di supporto ad un primario attraverso le doverose risorse che uno Stato avrebbe il dovere di fornire.


Ci si rende conto che simili suggerimenti potrebbero apparire come illusioni, sebbene si deve essere consapevoli che la gravità della situazione è tale da indurci a formulare, anche se solo teoricamente, idee simili per spingere gli addetti ai lavori verso la ricerca di una migliore soluzione. 

I guasti della "maionese" e le simulazioni di una democrazia costretta


Mentre giornalisti come Polito ci aggiornano sullo stato della politica del nostro Paese descrivendola come una “maionese impazzita”, tutto sembra  procedere come nulla fosse: La decadenza Berlusconi pare allungarsi nella paura di una possibile caduta del governo; il PD alle prese con un congresso che dovrebbe portare il mitico Renzi al comando del partito; c’è poi qualcuno che chiede l’ impeachment del nostro Presidente della Repubblica che sembra condannato a portare avanti un ruolo che non gli spetta ma al quale, in verità, è stato costretto; un PDL che sembra frantumarsi di fronte ad una possibile mancanza dell’unico leader che lo comanda; un bipolarismo non più in grado di sostenere i principi fondamentali su cui dovrebbe basarsi una vera funzione politica…  
Se dovessimo fare un quadro del percorso politico nel breve futuro potremmo individuare il continuo perseverare di una logica bipolare che pare costringere la nostra politica all’infinito.
Immaginiamo che Renzi possa assurgere alla nomina di segretario del Pd ed, in tal modo, guidare la nuova politica del futuro. 
A prescindere dagli enormi dubbi che vi possano essere nei confronti di chi, pur apparendo la giovane speranza.. promotore di uno svecchiamento in seno al suo Partito,  la sua sembra essere la strada di voler procedere verso un nuovo bipolarismo sostenuto da un maggioritario col doppio turno. Tutto ciò al fine di identificare due forze politiche in grado di determinare una maggioranza ed una minoranza. Ma il problema è quello di poter capire se oggi, con una terza forza politica in grado di polarizzare tra il 20 ed il 25dei voti%(M5stelle), questo potrà risolversi a beneficio di un sistema bipolare efficace e sicuro!
Poniamo il caso che le due coalizioni Destra-Sinistra impongano, per assurdo, ai votanti del M5stelle la scelta di una spaccatura..e finire persino...col costringerli a non partecipare al voto..quale risultato positivo avremo riscontrato in un sistema simile che rappresenta una vera camicia di forza per il riscontro di una governabilità che si pretende obbligata?
Quello che giovani attori della politica come Renzi non percepiscono è l’impossibilità di edificare una governabilità costringendo le preferenze in una logica vincolata, o meglio, volendo simulare un sistema democratico che di fatto non potrà mai esserlo.
Se continuiamo a bloccarci in queste logiche.. non osservando con lungimiranza un sistema più utile e di vera funzionalità democratica supportato dal favore e dal contatto con i cittadini, riusciremo invano a venirne fuori ed, in pieno declino, resteremo attaccati ad una visione della politica costretta da effimere figure di leaders… Simulata o no..l’unica alternativa sarà di sicuro un pericoloso regime assoluto!
Seguendo la metafora di Polito: una maionese impazzita è solo da gettare…se è guasta, può far male creando ulteriori problemi!

