28 nov 2013

GLI ODIERNI ISTIGATORI DEL POPOLO




Quella nociva comunicazione tendente a mistificare

MAI COME OGGI PERSISTE QUESTO GRANDE DIFETTO NELLO SVOLGIMENTO DELLA POLITICA: LA RICERCA DELLA FIGURA ASSOLUTA E DETERMINATA CHE AFFASCINA, MA CHE IN REALTA' SMINUISCE IL DOVUTO COMPITO DI UNA POLITICA DI RICERCA, PIU' FUNZIONALE CHE COINVOLGE ED AGGREGA I TANTI CHE LA AMANO DISINTERESSATAMENTE E CON PASSIONE.


di vincenzo cacopardo Gli istigatori del popolo e tutti coloro che in politica pensano di poter agitare le piazze attraverso urla e battute populiste, in realtà non possono essere credibili, nè potranno mai diventare un simbolo per una vera democrazia.

Alcuni di loro pensano che.. infondendo un messaggio adulterato.. si possa infondere al popolo una mistificazione di una realtà... un surreale concetto di libertà fuori da quella concretezza politica e sociale che impone essenziali regole. Ciò conduce il cittadino ignorante (ossia che ignora) a pensare di poter impadronirsi di una libertà che non è frutto di una vera emancipazione sociale, ma lo sconsolato inganno di una infondata conquista… un immenso danno per la democrazia!

Il politico che urla e sbraita nelle piazze ostentando sicurezza, in realtà sostiene (spesso con consapevolezza), una comunicazione studiata e conforme ad un modello tendente ad ingannare ponendo.. nella circostanza.. ogni marchingegno utile ad attirare un’efficace attenzione contemplativa su se stesso. Il dialogo ed il suo contenuto diventano ..perciò.. secondari rispetto all’apparenza esteriore dei suoi movimenti e di quei gesti che ostentano sicurezza.

Una comunicazione, quindi, simulata..  tendente a catturare l’attenzione di chi scorge in queste figure l’entità del mito… e che in sé rappresenta spesso un transfert. Al contrario.. chi opera nel costante dubbio ed attraverso una ricorrente ricerca per il riscontro delle soluzioni… ponendosi con umiltà dinanzi ad ogni problema e non si affida alle certezze..chi comunica senza alcuna mistificazione, ma con saggezza, misura ed equilibrio, anche se non richiamerà l’immenso consenso, potrà contribuire alla costruzione di un’utile ed efficace politica, appagando il suo ruolo ed ottenendo successivamente una reale alta gratificazione!

Molti degli odierni soloni della politica moderna adoperano con ostinazione la comunicazione studiata e dettata da quelle cattedre universitarie sempre più prodighe a sfornare tali modelli comunicativi ormai deleteri in quanto "ingannevoli" e le cui conseguenze oggi si evidenziano tutte!La politica non potrà mai essere posta alla stregua di un articolo da dover vendere! Se l’onestà della comunicazione e l’umiltà oggi non pagano …riusciranno di certo a portare risultati un domani a chi ne ha bisogno: chi opera in politica deve riuscire in un risultato comune senza dover rafforzare un’immagine mistificata di se stesso. 
    
Persino il Vangelo.. riguardo alla mistificazione... sostiene che, se Cristo, con la sua divinità, non è risultato vincitore sul piano politico, allora nessun altro uomo può pensare di sostituirlo, né si può pensare che sulla terra vi sia un essere umano capace di realizzare un esemplare regno di giustizia e di libertà.

