26 ago 2012

LE TEMATICHE ESISTENZIALI SUL CRISTIANESIMO TRA SECOLI DI RIFORME ED IL PENSIERO ODIERNO




(Un pensiero sulla parola di Cristo, la Chiesa e l’entità soprannaturale Divina )

Le tematiche di origine esistenziale hanno sempre affascinato l’uomo e spingono costantemente verso le analisi del pensiero di chi, nella storia, ha contribuito a dare forza alle stesse. Nei secoli passati.. alcuni noti personaggi hanno trovato.. nella religione cristiana…lo stimolo per condurre ricerche attraverso propri studi teologici, apportando riforme che hanno arricchito il sapere dell’umanità sulla particolare cultura religiosa che ha attraversato il mondo.


La storia e le analisi della cultura teologica
 rinascimentale di Lutero e Calvino

Uno di questi fu Martin Lutero…un teologo tedesco che ha decisamente riformato la visione ecclesiale cattolica ….Egli non visse la crisi della religiosità tradizionale tipica di una cultura rinascimentale. Era un uomo del passato che viveva la fede come i suoi antenati. Inconsapevolmente… egli si trovò ad essere un grande stimolatore di un avvenimento storico.
Durante gli anni della sua giovinezza..Lutero riesaminò mentalmente l'intera Bibbia per determinare se vi fosse un’ armonia con le ulteriori dichiarazioni bibliche e ritenendo di averne trovato una conferma. La dottrina della giustificazione per fede e non mediante le azioni o qualsiasi penitenza, rimase il sostegno centrale de suoi studi teologici.
In realtà, lo studio della Bibbia, la preghiera e la meditazione lo aiutarono a scoprire un diverso modo di  considerare i peccatori. Per lui… la benevolenza di Dio non si può guadagnare, ma può essere donata, se pur immotivatamente, per una sorta di benignità a tutti coloro che mostrano una fede : Dio può rendere la grazia e la salvezza discolpandoci per “giustificazione”. 
Qui sta di fatto il perno su cui poggia la dottrina Luterana! Lutero intende questa giustificazione in senso letterale:   (“ resi giusti da ingiusti”). Dio è l’onnipotente che può quindi trasformare in giusto ciò che, per sua natura, è profondamente ingiusto. Difficilmente l'uomo può adulare Dio con opere buone se, come sempre accade,.. viene successivamente portato a peccare di nuovo. Dipende, perciò, tutto e solo da Dio…poiché potrà sempre influire senza alcuna intermediazione sull'uomo. Dio nella sua onnipotenza salva chi decide di salvare. Per i protestanti è solo la fede che può salvare.
La Chiesa cattolica crede, invece, nella necessità di una cooperazione umana, fatta oltre che di fede anche di opere.. e pone anche un’intermediazione in proposito.. attraverso una figura sacerdotale: l’uomo è spesso corrotto dal peccato originale, ma nel suo libero arbitrio può trovare, con l’aiuto della grazia divina, la forza per risorgere. Per ottenere la salvezza sono dunque necessarie, oltre alla fede, anche le opere di bene.
Se nella teologia cattolica..la “giustificazione” è una conseguenza prodotta nell’uomo dalla grazia di Dio, per la teologia luterana, la giustificazione risiede direttamente nella grazia di Dio, ossia è uno dei modi in cui Dio può decidere di considerare “giustificato” il peccatore. Insomma… per Lutero.. la salvezza non si ottiene a causa delle buone azioni; si ottiene solamente avendo fede in Dio, che può salvare chiunque voglia.
Ma secondo molti uomini di fede…in tal modo, la dottrina luterana…tende a proiettare l'uomo verso la disperazione, al contrario di ciò che la fede cattolica non farebbe …poiché, tramite i sacramenti, si può credere di  essere in grazia di Dio.. mentre il luterano può solo sperare e credere di essere “giustificato” e quanto più sarà stato peccatore, tanto più potrà e dovrà esprimere la sua fede per essere salvato.
Diversamente da come la pensava Jehan Cauvin, che nacquè in Francia ed è stato, con Lutero, il massimo riformatore religioso del Cristianesimo europeo degli anni venti e trenta del Cinquecento. Dal suo nome è stato coniato il termine Calvinismo per indicare il movimento e la tradizione teologica e culturale scaturita dal suo pensiero
Fu a Basilea che Calvino portò a termine, nell'agosto del 1535, la prima edizione di quella che resta la sua opera più significativa e una delle migliori, per chiarezza e precisione di espressione, di tutta la Riforma: la Institutio christianae religionis. Scritta in latino e pubblicata nel marzo 1536 con una lettera di dedica a Francesco I, nella quale Calvino difende l'evangelismo dalle accuse dei suoi nemici

