30 apr 2019

SICILIA: LABORATORI E POTERE



Eccoli di nuovo! Un ex ministro..da lungo tempo manovratore di una certa politica in Sicilia e un forzista sempre dedito a nuovi indecifrabili laboratori. L'opportunismo politico continua a mantenerli insieme
di v. cacopardo


In Sicilia quando si comincia a perdere il consenso...la parola magica è sempre stata “Laboratorio”..Una parola piena di retorica ed usata come strategia per ritornare in campo...Ormai la conosciamo bene!
Si parla ancora di laboratori della politica quando è di tutta evidenza che voglia di elaborare analisi per metodi ed idee non ve ne è proprio. L'unica realtà è quella di individuare in queste pseudo officine le botteghe dove far confluire consensi attraverso legami di interesse per mantenere per anni ed anni una qualunque forza di potere politico.

Gianfranco Miccichè sempre legato a Silvio Berlusconi..al quale deve tutto e di più..sembra ferrato in questo tipo di laboratori del compromesso... come del resto lo è l'immortale Salvatore Cardinale ..esperto conoscitore della politica siciliana e di quei particolari gabinetti scientifici della politica .
Ed eccoli di nuovo insieme nel perenne teatrino di una politica che in Sicilia pare non voler cedere mai il passo all'innovazione!

In una intervista al Corriere della Sera Miccichè rammenta una sorta di nuovo Nazareno col PD.Rimane stupefacente che ancora oggi si rievochino queste alleanze tipiche di una vecchia politica dell'opportunismo: C’e’ una parte del Pd con cui ragioniamo”... “Abbiamo cominciato a ragionare con Sicilia Futura, con l’ex ministro Salvatore Cardinale.

Certo.. questo loro complesso ragionamento sarà anche ricco di una superiore cultura politica che noi poveretti non riusciamo a percepire e che solo loro, dall'alto della loro conoscenza, sembrano in grado di dettare.

Si ripetono questi vuoti laboratori e forse anche i vecchi patti ..(Quello dei ricci..delle seppie..dei polpi) che nel recente passato hanno visto la corrente renziana legare con quella di qualche politico di FI..In una Sicilia che non sembra voler mai cambiare ne figure, ne modalità di impostazione politica, tranne che in alcune cittadine dove i Movimenti civici lottano per una politica più sana e funzionale, e dove anche lì, il rischio di legarsi ai vecchi partiti tradizionali di queste esperte figure, permane.
Fino a quando i siciliani continueranno a dare il voto a questa politica del compromesso che non potra' far crescere un sano sviluppo?

LA COMPLESSA STRADA DEL POST IDEOLOGISMO



Quando un sistema si deteriora a vincere è sempre una destra muscolosa ..un regime duro che impone la sicurezza con la forza e ad ogni costo... pur di salvare le istituzioni.
di v cacopardo

Quello che si paventa oggi è proprio un disfacimento del sistema. Il che potrebbe imporre maggiore rigidità a danno di una vera democrazia...Insomma.. il rischio è.. che il logoramento del sistema..possa portare un impoverimento della democrazia intesa come libertà di un popolo!

La politica internazionale si basa già da decenni sulla impostazione (che potremmo definire classica) destra-sinistra. E' pur vero che nel tempo questa concezione si è ammorbidita attraverso un pensiero centrista che ne ha ricavato le posizioni politiche più allargate e distese del “centrodestra” e del “centrosinistra”. Tuttavia le contrapposizioni bipolari sono sempre sopravvissute nella logica politica ideologica moderna.

Oggi si mette in discussione un futuro politico che potrebbe vedersi diverso..un futuro post ideologico che vorrebbe mettere da parte le dure contrapposizioni per aprire ad una mentalità più allargata verso le idee. In proposito resta abbastanza logico eccepire come un pensiero politico non possa mai essere spaccato in due come due metà di una mela..poichè nei principi di una parte potrebbero esservi motivi di condivisione come anche nell'altra..inoltre alcuni principi fondamentali della vecchia politica sono ancora tanto legati ad un passato storico da lasciare poco spazio ad una vera innovazione.

La politica odierna dovrebbe rimanere aggrappata ad un principio di equilibrio che difficilmente potrebbe rispondere a quello delle passate rigide contrapposizioni.