Vincenzo Cacopardo

28 ott 2013

La stampa esalta Renzi e la competizione


LA POLITICA SUB CULTURALE DELLA COMPETIZIONE

Mentre il ministro Saccomanni ci offre la speranza effimera di una ripresa economica mondiale che ( a parer suo) ben presto arriverà nel nostro Paese, Matteo Renzi chiude l’incontro a Firenze dichiarando: “Mai più larghe intese, cambiamo la legge elettorale con quella dei sindaci; via il bicameralismo e le Province. Subito una riforma della giustizia."
Questi i punti fermi per la candidatura alla segreteria del Pd…  Ma poi Il rottamatore.. continua.. “Mai più il governo delle larghe intese ed occorre cancellare il porcellum perché bisogna avere un maggioritario. Serve un premier forte come lo sono i sindaci" ( come se le larghe intesse fossero solo frutto di un sistema proporzionale!)
Sono le solite parole usate da chi continua ad ingannare, attraverso illusioni, i cittadini, sono parole che  appartengono a personaggi che vivono di smisurato protagonismo, figure ambiziose e poco umili rispetto alla montagna delle problematiche da risolvere. Allo stesso modo di Grillo, Renzi dichiara che il suo incedere vuole essere simile a quello di alcuni caterpillar che operano distruggendo il vecchio..(ma occorre molta accortezza nel distruggere per non finire con l’essere distrutti.) 
Non credo più si possa ritenere Renzi un vero innovatore a favore di una politica democratica. Il suo modo di esaltare il bipolarismo e la forza dei leaders.. rispetto ad una primaria e doverosa riforma che deve guardare ai Partiti, può solo essere spinta da una forte ambizione di voler apparire, in un gioco di esaltazione che prelude ad un autoritarismo simile a quello di Berlusconi. 
Per risolvere gli innumerevoli problemi del nostro paese ci vuole una enorme dose di umiltà  che il giovane sindaco non dimostra...
Sarò forse teorico quanto ingenuo, ma mai  nella posizione di una politica ridotta a pura governabilità e succube di un leaderismo che pone le figure al di sopra dei fondamentali programmi, poiché ciò accade quando un leader pretende di governare attraverso un tale sistema ristretto che pone due schieramenti in posizione contrapposta. Due monolitiche posizioni che non possono lasciare spazio ad idee e che, persino con la determinazione di una ridottissima maggioranza, finiscono col contrastare ogni  pensiero altrui.   
In questo gioco (assai tragico per la nostra società) persino la stampa contribuisce alla esaltazione presentando, in modo alquanto inebriante, una sfida tra Renzi e Marina Berlusconi. La stampa vive di questo teatro e collabora nel plaudire irresponsabilmente, non ignara di quanto possa nuocere al nostro Paese questo inconsistente duello a scapito delle necessarie riforme.
La stampa cerca la competizione e lo scontro contribuendo alla esaltazione di autentici scenari amplificati che possano richiamare l’attenzione della popolazione, non trasmettendo ai cittadini l’utile e vero messaggio insito in una necessaria dialettica politica. Sembra, purtroppo, di partecipare alla formazione sub culturale di una politica da gossip.   
 vincenzo cacopardo


27 ott 2013

Nuovo commento all’editoriale di Antonio Polito sul Corriere della sera



Scrive Antonio Polito nel suo editoriale illustrando le problematiche del nostro sistema politico istituzionale e paragonandolo ad una sorta di “maionese impazzita”:



ll nostro sistema politico-parlamentare è letteralmente esploso. E la cosa incredibile è che il massimo della frammentazione convive con il massimo del leaderismo nei partiti. Il Pd, che pure è il più democratico, è una monarchia elettiva (quattro capi in cinque anni, l’unico partito al mondo che incorona il segretario con una consultazione del corpo elettorale). Il Pdl è una monarchia ereditaria. La terza forza, il M5S, è una diarchia orientale, con un profeta e un califfo.
In queste condizioni il semplice fatto che esista un governo è già un miracolo, figurarsi l’operatività. Se andiamo a votare può anche peggiorare. E non è solo colpa del Porcellum . Con i partiti come sono oggi, e con i sondaggi che circolano oggi, nessun sistema elettorale, nemmeno il più maggioritario, può garantire una maggioranza solida. Se anche questa si producesse nelle urne, si spaccherebbe in Parlamento un attimo dopo, come è miseramente accaduto alla più formidabile maggioranza della storia, quella uscita dal voto del 2008 e guidata da Berlusconi. Da tre anni il governo della Repubblica non è più espressione del risultato elettorale. Nessuna delle coalizioni che abbiamo trovato sulla scheda appena otto mesi fa esiste più.
Qualsiasi terapia del male italiano deve passare da qui: come rendere il Paese governabile. Come aprirsi un sentiero praticabile tra due Camere, venti Regioni, più di cento Province, più di ottomila Comuni. Come ridurre il numero dei partiti, ridurne il potere, ridurne l’ingerenza. È infatti nel sistema politico-istituzionale che si è incistata nella sua forma più perniciosa quella crisi di cultura e di valori di cui hanno scritto sul Corriere Galli della Loggia e Ostellino.


C’è poco da meravigliarsi!..La crisi attuale è di primaria origine istituzionale e cioè partorita da un sistema ormai vecchio che non sembra più in grado di offrire una funzione costruttiva alla politica sul piano delle riforme, generando tra l’altro, ulteriori burocratici processi che ne arrestano l’innovazione.
Quando parliamo delle istituzioni.. il riferimento  è a quelle convenzionali su cui si è costruita la nostra Repubblica: sono organi e poteri che dovrebbero essere rivisti e ristudiati con attenzione da chi ne ha le capacità con una visione più lungimirante verso il futuro della politica.
In questo ventennio.. il bipolarismo ha decisamente peggiorato il dialogo politico non aiutando un’intesa verso le indispensabili riforme e se oggi si è arrivati a questo triste traguardo… la colpa è anche di un affrettato e poco funzionale sistema bipolare che ne ha estremizzato le contrapposizioni.
non deve è non può lasciar stupiti il fatto che i partiti crescono, anzi cresce l’interesse alla politica..e questo dovrebbe dare più forza alla base di una politica più libera poiché potrebbero aumentare le idee. Deve al contrario far pensare l’aumento di un leaderismo che contrasta nettamente con una visione democratica più libera ed aperta ai cittadini. I successivi problemi, assai seri, di una governabilità sicura potranno meglio risolversi se alla base non si ponesse più questo conflittuale legame con i consensi forniti ai partiti. Un corpo governativo deve poter operare attraverso un programma proposto e votato dai cittadini.
I Partiti dovrebbero fare i partiti e quindi suggerire la politica collaborando con i cittadini, senza assumere alcun legame con le forze governative. Potranno essere cento od anche di più..ma questo poco importa, se opereranno solo per costruire e dare forza ai diversi progetti..per assurdo.. il loro contributo potrà essere superiore, se maggiore sarà il loro numero.