L'importante opera si presenta oggi divisa in quattro libri di ottanta capitoli complessivi. ed esprime i temi canonici più importanti dell’istituto cristiano. Calvino pone gli ordini in un nesso logico consequenziale:
-Dio: come creatore e luce di saggezza che ci guida
-Cristo: figlio di Dio fatto uomo mediatore e riconciliatore tra l’uomo ed il creatore
-Lo Spirito santo come principio immateriale mediante il quale Dio ci unisce a se
-La Chiesa come struttura religiosa ed istituto di evangelizzazione fondamentale per la conoscenza
La sua forte visione evangelica si colloca in quest’ordine logico rafforzando una certa impostazione cristiana.
Sembra tuttavia essenziale ed opportuno soffermarsi in proposito:
Nel primo libro sulla conoscenza di Dio…Calvino afferma come conoscendo Dio ciascuno riesce a conoscere anche se stesso. Nel profondo dei nostri limiti, scorgiamo Dio  come una luce di saggezza..una forza che ci guida verso una chiarezza  di ogni giustizia. La conoscenza di noi stessi ci invita sempre più alla ricerca di Dio. Calvino afferma che la conoscenza di Dio è innata essendovi un legame reciproco ed una percezione del divino in ogni uomo…anche qualora questa si manifesta attraverso una  adorazione pagana. In questo libro Calvino mette anche in luce alcuni fattori, condannando una certa furbizia umana che ha sempre usato la religione come una invenzione per mettere una museruola al popolo e poter agire in modo corrotto.
Parla di una essenza incomprensibile e di maestà nascosta lontana da ogni nostro senso : una realtà invisibile   che si è manifestata attraverso la creazione e che non e dato vedere a chi non ha il dono di una percezione illuminata dall’alto
Infine Calvino si pone alcune domande essenziali sui Sacri Testi arrivando a metterli in dubbio: Si domanda chi garantisce dell'autenticità della Scrittura e se il fondamento della Chiesa è rappresentato dalla dottrina che ci hanno lasciata i profeti e gli apostoli, occorre che tale dottrina risulti certa prima che la Chiesa cominci ad esistere. Ed ecco il fondamentale rilievo della parola di Dio suggellata dalla testimonianza interiore dello Spirito. Un forte rilievo Calvino lo pone sulla raffigurazione dell’immagine del Divino..appellando come una “grossolana follia” l’idea di spingere l’uomo verso il desiderio di un riscontro visivo e ripropone  la dottrina ortodossa che presenta Dio che si offre, per essere contemplato e distinto in tre persone.  Il Padre, il Figlio e lo Spirito santo… indicano, però, una distinzione e non una divisione…per la definizione di una infinita semplicità.