La logica del nostro attuale governo pur nascondendosi dietro un “contratto” (che appare sempre più privatistico e meno sollecitato dal popolo), malgrado l'apparente sintesi delle due organizzazioni politiche, mette in evidenza come ancora il pensiero moderno non guardi ad una politica priva della classiche visioni contrapposte: Di giorno in giorno... il do ut des appare più che evidente! Lo stesso Movimento 5stelle.. che si è sempre proclamato post ideologico...ricade di continuo su posizioni che richiamano una certa politica del passato.

Immigrazione, caso Siri, legge sulla legittima difesa..ed altro.. sono il terreno ideologico sul quale Salvini si scontra quotidianamente col suo collega vicepremier: I loro sembrano scontri ai limiti della rottura che non dimostrano per nulla quel cambiamento sul quale si è sempre basato un Movimento che in campagna elettorale si proclamava post ideologico. Il passaggio politico di questi ultimi mesi che ha visto nascere l'attuale governo, in mancanza di un vero cambiamento, potrebbe rischiare di finire nella confusione... Da queste ceneri potrebbe solo avvantaggiarsi un regime più duro al fine di difendere la sicurezza di un sistema.

La strada del post ideologismo... ossia di quella corrente di pensiero che opera al di fuori degli schemi dettati da inviolabili princìpi.... non sembra essere questa!..Come anche quella del cambiamento in cui tanti sperano....la si percorre quando si è veramente forti e sicuri..Dopo le europee il Movimento che si è posto per un cambiamento, ove evitare ulteriori contraddizioni, dovrà inevitabilmente fare i conti con i suoi principi.

24 apr 2019

GIUSTIZIA e POLITICA: LE ANOMALIE RICORRENTI


un'analisi di vincenzo cacopardo
Da qualche decennio si discute dei problemi inerenti la riforma della giustizia nel nostro paese. In ogni analisi sul delicato argomento sembra più che mai indispensabile una ricerca per il giusto posizionamento dell’ordine giudiziario in riferimento ai poteri dello Stato. 

Sempre più spesso si parla di conflitti e di abusi attraverso i quali i giudici avrebbero fin troppo invaso un campo di pertinenza dell’attività politica. Tuttavia sorge contestualmente spontanea un'altra domanda senza la quale appare più difficile poter districarsi nel campo del delicato argomento: Un quesito in riferimento ai poteri dello Stato ed all’importanza che potrebbe avere il posizionamento del potere esecutivo in perenne compromesso o, persino in conflitto con quello parlamentare..sostenuto dagli interessi dei Partiti.

Al di là del fatto che si tratta di due specifici poteri, diversi dall’ordine autonomo giudiziario, si potrebbe azzardare che un altro conflitto permane costantemente allorquando, gli stessi, eletti in Parlamento, assurgono alla carica di ministri o sottosegretari, attribuendosi di fatto un ruolo esecutivo che influenza in modo definitivo il lavoro dello stesso gruppo parlamentare di loro riferimento. Anche qui, una certa consociazione trova forza e si alimenta giacché gli interessi sono estremamente forti ed i ruoli politici vengono espressi nella comune casa di un Partito. 
Nella fattispecie il politico, in ruolo esecutivo, potrebbe esercitare un particolare potere agendo in modo dubbio sull’obiettivo pensiero del singolo parlamentare, nella identica maniera con cui il magistrato requirente potrebbe influenzare il pensiero di un giudice (poichè riconosciuti in uno stesso ordinamento). Si potrebbe dunque azzardare che tale motivo è di per sè sufficiente ad individuare una ulteriore anomalia anche rispetto ad una Costituzione che, da un lato vorrebbe identificare due poteri con ruoli ben diversi (esecutivo e parlamentare) e dall’altro, non pone sufficienti e chiare limitazioni a questa separazione di compiti, destinando, in modo troppo sintetico, la guida e l’indirizzo della politica dello Stato all’esecutivo.
Per affrontare l'argomento giustizia con le sue articolazioni non ci si può dunque sottrarre dal considerare la problematica in un'ottica complessiva: -Come potrebbe oggi la politica stupirsi, anche se motivatamente, nei confronti della anomalia resa dai ruoli dell’ordinamento giudiziario, quando nel contempo, si espone ad una altrettanto illogico conflitto, ponendo la stessa magistratura nel dubbio e nel sospetto dell’insorgenza di possibili compromessi e soprusi in seno alle istituzioni? 
Questa potrebbe essere la logica motivazione che la stessa magistratura potrebbe replicare ad una classe politica che contesta in modo significativo i conflitti e gli interessi che potrebbero sorgere in seno ad un ordine giudiziario “politicizzato” dal CSM.