Una avvincente cronaca di domenico Cacopardo sul futuro del nostro Paese


IL FERRO CALDO

Esercitarsi su cosa accadrà domani è normalmente sterile se non è volto ad analizzare ciò che sta accadendo nel presente. Proviamo a ragionare.
Al di là delle valutazioni politiche che riguardano la nuova maggioranza, il governo e il futuro della legislatura, rimane il fatto sostanziale che da ieri sera Silvio Berlusconi non è più coperto da quella labilissima coperta che è la residua immunità parlamentare, capace, però, di impedire l’arresto di un componente della Camera o del Senato, senza un’autorizzazione dell’organo di appartenenza. Ergo, l’autorità giudiziaria può ordinare, se ha solidi argomentazioni, l’arresto del leader del centro-destra e anche la sua restrizione in una patria galera. L’età non è un ostacolo quando ci sono in ballo la reiterazione del reato, il pericolo di fuga e l’inquinamento delle prove.
Le carte del processo Ruby di Milano (le motivazioni della sentenza) parlano di una insopprimibile tendenza a delinquere e a una subornazione dei testi, più precisamente, dell’inquinamento del quadro probatorio derivante dalle testimonianze della Olgettine, cui il cavaliere ha pagato e forse paga una retribuzione mensile.
Tuttavia, le probabilità che in una contesa su chi possa mettere le mani su Berlusconi vinca Napoli sono elevate. Le notizie sul ‘pentimento’ di La Vitola prima e sulla sua ‘non collaborazione’ poi, sarebbero attribuibili a una medesima sottile strategia comunicazionale, diretta, infine, a rendere più eclatante l’evento dell’arresto se mai ci sarà.
Occorre tenere ben presente che tutto il movimento creato di recente da Berlusconi, compresa la modesta dimostrazione di quadri di Forza Italia davanti a palazzo Grazioli, le invettive nei confronti della magistratura, del presidente della Repubblica e via dicendo, di sicuro, ripeto ‘di sicuro’, rafforzano l’orientamento di chi, avendo il potere di farlo, nell’ordine giudiziario può considerare pericoloso -per la conclusione delle indagini e il rinvio a giudizio- il protagonista delle proteste e delle manifestazioni.
Si può aggiungere che, se, una volta perduta la tutela parlamentare, Berlusconi non fosse investito da un provvedimento di restrizione preventiva, questo sarebbe sempre più difficile da adottare con il trascorrere del tempo e con la possibile normalizzazione del cavaliere, all’interno di un gioco politico-parlamentare volto a sacrificare il governo Letta e a indire nuove elezioni. Con il Porcellum, se possibile.
E, come dicono i sondaggi, si tratta di una partita aperta, nella quale le possibilità che una coalizione di centro-destra allargata ad Alfano e, forse, al redivivo Casini faccia bingo sono sensibili, nonostante la concorrenza del bull-dozerRenzi che, però, dovrebbe vedersela con i suoi numerosi e potenti avversari interni, desiderosi -più di Berlusconi- di vederlo sconfitto.
Insomma, tra le opzioni possibili delle prossime ore o dei prossimi giorni ci sono anche movimenti delle procure di Napoli, di Milano o di Bari, senza escludere un out-sider(Roma).
Si tratta di ragionamenti probabilistici, anzi ipotetici, che, però, ci aiutano a capire quali partite si stiano giocando sulla pelle degli italiani in crisi e quali scenari si possano prefigurare. L’importante è che il malato Italia sopravviva alle manovre dei suoi medici e dei suoi carnefici.


UN NUOVO CAMPIONATO

Con l’estromissione di Silvio Berlusconi dal Senato, votata ieri, si conclude una lunga e difficile partita, disputata da giocatori –di tutte le squadre- poco dotati, generosi sì a centro campo, ma incapaci dei guizzi degli uomini di classe.
Oggi comincia un nuovo campionato, i cui protagonisti si chiamano Matteo Renzi ed Enrico Letta, l’inconsistenza culturale di un’osannata proposta meramente mediatica il primo, la saggezza di uno spessore politico raffinato il secondo. Di Silvio Berlusconi continueremo a occuparci, soprattutto in cronaca, visto che la corsa per giungere primi alla sua cattura e restrizione in una patria galera sembra volgere al termine con un vincitore designato. Si tratta della procura della Repubblica di Napoli che si giova delle recentissime dichiarazioni del pentito La Vitola, segretate ma, naturalmente, pronte a essere pubblicate su qualche quotidiano ad alta tiratura. Possiamo, però, immaginare che La Vitola abbia dato all’autorità giudiziaria ampi e concreti elementi sulla capacità del cavaliere di reiterare il reato e di inquinare le prove.Il mandato di arresto sarà quindi un inevitabile conseguenza di quanto spontaneamente affermato dal testimone.
La Storia, in questi giorni, ha avuto e continuerà ad avere nelle prossime settimane una di quelle accelerazioni di cui, poi, si rimarrà sorpresi.
Dopo l’archiviazione della decadenza del leader del centro-destra, tra pochi giorni assisteremo all’archiviazione della nomenklatura del Pd a opera di Matteo Renzi, ampio vincitore delle primarie per la nomina a segretario del partito.
Nomi storici –abusiamo della parola storia, è vero, ma la contingenza lo merita- come quelli di D’Alema, di Veltroni, di Fassino, di Bersani rimarranno confinati nei ricordi dei più vecchi militanti. I nuovi, invece, opereranno nei loro confronti una damnatio memoriae, onestamente, immeritata.
Prodi potrebbe diventare come San Gennaro e manifestarsi un paio di volte l’anno, salvo il caso, non remoto, che Renzi, in cerca di legittimazione culturale, lo estragga dall’armadio e lo conduca alla presidenza della Repubblica, quando, in un giorno remoto, Giorgio Napolitano lascerà il Quirinale e si ritirerà a dignitosa vita privata.
Nell’immediato e fatta salva l’eclatante possibilità di un arresto di Berlusconi, vanno presi in considerazione il passaggio all’opposizione di Forza Italia, il conseguente tentativo di mobilitare gli italiani moderati che non amano la sinistra e il centro-sinistra e l’invio di un allettante amo ai nemici del governo Letta. Lo scopo del cavaliere è quello di provocare lo scioglimento delle camere e le elezioni a primavera in modo da azzerare Alfano e suoi e riprendersi, dall’esterno, la scossa leadership del centro-destra.
I possibili alleati di Forza Italia si annidano nel Pd e il loro capo naturale è Matteo Renzi.
Come già citato nel precedente post, mentre quello di Berlusconi è un discorso tattico, quello di Renzi è strategico: elezioni a primavera significherebbero monetizzare le difficoltà del cavaliere e impedire il successo del suo rivale, Enrico Letta, impantanato per ora e per qualche mese ancora in una difficile sopravvivenza day by day. 
Infatti, arrivando indenne alla primavera del 2015, il premier potrebbe raccogliere i frutti della ripresa economica che, comunque, si dispiegherà l’anno prossimo, e aggregare una forza riformista capace di sottrarre all’«ultima raffica di Arcore»il residuo consenso degli italiani moderati.Letta conquisterebbe così una leadership indiscutibile: e con lui, comunque, si dovrebbero fare i conti.
Renzi vorrà di impedirlo.