Nel libro della conoscenza di Cristo, figlio del creatore, Calvino pone la sua immagine come quella di colui che doveva essere il mediatore e necessariamente vero Dio e vero uomo. Non potendo l'uomo salire a Dio, egli discese verso l'uomo in modo da poter unire divinità e la natura umana.
L’analisi teologica di Calvino, in proposito,  ..poichè attinente alla figura umana,..  parte dalla definizione del libero arbitrio. Come per Agostino, i genitori finiscono col generare figli colpevoli.. poiché  concepiti dalla propria natura viziosa. Essi possono essere santificati da Dio, non in virtù della loro natura, resa perversa dal peccato originale e perciò incapaci di salvarsi  da soli, bensì della sua stessa grazia.
Per Calvino si nega il valore della fiducia dell’uomo in se stesso e la volontà dell'uomo non può mai essere libera senza lo Spirito di Dio.
Egli affermava che.. se la salvezza dell'uomo era possibile solo attraverso Cristo, allora la legge mosaica fu data all’uomo per mantenerne viva quest’attesa.  Cristo, venuto ad abolire la legge fatta di precetti e culti di sacrifici animali, con la purificazione operata dalla sua morte, ha decisamente abolito tutte quelle pratiche esteriori con cui gli uomini si confessano debitori di Dio senza poter essere scaricati dei loro debiti.
Cristo rappresenta la riconciliazione dell'uomo con Dio che, attraverso un'obbedienza soddisfa il giudizio di Dio. Tutto ciò è reso possibile proprio perché Gesù, apparso in veste di Adamo, ne ha preso il nome mettendosi al suo posto al fine di obbedire al Padre. Il sacrificio del suo corpo, rappresenta il prezzo di soddisfazione del suo giudizio.

Il libro dello Spirito Santo esprime un concetto secondo il quale per ottenere i favori del sacrificio di Cristo occorre che egli abiti in noi mediante la fede in lui. Fede che può ottenersi solo dall'intervento dello Spirito Santo, che rappresenta l’unico legame mediante il quale il figlio di Dio ci unisce a sé. Ogni parola, anche se autorevole poiché derivante dalle Scritture, resterà sempre debole senza quella fede che non è altro che la conoscenza fondata sulla promessa gratuita data in Gesù Cristo ed avvalorata nel nostro cuore dallo Spirito Santo. Calvino crede dunque in un disegno, secondo il quale Dio ha assegnato gli uni a salvezza e gli altri una condanna eterna.

L’opera si chiude con il libro sulla Chiesa nel quale Calvino esprime l’importanza dell’istituto affinchè la stessa fede generata in noi possa crescere e progredire. Dio ha impiantato l’organizzazione e gli strumenti adatti particolarmente utili a tale scopo, perciò nessuno può sperare di ottenere, al di fuori di questa, alcun perdono.
Calvino pone anche il dubbio sulle autenticità della Chiesa dividendole in visibili ed invisibili e definendo invisibile quella Chiesa formata dagli eletti noti solo a Lui. La Chiesa visibile, ossia tangibile, è composta da buoni …ma anche da falsi ed ipocriti ed ambiziosi e persino dissoluti, assai lontani dalla figura di Cristo. Non tutte la Chiese possono dunque definirsi autentiche se non quando la stessa parola di Dio venga predicata con purezza e lo stesso percorso sacramentale della vita sia seguito secondo il verbo di Cristo.  La Chiesa non può quindi fare a meno dei suoi buoni pastori che guidano il gregge nella giusta direzione.
Calvino rimane, però, polemico nei confronti della Chiesa cattolica poiché essa non considera cristiani chi non segue pedissequamente le sue decisioni indicate dallo Spirito Santo che regge un giusto cammino. Un punto in cui Calvino manifesta un netto disaccordo.
Sostiene la validità del battesimo dei bambini, ma nega che la mancanza di battesimo comporti l'esclusione di per sé dalla vita eterna. Per lui, che rifiuta i sacramenti, poiché non hanno alcuna facoltà di confermare ed accrescere la fede, il maestro interiore delle anime rimane lo Spirito, il quale, grazie alla sua  potenza, è l’unico in grado di raggiungere i cuori e toccare i sentimenti.