L’analisi critica di Polito colpisce ancora nel segno: i veri e fondamentali problemi del Paese sono proprio quelli Istituzionali dai quali dipendono in successione tutti gli altri! 
vincenzo Cacopardo

Un nuovo commento di Domenico Cacopardo sull'attuale crisi

LE INTENZIONI E LA RESPONSABILITA’
di domenico Cacopardo 

Nel caos nel quale ci dibattiamo, tra crisi epocale, incerte terapie e divisioni crescenti, cerchiamo, per un giorno, di allontanarci dalla quotidianità per esaminare le ragioni meno evidenti delle attuali difficoltà.
Sul ring nazionale, in fondo, si scontrano due idee etiche (è paradossale parlare di etica in questi giorni, ma ci proviamo): l’etica delle intenzioni e l’etica della responsabilità.
A esse corrispondono due partiti, uno dei quali, il partito delle intenzioni, è largamente maggioritario. È vecchio come il cucco e vi hanno militato personaggi (limitandoci ai più recenti) come Bonaparte, Garibaldi, Marx, Lenin, Mussolini, Hitler, Stalin, Gorbaciov. Nomi che mostrano a quali eccessi e aberrazioni porta la logica, appunto, delle intenzioni.
In Italia, ai nostri giorni, vanno iscritti d’ufficio Berlusconi, Grillo, Renzi, Landini, Camusso e via dicendo. L’odierno partito delle intenzioni vuole molte cose largamente condivisibili: meno tasse; più soldi in busta paga e nelle pensioni; accoglienza allargata per i rifugiati politici; fuori i ladroni dal Parlamento; svecchiamento delle classi dirigenti; il primato delle idee (ma quali?); partecipazione di tutti (i 500 di Pizzarotti e la mitica incontrollabile rete); basta con questa giustizia; viva questa giustizia; basta con le opere pubbliche faraoniche e distribuiamo i soldi di esse ai bisognosi; obblighiamo la Fiat a investire in Italia; Telecom e Alitalia italiane; no agli F35; più ricerca scientifica anche in campo aeronautico; casa per tutti e blocco degli sfratti; liberalizzare il mercato e rilanciare l’edilizia; salario e lavoro garantito; più carceri e più centri di accoglienza (e qui anche Napolitano ci ha messo la sua dose di demagogia). Potremmo riempire dieci pagine con i desideri, le proposte, le pretese dei militanti nel partito delle intenzioni.
Già, è facile chiedersi, con quali risorse, con quali politiche?
Rispondere non interessa a questi italiani che, di volta in volta, pensano alla tosatura dei ricchi, a nuove tasse, a tagli di spesa, all’Europa, alla punizione del sistema finanziario. Né c’è nessuno che ricordi che siamo in un’economia globalizzata con le sue regole (anche papa Francesco si scaglia contro di essa senza pensare che con essa 1 miliardo di persone è uscito dalla povertà) e in un’Unione europea con il suo ormai imponente pacchetto di norme sostanziali e di comportamento. Quindi i limiti della nostra azione sono segnati e le intenzioni realizzabili pochissime, quasi nessuna.
Dall’altra parte ci sono gli esponenti del partito della responsabilità. Essi sono pochi e meno fascinosi, meno popolari, spesso incapaci di suscitare i deliranti consensi degli altri. Hanno importanti predecessori, da Cavour a Bismark e Metternich, a Giolitti, a Churchill, a Margareth Tatcher, a De Gasperi, Adenauer, Schumann. Più di recente, Craxi e D’Alema. Tutti hanno contribuito alla crescita delle loro nazioni, consolidandole in termini economici, sociali e civili. In Germania Angela Merkel ne è la leader indiscussa. Gli odierni  ‘responsabili’ italiani sono stati e sono capaci di decisioni impopolari nei limiti ristretti in cui esse sono digeribili dal Parlamento e si chiamano Giorgio Napolitano, che spende il proprio soft-leninismo in difesa dell’unico quadro politico che ci può far sopravvivere, ed Enrico Letta. Monti dopo un breve periodo di militanza, ha ceduto alla vanità ed è passato al partito opposto. Altri leader non se ne vedono in giro e la sproporzione tra gli ‘intenzionisti’ e i ‘responsabili’ è troppo marcata per assicurare la sopravvivenza del governo e delle sue flebili, ma realistiche, decisioni.
L’idea di aprire un dialogo tra destra e sinistra era un’idea giusta e responsabile che apriva una prospettiva. Sembra –e l’elezione dell’immarcescibile Rosi Bindi, estremista senza se e senza ma, ne è l’ultima dimostrazione- che gran parte di Pd e di Pdl lavorino per rendere impossibile qualsiasi comune decisione, anche se la decadenza di Berlusconi è ormai digerita. Il mondo produttivo, a parte le eccezioni, ragiona in termini concreti: finché non si renderà conto che il partito dei responsabili ha qualche chance di vittoria e di durata non rischierà l’avventura di nuove iniziative. Gli basterà la difesa dell’esistente.
Scriveva Guicciardini che l’azione politica è forte quando la speranza è maggiore della paura: per noi italiani la speranza è legata oggi al successo della minoranza responsabile.
C’è poco da essere allegri….