Degli exPci,militanti nel Pd, s’è persa ogni traccia: probabilmente è la vendetta della Storia. Il tutto, nell’ipotesi inconsistente che Napolitano, il leninista soft, sciolga il Parlamento e indichi le elezioni. 

interessante analisi di Domenico Cacopardo sull'addio al Cavaliere

IL GIORNO DELL’ADDIO
Infine, è arrivato il D-Day, il giorno dell’addio di Silvio Berlusconi al seggio senatoriale, a suo tempo ritenuto più sicuro ai fini giudiziari di quello della Camera dei deputati.
Nonostante ogni sforzo, ogni grido, ogni attacco al presidente della Repubblica, alla magistratura, al Pd, oggi il Senato voterà a scrutinio palese (una brutta deroga al regolamento e ai principi costituzionali, voluta dal Pd nel timore di franchi tiratori o di ‘operazioni’ del M5S) la decadenza del leader del centro-destra.
Una decisione, ovviamente, politica. Sarebbe sciocco trincerarsi sugli aspetti tecnici. Come sempre, sulla base della propria autodichia, il Parlamento è giudice dei propri componenti e può liberamente decidere –checché se ne dica- di applicare o meno le decisioni dell’autorità giudiziaria. In questo caso, con molta ipocrisia, si vorrebbe dare l’idea di una decisione ‘obbligata’ da una sentenza e non, com’è nella realtà, di una decisione sovrana.
C’è, però, da rimanere sorpresi e ammirati dalla forza belluina che Berlusconi sta mostrando in questi giorni. Rifiutando di riconoscere la realtà, di ragionare con freddezza, di contare tutte le proprie 77 primavere, schiera quel che resta del suo esercito, si espone in concioni appassionate in qualunque sede disponibile per proclamare il ‘colpo di Stato’ e l’ineguagliabile persecuzione cui è sottoposto.
Si tratta del tentativo di mobilitare gli italiani moderati che non amano la sinistra e il centro-sinistra. E di lanciare, con il passaggio all’opposizione, un allettante amo ai nemici del governo Letta. Lo scopo è quello di provocare lo scioglimento delle camere e le elezioni a primavera in modo da azzerare Alfano e suoi e riprendersi, dall’esterno, la scossa leadership del centro-destra.
I suoi possibili alleati si annidano nel Pd e il loro capo naturale è Matteo Renzi.
Mentre quello di Berlusconi è un discorso tattico, quello di Renzi è strategico: elezioni a primavera significherebbero monetizzare le difficoltà del cavaliere e impedire il successo del suo rivale, Enrico Letta, impantanato per ora e per qualche mese ancora in una difficile sopravvivenza day by day. Infatti, arrivando indenne alla primavera del 2015, il premier potrebbe raccogliere i frutti della ripresa economica che, comunque, si dispiegherà l’anno prossimo, e aggregare una forza riformista capace di sottrarre all’«ultima raffica di Arcore» il residuo consenso degli italiani moderati. Letta conquisterebbe così una leadership indiscutibile: e con lui, in ogni caso, si dovrebbero fare i conti.
Tutto ciò ha un senso preciso: il Paese sta uscendo dalla Seconda repubblica per avventurarsi nella terza e i contendenti sono proprio Letta e Renzi, la saggezza di uno spessore politico raffinato contro l’inconsistenza culturale di un’osannata proposta mediatica. Un’antinomia, questa, che potrà essere l’innesco per la dissoluzione dell’innaturale ircocervo Pd. 
Il paradosso, però, è che entrambi, Letta e Renzi, provengono dalla medesima area politica e insistono su un elettorato abbastanza omogeneo che finiranno per contendersi. Gli exPci sembrano fuori gioco: probabilmente è la vendetta della Storia.
Nel presupposto, ammesso e non concesso che Napolitano, il leninista soft, sciolga il Parlamento e indica le elezioni.
Del che, è lecito dubitare.