Un pensiero sulla parola di Cristo, la Chiesa e l’entità soprannaturale Divina

di vincenzo cacopardo

Il libro della Chiesa di Calvino non può che essere il più interessante, poiché fondato su una componente più umana che divina. Fino a quando gli argomenti vengono affrontati sulla figura di Dio e dello Spirito santo, tutto rimane avvolto in un’alea di mistero che solo la fede può dissolvere in una visione che difficilmente potrà entrare in uno spazio umano. La polemica di Calvino con la Chiesa cattolica resta dunque l’argomento più interessante che spinge a rendere utile un’analisi più approfondita sul ruolo evangelico, la parola di Cristo e l’entità superiore Divina.
A differenza di Lutero che affronta in termini teologici un tema della fede per “giustificazione” e la salvezza dell’uomo, Calvino, pur nella sua visione evangelica, affronta e contesta un concetto legato prevalentemente ad un aspetto di gestione umana della struttura clericale che ha sempre rappresentato il mezzo di trasmissione col divino.  
Quando nel passato Calvino pose i dubbi sulla validità di una certa Chiesa, approfondì un argomento di conduzione di una struttura costruita in osservanza di  Dio…poiché voluta dagli stessi fedeli, ma…pur sempre, un'organizzazione edificata dall’uomo e da esso gestita e quindi soggetta a manipolazioni tipiche delle debolezze umane. 
L’organizzazione della struttura della Chiesa rimane, ancora oggi, un argomento di grande discussione che tocca da vicino i tanti uomini un po’ disincantati di fronte alla propria fede ed esistenza.
Ma come può essere oggi considerata la struttura clericale di una Chiesa da un seguace della figura umana di Cristo, quando volesse scorgervi un luogo di partecipazione interiore.. al di fuori di ogni visione sacramentale?

I vincoli religiosi di una Chiesa cattolica sembrano costringere l’uomo ad una visione incondizionata dell’ultraterreno, tendendo di fatto a sminuire l’importanza umana di un mondo per il quale e nel quale siamo immedesimati e posti a dover vivere. Nella storia cristiana e nei Vangeli si fa riferimento ai miracoli di Cristo e ciò tende a svilire, in un certo senso, a rendere meno comprensibile il messaggio profondo di un uomo portatore di amore e carità.

Ma per alcuni l’aspetto umano di Cristo rimarrà sempre prevalente e decisamente più interessante di quello avvolto dal mistero divino. Di certo.. la sua figura di uomo  potrebbe riconoscerci più legati a lui: Quando i Vangeli si dilungano nella descrizione dei miracoli, sembra perdersi quell’importante e più realistico filo che lega la figura di Cristo all’essere umano, pare disperdersi quella carica della nota umile del suo verbo diffuso attraverso le parabole, pare dissolversi la principale funzione della missiva che egli diffondeva all’uomo: Gesù Cristo attraverso i miracoli rischia di apparire un super uomo, un ultraterreno, finisce col divenire un divo e persino un mito, quando, con evidente dicotomia, egli sul piano umano manifesta umiltà, sentimenti come la carità, l’amore e persino la speranza che rappresentano la semplicità e l’equilibrio: Il meglio di ciò che è la vera forza tra gli umani ed il contrario di ogni forma di esaltazione.


Qui la Chiesa perde, secondo la mia visione, la più importante occasione che dovrebbe spingerla ad insistere maggiormente sul messaggio terreno di amore condotto dal suo unico e vero Pastore. Un Pastore che parlava ai suoi discepoli, uomini come lui, partoriti in terra e quindi facenti parte del mondo umano e non divino. Un mondo divino al quale potrebbero accedere, forse solo come anime ed alle quali non sembra sia dovuto percepire oltre lo stato della conoscenza umana. Nelle immagini sacre del mondo cristiano, Gesù, in quanto uomo, è stato reso visibile al contrario dell’entità Divina che non ha mai avuto una precisa percettibilità umana. Questa differenza pone le due figure in un piano nettamente diverso: Cristo vivendo in un contesto umano ha toccato ogni sensibilità terrena, il Creatore se anche  presente, non si è mai manifestato in termini umani in quanto il suo mondo è sempre stato quello nascosto, soprannaturale e celestiale dello spirito e dell’anima.