25 ott 2013

L'ambizioso rottamatore... simula abilmente..



Matteo Renzi,  blocca la deriva proporzionalista optando in modo scontato per un sistema maggioritario. L’impianto su cui lavora e si propone parte dalla bozza D’Alimonte: soglia del 40 per cento per ottenere il premio di maggioranza, eventuale secondo turno se nessuno dovesse superarla, brevi liste bloccate in circoscrizioni piccole per legare i parlamentari al territorio. 
Al di là di ogni indubbio legame col territorio Renzi, sempre più carico di particolare teatralità,  parla di questi argomenti come se volesse porre le nuove regole ad un incontro di calcio.. asserendo,  che in una democrazia si devono in assoluto determinare vincitori e vinti. Queste sue dichiarazioni nascono spontanee e sicure in considerazione di un’esperienza costruita come Sindaco in una amministrazione comunale. Non per niente…questa proposta di sistema elettorale è volutamente simile a quello per le amministrazioni comunali.
La sua è la solita insistente strada che continua a spingere alla determinazione più sicura di un bipolarismo attraverso un sistema maggioritario...Una via che non intende ricercare percorsi alternativi meno costretti, ma che vuole imporre ad ogni costo la sicurezza di un qualsiasi governo.  
Nulla di strano… se non si individuasse in questo pragmatico percorso una diversa sintonia con le esigenze che spetterebbero ad una politica di livello nazionale, ossia legata alle primarie istituzioni di una Repubblica che,  per costituzione, imporrebbe maggior rispetto per la formazione di una politica parlamentare non forzata da una governabilità. 
Porre una camicia di forza alla base della politica determinerà sempre estreme difficoltà alla stessa funzione di governo…Strano che tanti soloni della politica odierna non se ne siano ancora accorti!
Il giovane sindaco, come altri, non sembra intuire la primaria importanza della definizione di un metodo per le elezioni posto attraverso regole che devono favorire maggiore apertura alla base della politica…come non pare percepisca l’importante necessità di dover lavorare fondamentalmente per una riforma di rinnovamento dei Partiti.

Un’altra figura gigionesca che ostenta fin troppa sicurezza, non manifestando una doverosa umiltà e che sembra ambire al potere ed al comando.. simulando abilmente un comportamento da cittadino comune nell’uso ostentato di una bicicletta. 
vincenzo cacopardo