Nella forma politica di organizzazione dei poteri del nostro Stato, quello “legislativo” ha una importanza fondamentale per la concreta realizzazione di uno “Stato di diritto” nel quale tutte le istituzioni sono sottoposte alla legge. La realizzazione dello Stato di diritto comporta.. però.. l’obbligo delle istituzioni statali a mantenersi entro i limiti della legge. Tuttavia questi limiti assumono un carattere di rilievo politico quando il cittadino, titolare delle sue libertà civili, vi si trovi in conflitto. Tutti sappiamo che i regimi si chiamano democratici quando garantiscono ai cittadini oltre che una libertà di partecipazione al voto, anche una loro libertà personale, di movimento e di espressione. Ma per difendere tale libertà occorre la mediazione di un organo indipendente e questo non può che essere per noi la parte essenziale della funzione del giudice in un regime democratico: Una istituzione indipendente dagli altri poteri dello Stato per far sì che la libertà civile ottenga concreta realizzazione. Una libertà che non è quella politica, poichè non potrà mai essere un giudice ad impedire che si possano travolgere con la forza le istituzioni di uno Stato democratico. Fin qui ci siamo!
Sfortunatamente già da tempo questa forma di indipendenza appare fortemente radicalizzata, quasi frutto di un primitivo concetto della divisione dei poteri: Forse non si è ben considerato che, il potere giudiziario rimane... nella sua struttura... un Ordine, radicalmente diverso dagli altri poteri: Un' autorità che non viene esercitata dal complesso dei giudici, ma da ciascuno di essi.
I padri costituenti erano abituati a vedere i giudici sottoposti ad un governo ampio comprendente carriera e professione e pensarono presto che il miglior modo per assicurare la indipendenza della magistratura fosse quello di togliere questo governo al Potere esecutivo per affidarlo agli stessi giudici. A tal fine crearono un organo:Il Consiglio Superiore della Magistratura, composto in maggioranza da membri giudici eletti dagli stessi, con una minoranza di membri politici. Tuttavia non considerarono che la particolare struttura dell'Organo sarebbe potuta trasformarsi in un vero e proprio Potere, né ebbero presente che questa struttura sarebbe stata essenziale per il vero bene che si voleva difendere... che sarà sempre l’indipendenza del giudizio.


L’equivoco sta nel fatto che, il giudice, a causa della delicatezza del suo compito e per poterlo svolgere in modo realmente indipendente, ciò che rifiuta è proprio un governo, tanto che sia in mano all’Esecutivo o in mano a qualsiasi altro Organo. Ciononostante.. se questo percorso analitico riferito alle anomalie dell'organo giudiziario ha una sua logica, lo ha anche quello riguardante l'equivoca anomalia diffusasi nel tempo frutto dei perenni conflitti del potere esecutivo con quello legislativo coordinato dal potere dei Partiti... già ampiamente descritto all'inizio di questa disamina.
Se un difetto potrebbe stare nell’avere creato un organismo (giudiziario) “politicamente irresponsabile” secondo il quale le dichiarazioni rese da un Ministro responsabile di una politica possano persino essere messe in discussione, un ulteriore difetto rimane quello di considerare gli altri due poteri (legislativo ed esecutivo) la casa comune dove tutto si coordina attraverso quelle organizzazioni( Partiti mai disciplinati e regolati) dove i compromessi si possono facilmente trasformare in abuso, prevaricazione e persino corruzione.. mettendo in serio dubbio ogni forma di democrazia.
La possibilità di riuscire ad individuare un nuovo assetto istituzionale che possa dividere l’esercizio dei due poteri in modo più equilibrato potrebbe assecondarne il riconoscimento anche da parte dell’ordine giudiziario togliendo diversi sospetti e motivazioni in proposito. Qualcosa che di contro potrebbe rafforzare un'opera di riforma innovativa più equilibrata da parte della politica verso l'Organo giudiziario.

23 apr 2019

SALVINI: UN ALTRO "FORREST GUMP" DELLA POLITICA ..