La Chiesa, attraverso la storia dei Vangeli ci parla di una nascita di Cristo per grazia ed intervento dello Spirito Santo  ponendo così, il presupposto di un legame tra un mondo spirituale con quello terreno. Questo presupposto non può che porre seri dubbi per la stessa natura dell’uomo...non tanto per la possibile presenza di due diversi universi, bensì per la coesistenza ed il legame tra loro. Questi dubbi tornano nell’uomo proprio per la presenza di tutto ciò che negli stessi Vangeli viene presentato sotto forma innaturale di miracoli e prodigi possibili solo in un mondo ultraterreno.

Qualunque ostentazione verso l’individuazione del Divino potrebbe rappresentare una visione troppo azzardata e persino superba se espressa da un essere umano. Ciò... anche in considerazione delle Sacre scritture che potrebbero essere state elaborate volutamente costruendo attorno alla figura di un uomo, un ambito spirituale, mistico e trascendente.

Il modo di agire di ogni uomo dovrebbe basarsi su una visione prettamente umana della propria permanenza in questo mondo, ed ecco che il concetto di fede espresso dalla Chiesa potrebbe perdere il suo valore ed essere fissato solo come l’effimera speranza di poter vivere nel sogno e nella  fiducia di un aldilà più sereno nel conforto di un (comodo) Dio. Ma verrebbe di certo espresso con maggiore efficacia l’utile ed indispensabile messaggio dell’amore tra gli uomini.-Quando tanti pensano di avere avuto il dono di aver trovato Dio (forse… peccando un po’ di presunzione)…altri, non ostentando alcuna sicurezza… continuano a cercarlo ..analizzando con maggior senso critico ed equilibrio, l’ipotesi di una sua esistenza .

Una ricerca impone determinate esperienze e queste non sempre appaiono positive, ma risulteranno comunque utili, poiché solo chi guarda in profondità potrà meglio accostarsi al divino. Ricercare attraverso un proprio pensiero è un compito doveroso e necessario per l’uomo. Molti invece si privano di questo restando appesi ad una visione di superficie e ad una credenza universale acquisita per tradizione: Sono coloro che meno si pongono le domande sull’esistenza!

L’ignoto e l’ultraterreno rimangono comunque le vere incognite che coinvolgono l’essere umano che, seppur  credente, non può riuscire a percepirne il senso. Ma sono anche i misteri che potrebbero ostacolare la difficile ricerca del suo "equilibrio.” Ciò detto nessun essere umano potrebbe sostenere l’esistenza di un essere divino superiore, così come non potrebbe mai sostenere il contrario: Il messaggio di Cristo è già completo di ciò di cui l’essere umano ha bisogno : amore, fratellanza, speranza ed equilibrio.  Comunque sia quello che più andrebbe colto del suo messaggio, è proprio quello sull’amore tra gli uomini. Quando, poi, egli parla del regno del Signore, ciò potrebbe identificarsi come un legittimo messaggio di speranza per un riscontro verso una vita migliore realizzata attraverso la costante attesa di ciò che pare essere più giusto e misericordioso. E cosa vi è di più giusto in questa terra.. se non l’espressione di un sentimento d’amore verso il nostro prossimo?

Ma la Chiesa ha dei precisi obblighi nei confronti della sua storia evangelica ed è legata ad un messaggio unico coltivato e diffuso nel tempo. Il suo ordinamento, in un certo senso, le impedisce di adeguarsi ai tempi ed il suo sapere si scontra più spesso con il mondo moderno e con l’aumento di una “non credenza” supportata da riscontri disumani di inaudita brutalità...anche senza fondate giustificazioni.