24 ott 2013

Il facile dissenso...nel vuoto di una politica priva di idee


Sembra che Grillo e Casaleggio non siano arrivati più a Roma come promesso. La mancata presenza dei due guru del Movimento ha portato sollievo ad alcuni deputati grillini che avevano mostrato un certo nervosismo per quello che avevano definito una inopportuna irruzione che li avrebbe distratti dai compito e dai lavori della Camera e del Senato. Qualcuno di loro pensa che potrebbe arrivare soltanto Casaleggio per un controllo di routine, qualcun altro prevede che Grillo in base alla polemica scoppiata sul caso dell'abolizione del reato di immigrazione clandestina, si renderà presto disponibile ad intraprendere un dialogo con i parlamentari, al fine di chiarire l’argomento.
Ma la questione centrale di questo Movimento… rimane sempre sul tappeto!: un gruppo di figure poco capaci, trovate attraverso un computer,  senza alcun riscontro dialettico tra gli stessi, senza una vera conoscenza del loro pensiero… imposti dai loro capi supremi affinchè si potesse sostenere una opinabile democrazia diretta. Proseliti che rimangono continuamente controllati e seguiti come scolaretti ..ed in certi casi rimandati o respinti.
Grillo e Casaleggio continuano a voler contrastare le vecchie “logiche di Palazzo" nelle quali non intendono essere impelagati…e di tanto in tanto.. preferiscono una visita diretta con i loto parlamentari non tralasciando le piazze ed i loro Vday. La loro politica persiste, in modo assai declamatorio, nell’evidenziare la rinuncia al finanziamento pubblico ed a mettere in luce l’esigenza delle donazioni pubbliche libere e volontarie al fine di poter sostenere i continui Vday
Grillo è persino azzardato quando, attraverso le sue apparizioni teatrali nelle piazze, induce il popolo ad andare oltre la finanza, oltre i partiti, oltre le istituzioni malate, oltre l’ Europa. Il suo dialogo da palcoscenico rimane sempre ostinato su continue posizioni contro il vecchio sistema (che rappresentano il suo unico merito), ma non pare svilupparsi in una ricerca di nuove soluzioni. Comincia ad apparire fin troppo monocorde e scontato!.. Nei suoi lunghi sermoni, non sembrano  riscontrarsi nuove proposte sensate ed innovative che potrebbero dar corpo all’ambito cambiamento.
Il suo Movimento sarà comunque destinato a crescere poiché continua a rappresentare la voce del dissenso… la voce di chi, pur non riuscendo ad indicare un percorso nuovo, si appropria di un consenso, nella totale assenza di nuove idee politiche da parte di chiunque altro.
La voce del dissenso vincerà sempre.. su una politica priva di idee!
vincenzo cacopardo






23 ott 2013

Maggioritario o proporzionale...quali riforme per l’ innovazione?



TRATTO DALLO STUDIO DI RICERCA
di v.cacopardo

Non v’è dubbio che, nel nostro Paese, un sistema proporzionale, non riesce ad adattarsi ad una concezione del bipolarismo  tendente a definire con più semplicità e concretezza una sicura governabilità. Per portare avanti il sistema bipolare occorre quindi un maggioritario secco che possa offrirgli maggiore sicurezza ed efficienza. 

Definito un simile sistema.. al quale, oggi, una gran parte delle forze politiche aspirano, il problema, comunque persiste sulle conseguenze che si riportano ad una libera azione democratica: Infatti definendo in modo snello quella maggioranza, si rinvigorisce l’aspetto governativo, ma, nel contempo, si indebolisce l’effetto fondamentale di una politica di base che dovrebbe supportare le diverse idee e le particolari esigenze provenienti dal basso. La scelta del maggioritario viene sempre promossa  e spinta da coloro che si potrebbero definire  “ attori e protagonisti” , personaggi che guardano ad un riscontro individuale della figura nel senso più egocentrico.

Qualcuno potrebbe affermare che ogni progetto può essere definito e portato avanti solo da coloro che rappresentano la testa di un sistema..ossia un governo con i suoi ministri, ma ..come ormai comprovato in questi ultimi tempi… è sempre più difficile sostenere una governabilità, senza una base politica di appoggio più sicura.

Preoccupa, in ogni caso, il fatto di voler operare con un modello maggioritario di sostegno ad un bipolarismo, perchè finirebbe con contribuire ad edificare un sistema sempre più rigido col rischio di non innovare nulla e di condurre dritto ad un autoritarismo.  Un bipolarismo, com’è noto, definisce due correnti di pensiero differenti ed in contrapposizione per visioni ideologiche che tendono ad identificare le scelte. Queste scelte pongono, coloro che  devono condividerle, di fronte ad un bivio al quale il singolo pensiero del politico non potrà, né dovrebbe mai sottomettersi: difficile poter condividere in toto un progetto per il quale si potrebbe essere d’accordo solo in parte!

La differenza di pensiero..al contrario.. può solo essere positiva per la dialettica su cui poggia l'arte della politica...e va protetta! La politica non può procedere attraverso limitate concezioni che non possono appartenere ad una vera democrazia. Esse portano ad una visione fortemente leaderista, ad una fittizia esaltazione della figura, ed infine…alla deprecabile venerazione dell’individuo. Un ideale al quale oggi, solo inconsciamente ogni società civile, può aspirare! Qualora.. invece.. si volesse optare per operare attraverso un sistema proporzionale ci si dovrebbe scordare di ogni sistema bipolare..provvedendo alla ricerca di altri e differenti metodi per il riscontro di una maggioranza.

Da un lato …il sistema proporzionale offre maggiore politica di base rendendo più instabile un percorso governativo. Dall’altro...quello maggioritario offre più garanzie di stabilità ad ogni esecutivo, limitando..ma spesso anche, soffocando, ogni possibile dialogo alla base. Quale la soluzione.. dunque.. se non si opera verso un innovativo percorso che possa offrire ad ambedue… una più libera strada favorendo un traguardo più efficiente ed equilibrato? 