Tempo fa scrissi un post paragonando Renzi a Forrest Gump ...(quel personaggio che correva per miglia e miglia e che dopo un lunghissimo tempo di corsa forzata si arrestava domandandosi il perchè...).
di vincenzo cacopardo

UN FENOMENO CHE SI RIPETE...
Un costante fenomeno che si ripropone e che non potrà mai far crescere una politica sana!

Il premier del PD era sempre apparso come un'infaticabile marciatore che si muoveva da una parte all'altra del nostro Paese diffondendo la sua immagine attraverso i selfie ed una sorta di inarrestabile emorragia verbale. Non v'è più dubbio che questo paragone oggi calza perfettamente anche con Salvini: il nuovo arrivato tra i miti della politica odierna (quella fantapolitica che decanta certe figure e che esalta chi scioccamente le segue facendosi vanto di avere una fotografia accanto al nuovo divo che pare muoversi premuroso tra il popolo).

In realtà la grande premura di Salvini rimane nella mente o nello strabismo dei tanti fans che gli girano attorno per le strade, ma continua a non mettersi in atto nelle dovute strutture organizzative dello Stato: Il leader della Lega è tanto impegnato nel risibile gioco di indossarsi casacche e divise che non trova nemmeno il tempo di dedicarsi a quel lavoro funzionale per mettere in atto le dovute procedure ed i compiti che gli spettano.

I suoi discorsi abbagliano gli insicuri..mentre i fatti si realizzano poi in modo non del tutto simile alle parole ed alle tante promesse fatte in campagna elettorale. Ma non importa..lui procede come un treno percorrendo tutto lo stivale e facendosi trovare ovunque nel momento giusto. Malgrado questo trova anche il tempo di gettare fango sull'operato della sindaca di Roma ben sapendo che tutto ciò può far presa sulla prossima campagna elettorale...Insomma..Salvini è sempre e costantemente in campagna elettorale! (ecco un altro fondamentale motivo che dovrebbe indurre la politica a diversificare i ruoli)

A poco importano le conseguenze giacchè lui in realtà si dedica con meno impegno ad un compito governativo..ovvero.. pur mantenendolo, lo usa meno..mettendosi a cavalcare il ruolo politico più proficuo di vicepremier guastatore del sistema. Capace quindi di criticare e plaudire..di fare e disfare nel contempo..di condividere o contrapporsi a piacimento o per l'occasione.

Il leader della Lega oggi corre avanti ed indietro per il nostro paese...ma anche lui un giorno sarà costretto a fermarsi ..Se pare aver capito su come far presa nel popolo.. non altrettanto potrà dirsi nella realizzazione dei suoi compiti e cioè.. nei termini in cui le sue parole avranno un riscontro con la continue promesse...E così come per Renzi.... l'odierno “Forrest Gump” della politica potrà domandarsi a cosa sia valsa questa grande corsa..Ma di certo se lo domanderanno anche i tanti che oggi lo idolatrano e lo hanno eletto come il loro capitano.

La sua unione con il Movimento 5stelle sembra arrivata alla frutta malgrado le voci ancora incoraggianti, tuttavia se oggi ha tanto consenso.. è proprio perchè ancora non vi è un riscontro con i fatti. Fino ad adesso il suo scudo sembra essere stato proprio il suo alleato!


15 apr 2019

SALVINI-RAGGI: ATTACCHI PRETESTUOSI E SLEALI


Al di là di ogni posizione politica e fuori da ogni pregiudizio, il modo di procedere del leader della Lega pur di propagandare la propria figura..sembra non risparmiare nessuno . Come una sorta di cacciatore che di giorno in giorno ricerca la preda a lui più congeniale sulla quale concentrare gli strali.
di vincenzocacopardo

La già più volte denigrata sindaca di Roma rimasta di recente inconsapevolmente legata allo scandalo che ha messo agli arresti il presidente del Consiglio Comunale della capitale Marcello Devito..è sempre costretta a difendersi per inclinazione di una stampa che persevera nel tentare di coinvolgerla in ogni modo.. e persino da un politico come Salvini (alleato nel governo) che si espone a travestimenti con le più variegate divise: Una costante.. quella di Salvini.. che non gli permette di riflettere quanto queste sue pose lo rendano risibile e come l'uso delle divise in pubblico possano contribuire a canzonarlo..