Le dottrine Luterane sulle “giustificazioni”come quelle Calviniste evangeliche sull’importanza della Chiesa invisibile, sono concetti che appartengono alla storia e quindi relativi ad un passato in cui non esisteva l’enorme tecnologia e la grande conoscenza del mondo di oggi! L’uomo è cambiato ed anche il suo modo di pensare ed interagire, ma ha sempre bisogno di credere allo scopo della sua vita in terra, ha bisogno di comprendere quale senso darle, desidera conoscere meglio il significato della sua esistenza. La religione cristiana oggi esercita il suo compito di evangelizzazione attraverso la struttura clericale e la figura terrena del suo pastore in terra: il Pontefice.

La figura del Papa odierno Francesco è sicuramente il risultato di un cambiamento voluto dalla stessa Chiesa che sembra aver percepito l’importanza di una guida simile alla figura di Cristo, giusto per il difficile momento storico che attraversa il mondo intero. Ma come mai questa figura così umile e caritatevole tocca i cuori e la sensibilità di tanti uomini? Se non perché si rivolge alla gente esprimendo l’importante sentimento dell’amore come ugualmente fece Cristo?


Papa Francesco ha toccato l’animo umano e lo ha fatto parlando anche di speranza, esponendosi meno ad una funzione di venerazione nei confronti del Creatore. Ed ecco che il mondo, raggiunto da una prevalente sensibilità umana, si risveglia in una speranza…e nel desiderio di costruire un futuro attraverso l’amore verso il prossimo.

Non v’è dubbio che nella visione della fede cristiana, un ruolo fondamentale lo svolge lo Spirito che per mezzo della sua santificazione, dovrebbe riuscire ad imprimere ed infondere quel legame tra l’uomo ed il Divino.

 La “percezione illuminata dall’alto”…come anche la “testimonianza interiore dello Spirito” (espresse dal pensiero di Calvino)… al fine di unire divinità e natura umana, restano qualcosa di realmente arduo da comprendere poiché difficilmente si potrebbero spiegare in termini razionali. Quella stessa razionalità di cui ci ha fatto dono l’entità superiore.


Dunque la religione cristiana pone le basi della sua forza su una fede e questa.. sull’importante funzione dello Spirito Santo. La mia osservazione, se pur agnostica, rimarrà sempre assai rispettosa della figura di Cristo poiché legata in pieno all’essenziale messaggio d’amore seppur ignora, ma non pone alcun diniego sull’esistenza di un mondo ultraterreno, non potrà mai riuscire ad immaginare ogni tipo di relazione con quello terreno come, invece, suggerisce la fede cristiana suggerita da forti e dure teologie tendenti ad abbattere ogni teoria contraria. Perché dunque, al di là di ogni fede, non iniziare col considerare Gesù Cristo come un grande uomo, un filosofo col dono di aver suggerito al mondo la giusta via del vivere tra gli uomini. In lui si scorge anche la saggezza dell’equilibrio, il dono di un messaggio sociale e la statura di un sapiente politico… E perché ostentare sicurezze verso un’entità divina capace di frapporsi, quando sembrerebbe persino impossibilitata di poter interagire con un mondo terreno dove tutto parrebbe affidato a noi stessi? Non esiste una verità assoluta in proposito, ma solo quella affidata ad una fede!

Non è tanto il quesito di una esistenza ultraterrena che dovrebbe spingerci nella ricerca...ma l'importante messaggio di Cristo sull'amore terreno in direzione di una speranza futura.


v.cacopardo

  






20 ago 2012

Il pensiero del cardinale Bagnasco, la crisi e una scelta cristiana



Mons Angelo Bagnasco

di Enzo Coniglio - 

Essere cristiani, si fa presto a dirlo. Testimoniare le proprie convinzioni nel vissuto di ogni giorno, scommetendosi in prima persona all’interno della dialettica sociale: e qui che il discorso si fa quanto mai complesso e in alcuni casi angosciante per il credente.

Esagerato? Niente affatto perchè il Cristianesimo non è una filosofia, una dotta disquisizione tra intellettuali, ma un modo di pensare, di essere e di agire di cui è impastato questa nostra vita ricevuta in comodato d’uso e senza eccessive certezze, anzi con pochissime certezze dogmatiche.