Per ottenere un risultato più innovativo e funzionale occorre di sicuro aprirsi in direzione di una nuova forma mentis..guardare ad un percorso di nuove idee tirandosi fuori dal quadro della visione del sistema istituzionale in cui siamo fin troppo immedesimati. Qualunque risposta dovrebbe considerare una futura divisione dei ruoli. Una suddivisione che possa vedere un sistema proporzionale per la ricerca della costruzione di una politica di base fondata sulle idee.. ed uno maggioritario per l’identificazione delle figure amministrative competenti. Due ruoli separati per capacità e per obiettivi, che possano lavorare senza conflitti e compromessi di sorta al fine di rendere più funzionale ogni percorso.

21 ott 2013

Un atto sessuale non può motivare la violenza


Il tragico episodio di Modena si inserisce in quel lungo filone delle tante violenze ed abusi nei confronti delle giovani ragazze. Al di là della tragedia assai triste, si continua a voler discriminare l’atto sessuale collegandolo a queste particolari storie che tutto possono sembrare.. ma non di specifico sesso. La violenza non può essere motivata dall’atto sessuale, il quale può esprimersi in forma erotica assai meglio attraverso un atto di dolcezza.  Non può essere legata naturalmente all’atto erotico ma condotta da una precisa deviazione che si esprime con l'aggressività. 
  
GIOVANARDI: "Non voglio entrare nel merito della vicenda che l’autorità giudiziaria dovrà chiarire in tutti i suoi controversi aspetti. Quello che ritengo insopportabile sono certe dichiarazioni, tra l’indignato e il meravigliato, come se fosse possibile, 364 giorni all’anno, dileggiare ogni regola ed ogni principio educativo, presentando la sessualità come uno dei tanti beni di consumo, e poi scandalizzarsi se i ragazzi non si rendono neppure conto dell’inaudita gravità di certi comportamenti", Se si sgancia la sessualità da un rapporto di amore e di rispetto reciproco, svalutandola a livello di semplice divertimento, non ci si può illudere di risolvere il problema attraverso la repressione penale".

Leggendo queste parole si ha la sensazione che Giovanardi non comprenda la differenza tra una forma di violenza da quella sessuale, legando insieme, con troppa facilità, le due forme espressive: Non è detto che non si possa fare sesso senza esprimere alcuna violenza, come non è affatto sicuro che in un rapporto di “rispettoso e reciproco amore” (come lui specifica) qualcuno non possa di colpo manifestarsi violento. Non può essere una questione di amore o di sesso ma di stabilità o no dell’individuo.
Quello che più deve colpire.. non può essere l’espressione erotica di un rapporto, seppure presentato ormai troppo come bene di consumo, ma ogni forma di  violenza e prepotenza che.. giorno per giorno.. si presenta davanti agli occhi dei nostri giovani nelle pessime rappresentazioni cinematografiche e televisive, nelle playstations e giochi simili.. che la società distribuisce tranquillamente e che formano in modo negativo ed in senso aggressivo i ragazzi d’oggi. 
vincenzo cacopardo

POTENTATI, SOCIETA’.. E REGOLE



Se la corda si rompe.......
di vincenzo cacopardo

La crisi economica che investe tutto il mondo sembrerebbe generata da un assurdo sistema che impone alcune regole a protezione dei grandi potentati.
Se la ricchezza è mal distribuita, e ciò viene tollerato da tempo attraverso le regole di un impianto edificato con la forza del denaro, questo si deve ad una precisa volontà di alcune influenti lobby che la sostengono costantemente continuando a trarne beneficio. Un beneficio dei pochi, i quali dovrebbero comprendere che questa corda non potrà esser tirata troppo.
Se la corda si rompe.. anche il beneficio e le ricchezze dei pochi decadranno ed il rischio di una rovina potrà colpire l’intera società nel suo insieme: povertà e ricchezza potrebbero lasciare lo spazio a distruzione, sfiducia e fine di ogni sistema democratico collettivo.

I gruppi influenti, con le loro risorse, dovrebbero fare bene i conti e vedere con maggior saggezza un futuro diretto al necessario bilanciamento, attraverso una comune collaborazione che possa indicare una vantaggiosa convivenza: meglio usare le spropositate ricchezze in favore di una società dove si intende vivere tranquilli, favorendo lavoro e benessere comune, contribuendo così, ad una speranza… anziché pretendere serenità da una comunità che genera prevalentemente povertà e sfiducia nel prossimo.

In realtà.. (verità che appare oggi assai condizionante), la società mondiale si è costruita, col tempo, in tale indiscreto modo, da perdere il fine sensato di una indispensabile regolamentazione. Un sistema non basato su una economia di equilibrio collettivo, ma sul peso che il denaro può esercitare sul singolo individuo. Ciò ha portato a non individuare il giusto percorso e ad identificare il denaro come un fine e non come il mezzo necessario per la crescita del nostro Welfare.