Ciononostante il furbo leader della Lega insiste da un po' di tempo a beffeggiare l'operato di una sindaca attribuendole sommessamente una certa incompetenza. Il suo bersaglio dai temi dell'immigrazione sembra ormai restringersi nell'orbita di una continua critica a Virginia Raggi colpevole di avere riempito Roma di topi e gabbiani...di mezzi pubblici fuori uso e di immondizia giacente nelle strade sfossate. Una critica comoda di chi pare voler ingaggiare un braccio di ferro con gli alleati di governo...Insomma..non avendo altri temi più importanti sui quali dirigersi ed affrontare nel governo.. la via della Capitale e delle sue molteplici problematiche gli appare più comoda e remunerativa in termini di consenso.

Troppo facile ancora oggi infangare la figura della sindaca di Roma per il suo lavoro..Lei è stata da subito un comodo "capro espiatorio" La si sceglie ogni qualvolta per addossarle una responsabilità anche quando è totalmente innocente. Il fenomeno del capro espiatorio può derivare da molteplici motivazioni, consapevoli o inconsapevoli..nel caso della Raggi, chi tende a tormentarla con le accuse, non può non esserne consapevole. Tuttavia la lotta contro la sindaca è una battaglia che spesso appare diretta verso l'intero Movimento.

Si prende di mira Virginia Raggi e la si colpisce di continuo nel suo ruolo su ogni minima determinazione non considerando i molteplici sacrifici che di sicuro la costringono persino sotto l'aspetto familiare. Ma la storia appare più semplice di quanto si voglia far credere..e tanti cittadini romani possono ben comprendere il difficile compito che oggi ricade sulla Raggi: Le invidie scatenate ove nel prossimo futuro dovesse riuscire a mettere a posto anche di poco la sua Amministrazione per dare sfogo ad un'opera di riassetto dei servizi, sono evidenti e potrebbero scatenare ulteriore livore!

Tempo fa sul tema scrissi: “che la migliore metafora rimane quella che individua la Raggi come un'autista posta alla guida di un'auto vecchia e malandata a cui difficilmente possono apprestarsi opere di aggiustamento poiché le risorse mancano o sono ristrettissime: L'accensione del mezzo e precaria..i freni ancora di più, i fari non si accendono..le marce grattano e la frizione andata..i tergicristalli non funzionano..le gomme fin troppo lisce...e così via...Proviamo dunque a pensare in una condizione simile cosa potrebbe fare un altro conduttore del mezzo.. se non cercare in tutti i modi di rimettere a posto il mezzo senza il quale non potrebbe mai raggiungersi un qualsiasi traguardo.
La strada migliore, anche se più lunga, appare quindi quella di rimettere in grado di far funzionare l'auto( l'amministrazione) per raggiungere con maggior serenità e sicurezza quel traguardo a garanzia dei servizi funzionali ed utili alla città. Una strada lunga e difficile, ma sicuramente meno complicata se non si investisse di continuo la volenterosa conducente.
Se quest' auto non si ripara non sarà mai possibile raggiungere ogni traguardo! L'alternativa è quella di procedere come nel passato dove si tendeva a rappezzare ogni cosa sistemandola nel momento, ma lasciandola non finita ed in mano alla corruzione... alla speculazione di una Amministrazione incontrollata. ..e di una cittadinanza distratta.”

Il problema del Comune di Roma è diverso ed imparagonabile con gli altri! Con circa 15 0 16 miliardi di debiti accumulati dalle vecchie amministrazioni.. se oggi si tocca l'argomento ci si ritrova con la facile retorica di una opposizione che finisce con la stupefacente risposta che non si possono attribuire tutte le colpe ad un passato politico.
Il problema amministrativo di Roma andrebbe condotto con particolare attenzione e lo stesso Salvini lo sa bene fingendo di non comprenderlo...ma sa anche che rimane il punto debole del Movimento giacchè la città non potrà mai essere messa a posto in pochi anni!


11 apr 2019

SALVINI, DIMAIO.. ED IL CONTRATTO..