27 nov 2013

Il Cavaliere… il risultato di un errato sistema politico


Come non accorgersi di quanto il bipolarismo abbia danneggiato la politica di questo nostro Paese! Come non intuire l’imbarazzante genesi di un dialogo sempre meno predisposto all’utile costruzione di una politica funzionale!
La figura di Berlusconi è palesemente venuta fuori da questo modello di  sistema, una concezione politica che ha costretto sempre più il dialogo aprendo la strada a figure predominanti ed assolute, determinate ad infondere ideologie ristrette e conseguenti posizioni rigide.. esaltando al massimo le contrapposizioni.
Se non fosse venuta fuori una figura come quella del Cavaliere, ne sarebbe sorta un’altra similare,  come..del resto…se si continuasse a perseverare con tale paradigma, nel futuro ci riscontreremo con figure di leaders sempre più determinate e risolute.. delle quali avremo poco da lamentarci.
Se questa vuole essere la scelta del nostro popolo..bisognerà predisporsi ad accogliere un nuovo “incantatore di serpenti” determinato a comunicare con la consueta spavalderia di chi pensa che la politica debba costruirsi attraverso il leaderismo eccessivo edificato con la forza di assurde opposizioni che generano solo dure reazioni.
Non bisognerebbe tanto guardare alla politica attraverso la figura che la rappresenta, non i leaders, non i divi che con ambizione e senza alcuna scrupolo vorrebbero dirigerla, quanto al contenuto delle idee che si esprimono, ai programmi utili per la società. Non farsi più ingannare dalle figure, ma dirigere l’attenzione verso il contenuto ed il pensiero costruttivo che si intende esprimere.  
Non v’è dubbio che il sistema bipolare tende invece ad esaltare le figure e con esse porsi in un contrasto sempre più duro contro chi si oppone, infondendo, in tal modo, un sentimento tendente a non razionalizzare e ad alimentare persino un odio per la figura opposta.

Non si riscontrano più le sfumature grigie di una politica più moderata, ma solo le posizioni monolitiche bianche o nere che non aiutano un indispensabile e doveroso equilibrio.   
vincenzo cacopardo     

Berlusconi…il vero dramma è il suo gregge!