Inutile illudersi!...La teoria del libero mercato non può più funzionare in rapporto al carico notevole che essa impone ad una società che si vorrebbe più equa!  Se un libero mercato sembra indispensabile per un progresso che voglia basarsi sul merito, sulla qualità e su un essenziale principio di competizione, questi deve per forza far uso di una regolamentazione che renda maggior equilibrio e più stabilità alla società…Non è solo un problema di etica ma anche di sostanza!      
La società è ormai formata!.. il problema fondamentale, oggi, è quello di saperla equilibrare! Di renderla bilanciata in favore di un benessere collettivo che possa soddisfare le esigenze di tutti senza incidere negativamente sui valori, sui meriti e le capacità.


19 ott 2013

Santoro favorisce il cavaliere... e accende il PDL

Un altro grande favore al cavalire, quello offerto dalla trasmissione Servizio Pubblico condotta da Santoro la sera di giovedì sulla Sette. Santoro ha nuovamente prestato il fianco al PDL conducendo una puntata il cui contenuto non è apparso adatto al momento e persino retorico e pretestuoso.

L’attenzione si è concentrata sulla figura della appariscente attrice Bonov che con le sue dichiarazioni (vere o false..si vedrà) ha tirato fuori una sorta di rabbia contenuta da tempo per il modo con cui si è mosso tutto il sistema accanto alla sua professione nel passato. Una pioggia di dichiarazioni  sulle raccomandazioni di Berlusconi e sulla sua fidanzata Francesca Pascale, 

Ha raccontato della pressione del Cavaliere nei confronti dell’ex direttore generale Rai Masi al fine di acquisire i diritti per trasmettere una fiction in cui la stessa attrice era la protagonista. Di un premio specifico da dedicare nel festival del cinema di Venezia e di altre iniziative promosse in favore suo e della Pascale dall’ex premier col quale, ha dichiarato, aver fatto sesso.
Lo ha raccontato come si fosse ravveduta di aver partecipato ad una sorta di malaffare di un sistema tendente ad aiutare chi è raccomandato e non chi merita. Il ché appare davvero strano e difficile da poter comprendere in considerazione che, lei stessa, ne ha tratto un immenso vantaggio. In certi casi è più comprensibile poter giustificare un pentito se le sue dichiarazioni avvengono in un tempo più contestuale rispetto ai fatti!
L’attrice poi..con il favore del conduttore, ha continuato asserendo in modo indebito la presunta omosessualità della Pascale, oggi fidanzata ufficiale di Berlusconi, asserendo, anche una sua forte e pericolosa determinazione al comando nei confronti dello stesso Cavaliere.
Si è poi continuato oltre con i pettegolezzi e le indiscrezioni poco utili ad una trasmissione che si propone per i commenti sulla politica e le istituzioni, malgrado le voci irritate ed infastidite di Massimo Cacciari.
Se non si conoscesse la professionalità di Santoro si potrebbe persino sostenere una precisa volontà del conduttore a favorire Berlusconi, poichè mai durante le sue trasmissioni si è intravista una tale forzata volontà di colpire così in basso un avversa figura, mai con tale assurda insistenza e perseveranza...mai con una così errata tempistica.

Si continua a rendere forza al Cavaliere ed ai suoi adepti del PDL, i quali non possono che trarre ulteriore forza per dare fiato alle loro bocche ..dimostrando con successo.. certe meschinità che si attuano nei confronti del loro capo supremo.... Non potrebbero che essere grati a Servizio Pubblico!
vincenzo cacopardo
Commento all’Editoriale di Antonio Polito sul Corriere della sera del 17 Ottobre 2013