NON SI SCORGE UNA POLITICA DI INNOVAZIONE
Il cambiamento è come un treno che corre e che passa di rado ..bisogna saperlo prendere a volo e guidarlo senza tentennamenti!

di vincenzo cacopardo

"Basta banchieri, burocrati, barconi e buonisti","prima gli italiani"! Noi non abbiamo giornali e opinionisti e professoroni, ma abbiamo il popolo che ci ha votato..
Per Salvini sono i soliti slogan che catturano di certo l'interesse dei cittadini, e che tuttavia rimangono spesso parole poiché nei fatti è sempre un'altra cosa. E' un'altra cosa mettere in atto una politica per il proprio popolo quando mancano le risorse, è' un'altra cosa quando ti scontri con una realtà sociale come quella che fino ad oggi si sostiene attraverso una globalizzazione..una economia e certe regole internazionali difficili da smontare..almeno di poterle affrontare con quel particolare equilibrio che proprio il capo della Lega non pare avere nel suo DNA.

Il leader della Lega sostiene che ciò che interessa è "essere famiglia e portare il cambiamento in Europa”. Ma il cambiamento potrebbe trasformarsi in una parola generica se non intrapreso con l'uso di un particolare equilibrio. Al contrario...Salvini tende a spaccare un pensiero e non a ricercarlo attraverso una riassunto equanime. La sua narrazione è sempre più spesso tagliente e pare non porre mai alternative. Tuttavia la persona non è per nulla manchevole di quell'intuito politico di furbizia.. e nella comunicazione sa bene come incantare il suo popolo. Questo non può fare di lui una figura politica completa: Se a volte nel merito potrebbe avere ragione (vedasi il caso Diciotti) non lo stesso può dirsi nell'ottica di un sistema giuridico procedurale. Impegno ed energia, sono la sua forza e con l'aiuto della reta riesce ad esaltare gli animi dei più suscettibili indossando divise..

A differenza di lui.. Di Maio (che oggi potrebbe persino apparire come avverso all'interno dell'organizzazione del suo Movimento), si muove con maggiore accortezza e ne paga un prezzo poiché la sua cautela finisce col non rendere consensi nella politica odierna dove si adora il mito dell'uomo forte e deciso. Il leader dei 5stelle sconta fortemente il prezzo di alcune regole all'interno della organizzazione che appaiono limitative, costringenti ed a volte persino fin troppo imbarazzanti:Il doppio ruolo di leader del Movimento e quello governativo.. in un certo senso..non può aiutarlo. Le logiche dei valori dei pentastellati sembrano contrastare nettamente con la illogica dei loro principi organizzativi ed il loro modo di interpretare la funzione politica. Nel suo incedere politico, Di Maio sembra comunque molto migliorato rispetto all'inizio della sua scalata in seno al Movimento essendo stato costretto a ravvedersi su alcune dichiarazioni, ma quale politico non lo è stato nel passato?

Fra i due leader vi è stato posto in mezzo un contratto (un contratto non proprio deciso dal popolo, ma da due forze politiche messesi insieme per governare che vantavano due evidenti diverse posizioni). Man mano non si potevano che scorgere le differenze. Diversità che non hanno portato ad una vera sintesi positiva, ma ad un disagevole “do ut des”: Una sorta di ricatto che non può che innervosire lo stesso popolo del consenso.

La via del cambiamento pare quindi essere stata arrestata da questa unione politica scaturita da una legge elettorale non esattamente completa nei suoi principi proporzionali. Si avvicina un nuovo bipolarismo di cui poi torneremo a lamentarci..con un ritorno alle due contrapposte posizioni che incanteranno il popolo con la loro retorica ideologica...come un giro della giostra andato a vuoto per la mancanza di nuove forze moderne progressiste che ancora non si scorgono..Si ritornerà al passato avendo perso l'occasione di una vera innovazione della politica. Il cambiamento è come un treno che corre e che passa di rado ..bisogna saperlo prendere a volo e guidarlo senza tentennamenti!

3 apr 2019

COL PESANTE DEBITO E SENZA CRESCITA…COSA FARE?




Le determinanti direttive internazionali che costringono le regole dell’economia
di vincenzo cacopardo

In un mio precedente post ho fatto riferimento al grande economista e premio Nobel Paul Robin Krugman. Secondo il noto  professore di economia…l’austerità voluta dai grandi imperi economici ha portato ad un autentico fallimento. Egli... in proposito.. ha sempre sottolineato con forte critica le relative speculazioni di alcuni fondi e l'importanza di alcuni interventi economici in favore di investimenti: Un pensiero che appartiene ad una filosofia economica descritta come neo-Keynesiana.
Il premio Nobel..già da tempo.. si chiede chi potrà trarre vantaggio da questa crescita. La sua è di sicuro una delle più profonde e sentite domande che pone ed alla quale dovrebbero continuare a portare riflessione le politiche economiche di tutti i Paesi proiettati verso la speranza di una crescita.