Sarebbe favoloso se potessimo separare la Parola dal Mondo e vivere come individui senza responsabilità alcuna verso noi stessi e verso gli altri. Niente da fare. Il Cristianesimo è una scommessa e una testimonianza che non offre sconti di sorta; è terribilmente esigente: “Chi ama il padre e la madre più di me, non è degno di me… Se qualcuno ti dà uno schiaffo , porgi l’altra guancia… Se mi vuoi seguire, lascia i tuoi beni, dalli ai poveri e seguimi… Ama il prossimo tuo come te stesso.. E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei Cieli”… e potremmo continuare.

Ma fermiamoci qui e tentiamo una riflessione concreta. Tentiamo di applicare tali riflessioni alle dichiarazioni rilasciate al Corriere della Sera dal Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Commissione Episcopale Italiana (CEI).

Nell’intervista, il Cardinale afferma con assoluta certezza che il Presidente Mario Monti sta facendo molto bene, che la ricetta da egli applicata è ottima e che i cittadini dovrebbero seguirla per non disperdere i grandi sacrifici compiuti dagli Italiani. Un messaggio chiaro che non lascia dubbi nel cristiano che ascolta. Mario Monti appare come l’uomo della Provvidenza che ha salvato l’Italia dallo sfacelo e che quindi merita l’appoggio necessario nel suo progetto politico. Una precisa scelta di campo quella del Cardinale Bagnasco, ispirata dal pensiero cristiano impastato nella vita sociale e politica italiana attuale.

Nessun dogma, sia chiaro; nessun obbligo di seguire una tale scelta ma certamente una “moral persuasion”, la “tentazione” efficace di seguire il parere di una tale autorevole Pastore che presiede la Conferenza di tutti i Vescovi.

Andando in giro, ascoltando, analizzando e meditando secondo il suggerimento di Ignazio di Loyola, si constata però che emergono dei dubbi seri e fondati sulle pur pregevoli affermazioni del Cardinale Bagnasco.

Ad esempio, sembrerebbe logica , addirittura lapalissiana, l’idea di Bagnasco di non disperdere i grandi sacrifici imposti ai “poveri cristi” degli italiani poco abbienti a tal punto da registrare oggi che un “cristiano” su quattro è ridotto sulla soglia della povertà e che una intera generazione di giovani non ha alcun futuro! Sembrerebbe logica ma non lo è necessariamente. Capita infatti talvolta, a titolo di esempio, che un medico in buona fede imponga ad un paziente una cura molto dolorosa e scopra in un secondo tempo di essersi sbagliato. Cosa dovrà fare in questo caso il paziente? Continuare la cura sbagliata perchè ha già fatto molti sacrifici? Al contrario, dovrà liberarsene immediatamente e chiedere eventualmente i danni al cattivo medico.

Fuori dalla metafora, c’è da chiedere al Cardinale Bagnasco se possiamo essere proprio sicuri che la ricetta imposta da Monti e dagli altri “saggi” della Troika sia adeguata per uscire dalla crisi e se sia “compatibile” nelle premesse e nelle azioni richieste, con il pensiero cristiano. Non si tratta di domanche retoriche ma di domande responsabili avendo ben chiare le gravissime responsabilità che deriverebbero dall’aver eventualmente appoggiato e suffragato una ricetta inefficace o peggio ancora deleteria per la vita stessa dei cittadini.

E’ da tener presente che nella valutazione cristiana degli eventi concorrono due tipi di considerazioni: una religiosa e un’altra tecnico- fattuale che presuppone una conoscenza specifica, specializzata del tema oggetto di discussione; in questo caso, la crisi finanziaria e tutte le variabili che l’hanno prodotta e i vari pareri e ricette proposte dagli esperti del settore per superarla. Ci risulta che il Cardinale Bagnasco è un eccellente Uomo della Chiesa ma non è affatto un economsta e quindi potrebbe esprimere sul versante tecnico , un giudizio errato in tutta buona fede. La religione cattolica non gli conferisce sull’argomento alcuna certezza speciale.