Hanno dunque ragione gli analisti di Barclays quando dicono che la direzione dell’aereo Italia è giusta. Il problema è che continua a perdere quota. E se Letta e Alfano, pilota e copilota, non riaccendono i motori, rischiamo di fare la fine dell’Alitalia. Non è infatti saggio traccheggiare in attesa che arrivi la ripresa. Potrebbe anche saltarci. Guardate che è successo alla Fiat nel mese di settembre: le sue vendite sono cresciute nei grandi Paesi europei tranne che in Italia (meno 12%). Avrebbe potuto fare di più il governo per stimolare la crescita, pur rispettando i vincoli europei? Certo che sì. Ma avrebbe dovuto trovare nel bilancio i soldi per finanziare vere riduzioni fiscali sul lavoro e sulle imprese. Invece siamo al punto che ci si congratula per l’inazione sulla spesa pubblica.
Il mancato intervento sulla Sanità, per esempio, è positivo se protegge i servizi essenziali, ma è negativo se conferma gli squilibri e gli sprechi di un settore dove dei costi standard si è persa memoria. Gli unici taglietti, quelli sugli straordinari degli statali, hanno già prodotto una minaccia di sciopero generale dei sindacati: vedrete che in Parlamento si dissolveranno. Perché Letta e Alfano hanno accettato di perdere un anno? Ci si sarebbe aspettato, dopo il voto di fiducia, che i due rinegoziassero da posizioni di forza il patto di governo con i partiti. Invece la legge di Stabilità è il frutto dei soliti compromessi. I due Dioscuri del governo non hanno utilizzato il bonus che avevano appena guadagnato battendo con una spettacolare manovra parlamentare i rispettivi falchi. Anzi, sembrano già tornati in minoranza nei loro partiti. Per usare un gioco di parole di Nino Andreatta, ripreso di recente proprio da Letta, si sono dimostrati bravissimi in «politica» e si sono inceppati sulle «politiche». Ma la politica non può bastare. La maggioranza degli italiani pensa ancora che questo governo sia meglio di nessun governo. Ci metterà però poco a cambiare idea se si convincerà che è un governo inutile perché le larghe intese lo ingabbiano, invece di dagli la libertà di fare ciò che serve. E infatti già ringalluzziscono i nemici di Letta e Alfano: metà Pdl e metà Pd. Se i due piloti non riprendono la cloche, il deficit di politiche si trasformerà inevitabilmente in debolezza politica. E allora anche la stabilità, bene supremo per la ripresa, tornerà a rischio.
antonio Polito


Sempre utili e sagge queste metafore usate da Polito. L’idea di un aereo che vola con l’aiuto del pilota automatico, mentre il pilota Letta ed il copilota Alfano.. non pensano di riaccendere i motori …convinti che la rotta sia giusta senza tenere nella minima considerazione l’altimetro indicante l’abbassamento di quota del velivolo, indica perfettamente quale può essere la pericolosa contraddizione nello scenario politico: Non si vede che l’aereo perde quota, ma… ancora peggio… si ha la presunzione di non dare uno sguardo all'altimetro poiché convinti che tutto sia a posto.
Sembra chiaro che le larghe intese hanno avuto il particolare effetto di incantare i cittadini ma non di considerare quanto assai debole ed inerme appaia oggi la politica. Dunque è anche fondato il percorso intuito da Polito circa un risvolto che vedrà qualcuno al più presto.. prendere in mano la cloche del velivolo, per riportare l’aereo in quota, poiché stanco ed impaurito da una possibile caduta senza scampo.
vincenzo cacopardo    


18 ott 2013

Monti e Casini... tradimenti, contraddizioni e convenienze

Oggi Monti afferma che Mauro e Casini ritengono che l'appoggio al governo debba essere incondizionato.. ma, secondo l’ ex premier non è quella linea del partito che, loro stessi, gli hanno chiesto di fondare. Il professore ha giustamente spiegato che Scelta Civica
appoggiava il governo chiedendo una minore dipendenza da Pd e Pdl che continuano a muoversi con interessi elettorali".
La domanda che potrebbe rivolgersi all’ex premier potrebbe essere quella di come non possa essersi accorto, già da tempo, del cambio di marcia effettuato dallo stesso Casini rispetto alla sua prolungata ed annosa lotta contro il bipolarismo e di come.. lo stesso, per logici motivi di convenienza personale, si sia prestato al gioco delle larghe intese dei due grandi Partiti che hanno operato con una logica da lui sempre avversata.
Lo stesso Monti aveva incantato una buona parte del suo elettorato, durante la sua campagna elettorale, plaudendo alla fine delle contrapposizioni politiche e quindi… innescando un nuovo percorso per una politica di riforme. Aveva  creato un Partito che avrebbe dovuto rompere il dominio del vecchio sistema basato sulle ideologie Destra-Sinistra, per proiettarsi verso una nuova innovazione della politica. Al contrario sembra, invece, essersi adagiato sulla vecchia logica inserendosi nel gioco delle poltrone.
Non dimentichiamo che la mossa di Monti appariva allora come una rottura nei riguardi di un sistema mal funzionante... per quale ragioni a voluto aspettare questo lungo tempo? Per quale motivo si è fatto, anche lui, trascinare in una logica di larghe intese se la sua doveva  essere una lotta contro un sistema politico istituzionale che fino ad oggi ha continuato ad operare sulle linee di una concezione politica bipolare?
Se Casini appare esperto e tanto furbo da restare a galla, è perché.. nonostante le sue continue prediche e paternali.. rimane attaccato alle logiche del passato: concezioni di chiara convenienza. Ma per Monti… che al contrario, è pur sempre un senatore a vita..la cosa appare diversa. Monti non è attaccato a vecchie logiche di convenienza, ma non sembra capace di muoversi come uomo di Partito. Monti rimane un tecnico ben visto dalla Comunità Europea, ma incapace di muoversi nel contesto politico di un Paese che necessita di grande innovazione basata sulle idee. 
vincenzo cacopardo