La sensazione..a parer mio... è che si resti fin troppo succubi di un sistema (per la forza dei potentati economici).. senza alcuna speranza di poterne ricercare un altro più attuale ed indispensabile al momento storico che attraversa la società!

La teoria di John Maynard Keynes, basata sull’aumento degli indispensabili investimenti, potrebbe risultare decisiva per le odierne sorti della nostra economia: Secondo questo pensiero…nasce un'inevitabile necessità di intervento da parte dello Stato per dare forza ad un incremento della domanda globale..e…conseguentemente, aumentando i consumi, poter far crescere investimenti ed occupazione.

Appare oggi.. imperativa, determinata e determinante la visione di una economia internazionale europea che costringe gli Stati aderenti: Il continuo controllo sul debito e le direttive sulla stabilità dei Paesi della comunità condizionano a prescindere ogni percorso economico ricercato dai singoli paesi. Difficilmente, oggi, un Paese come il nostro, potrebbe dare sfogo ad una economia più brillante in termini di investimenti e di conseguente economia reale!

Un pensiero spontaneo.. quindi.. potrebbe essere quello di non riuscire a capire perché mai ci si debba adeguare ad un simile percorso di sofferenza imposto da un modo di interpretare il modello economico prevalentemente in termini di operazioni per il facile arricchimento dei pochi.. trascurando la vera linfa vitale di una società, la cui sopravvivenza dovrebbe basarsi in un’economia effettiva di sviluppo: Un modello che non potrà che generare un allargamento della forbice ricchezza – povertà.
Una risposta a tutto ciò sembra abbastanza evidente e contempla lo spirito con cui si muovono le potenti lobby che guidano, ormai in modo determinato, gli Istituti di Credito internazionali trasformati in luoghi in cui.. la principale occupazione.. pare essere quella di investire su operazioni finanziare sicure, trascurando l’indispensabile sostegno alle aziende che producono.
Comunque la si voglia leggere..da questa evidente ed illogica procedura pare impossibile uscire poichè si sono, già da tempo, impegnati i debiti delle Nazioni in un gioco finanziario ad alto rischio.

Restando fermi nei parametri della rigida visione dell’economia odierna internazionale, si indica come drastico il problema del nostro Paese strangolato da un pesante debito pubblico, senza il quale, potremmo oggi usare i miliardi, pagati in interessi, per far crescere la nostra economia: Se pagare il debito, in via di principio, è anche necessario..e se dovessimo continuare a dar conto a tale logica…il nostro bel Paese, non potendo crescere, non avrebbe più alcuna speranza di pagare alcun debito!

Cosa fare dunque?
Oggi le strade sembrano due: O, quella... ormai tardiva ed insensata... di un Paese che si stacca da questo processo di strangolamento slegandosi dall’euro, con l’intento di operare un piano di sviluppo reale e prolungando al massimo le scadenze del suo pesante debito Pubblico o, rimanere in questa soffocante condizione, venendo.. pian piano..strangolati ed obbligati a cedere gran parte delle proprie ricchezze esistenti nel territorio fino a negare ogni occupazione ai propri cittadini.

Ma una terza via forse c'è!..ed è quella di tagliare le spese incoraggiando il lavoro attraverso appositi investimenti anche a costo di sforare oltre. Una via che appare la scelta migliore, ma che ancora oggi non sembra aver portato risultati.. poiché si continuano a tagliare poche spese (spesso, anche impropriamente)..e non si trovano adeguate risorse da investire. La vecchia strada del sistema, in considerazione del rapporto con gli enormi interessi del debito pubblico, non riuscirebbe mai a mettere in linea un’economia di sviluppo con risultati sicuri.

Questa è la realtà che non vuole mai essere una compiaciuta visione catastrofica! Ma bisogna anche considerare in modo pragmatico che ogni speranza verso una crescita non potrà mai inventarsi senza i presupposti essenziali di un’economia reale, né tanto meno, chiudendo le falle di un sistema che per anni si è fatto finta di non vedere.