L’esperienza storicizzata relativa alle decisioni assunte dalla gerarchia in settori non specificatamente religiosi, ci lascia molto perplessi.Basti ricordare, a puro titolo di esempio, la condanna di Galileo dovuta appunto alla mancanza di conoscenze scientifiche sul cosmo da parte degli uomini di chiesa che lo hanno condannato.

Il Concilio Ecumenico Vaticano II – di cui ricorre il 50° anniversario, ha dibattuto tale tematica e ha concluso che simili errori si possono più facilemente evitare associando i laici cristiani, esperti nelle singole discipline, alla riflessione sulle grandi tematiche della nostra società, riconoscendo ad essi un ruolo specifico e non meno importante di quello del clero.

Se il Cardinale Bagnasco avesse effettuato una tale ricognizione unitamente ai cristiani laici esperti in materia, avrebbe rilevato che il motivo che impedisce a molti di loro di condividere la ricetta di Monti è la convinzione che essa sia incompatibile con l’essenza stessa del pensiero cristiano.

Per tali esperti, la crisi è dovuta alla finanziarizzazione dell’economia, alla speculazione della grande finanza internazionale che impone interessi crescenti sui Paesi maggiormente bisognosi di aiuto affossandoli definitivamente, come nel caso della Grecia. Si tratta di autentici tassi usurai che arricchiscono ogni giorno di più l’1% della popolazione dei super ricchi e fanno aumentare a dismisura lo squilibrio tra ricchi sempre piùricchi e poveri sempre più poveri. Con banche che possono permettersi di speculare falsando il valore del LIBOR rubando legalmente a milioni di concittadini e con società di rating che possono permettersi di assegnare dei rate del tutto false e ingannevoli ; oppure di borse valori che per il 75% sono delle autentiche roulette che non riflettono affatto la situazione dell’economia reale. Per non parlare dei Paradisi fiscali dove possono essere tranquillamente lavate, assolte e benedette immense ricchezze sottratte alla comunità e ottenute con operazioni che la chiesa cattolica classificherebbe come “gravemente peccaminose”.

La ricetta di assoluto rigore imposta dal Prof.Monti e della Troika, si inserisce all’interno di questo modello che a molti cristiani appare poco “scientifico” e per nulla cristiano. Oltretutto anche recentemente gli esperti del Fondo Monetario Internazionale e la stessa Presidente del Fondo, Signora Christine Lagarde, ha riconosciuto che la ricetta del rigore imposta fino ad ora, si è rivelata del tutto inefficace e ha creato tanto dolore, tante lacrime e sangue che potevano essere risparmiate.

Ma quello che è più importante è che questi cristiani credono che la ricetta di Monti si inserisce all’interno di un pensiero economico che pone il denaro e il mercato come il primum e la persona umana come uno strumento rovesciando i valori dettati da Cristo e seguiti dal Cristianesimo. Sarebbe in opposizione ai princìpi dell’Umanesimo cristiano.

Non si può servire Dio e Mammona.

Chi ha ragione? Il cardinale Angelo Bagnasco o gli esperti economisti che avanzano tali riserve? Non si tratta soltanto di una sfida colorita o drammatica tra più persone che dicono di ispirarsi al pensiero cristiano ma molto di più. E’ una riflessione dialettica sul Cristianesimo che è libertà, scommessa, angoscia di scelta, è testimonianza, ricerca costante di una Parola che con tanta sofferenza si fa carne per vivificare la nostra società, fino alla morte più crudele su una croce.

Ed è questa Parola che si fa politica attiva a servizio dei cittadini senza sconti per nessuno, neppure per singoli uomini della gerarchia, convinti che chi ama il padre, la madre o il Pastore più di Lui non è degno di Lui.