Ancora Berlusconi!...
Un’infinita storia politica che immobilizza un Paese che necessita di crescita. Si continua a discutere ancora della decadenza del Cavaliere, che insiste con i suoi appelli e le discutibili, se non inopportune.. richieste di revisione del processo.
Non entrando come da mia abitudine sul merito delle vicende giudiziarie del Cavaliere, (che rispetto come rispetto il suo risentimento), mi permetto solo di giudicare il suo sconsiderato incedere, sintomo di una pervicace ambizione che sembra non abbandonarlo mai. Un perseverante percorso che penalizza di sicuro il paese..
Quello che Silvio Berlusconi attua con una certa efficacia è  la incessante commedia di un lungo ventennio,..con un continuo martellamento contro un sistema che lo vorrebbe fare fuori. Ma questo sistema è proprio il terreno sul quale lui stesso ha costruito una fortuna e che lo ha condotto poi alla disfatta.
Come nel passato quando ha creato la sua immagine di politico, anche oggi, Berlusconi continua a credere di poter far forza su una comunicazione ostentata e ricca di simulazioni.
In questo percorso ha individuato nei molti suoi adepti, privi di ogni personale pensiero politico, ma solo asserviti fino al midollo, una energia sulla quale trarre ulteriore forza. Quello che imbarazza di più è il suo parterre femminile che appare psicologicamente (se non a volte..addirittura finanziariamente) totalmente asservito alla figura del capo supremo.
Verrebbe perciò spontaneo domandarsi come tali "esseri pensanti", inseriti nella politica, possano rendersi così pecore e poi sperare di far crescere un Paese che necessita proprio di un indispensabile individualismo e di idee…
Una considerazione, la mia, che non intende inserirsi nella banale contrapposizione destra-sinistra e che trae forza solo da considerazioni oggettive prive da ogni posizione ideologica in proposito.
Se i cittadini non si accorgono di ciò e pretendono poi di poter crescere possono solo illudersi: fino a quando vi saranno queste figure e analoghi inconsistenti greggi in politica, nulla potrà mai cambiare…
vincenzo cacopardo

25 nov 2013

La deleteria concezione machiavellica che non ci aiuta...

Una visione politica e sociale.. fin troppo radicata
di vincenzo cacopardo

"Il fine giustifica i mezzi"…è la frase che più sintetizza il pensiero di Machiavelli, entrata peraltro nel linguaggio corrente ad indicare l'intelligenza acuta e sottile, ma anche spregiudicata... di coloro che, oggi, ritengono che possa scagionarsi l’opera di chi agisce oltre ogni limite.
Ma qual’è questo limite se non quello dettato dalla legge o da una morale comune che, in fondo, conosciamo e che, spesso, fingiamo di non vedere per convenienza?

Oggi la politica tende a muoversi di frequente e con prepotenza, in questa comune logica machiavellica, esaltando il fine e mortificandosi nel uso dei mezzi più disperati ed assurdi: Il concetto assoluto di una stabilità sembra uno di questi fini che prescinde da ogni sensato mezzo usato per il suo compimento. La politica odierna sembra ingabbiata in questa logica ricercando  più spesso un risultato finale e non tenendo in ben più alta considerazione i mezzi che vengono usati per lo svolgimento del suo compito. Un insegnamento non del tutto positivo per il futuro dei nostri giovani poichè il messaggio di Machiavelli deve sapersi interpretare non prescindendo dai singoli casi e dalle azioni. 

Nel passato ottocento, la storica logica mazziniana, al contrario, accendeva gli animi della politica verso la passione ed un risultato ricercato attraverso una nuova concezione storica che smentiva quella dei passati illuministi basata sulla capacità degli uomini di costruire e guidare la storia con la forza dalla ragione. Dopo le vicende della rivoluzione Francese i nobili fini s'infransero dinanzi alla realtà storica: Il secolo degli illuminati era infatti tramontato venendosi a determinare una ribellione dei singoli popoli in nome di un sentimento di nazionalità.  La concezione reazionaria contro cui Mazzini combatté strenuamente assunse un aspetto politico-religioso contro le insidie del razionalismo e di un eccessivo liberalismo.

Al contrario della logica machiavellica, oggi in voga per l’eccessivo liberalismo ed il predominante pragmatismo, una visione politica  più mazziniana, sebbene ricca di ideali, potrebbe meglio guidarci nella direzione di una migliore concezione progressiva ed un maggior benessere sociale. 
post correlato: la politica chiusa in se stessa
 vincenzo cacopardo

Un commento di domenico Cacopardo sulla recente alluvione

Piove: Italia in tilt
di Domenico Cacopardo già Presidente del Magistrato alle acque di Venezia
Il demone “alluvione” è tornato.
S’è presentato in Sardegna sotto forma di ciclone -”Cleopatra” l’ha definito la Protezione civile-.
Con esso è tornata in video la proterva arroganza di Franco Gabrielli (che però, nel caso Concordia, s’è ben comportato) pronto ad accusare gli altri, dimentico che la questione riguarda proprio il dipartimento che dirige, abituato a lanciare allarmi anche per la pioggerella primaverile della sua Viareggio e, quindi, inascoltato come chi grida, a ogni stormir di fronde, «Al lupo! Al lupo!»
L’accusa che i sardi investiti dal disastro, in modo unanime, rivolgono alle autorità è quella della mancata pulizia dei corsi d’acqua.
La questione viene da lontano ed è ideologica.
Da qualche decennio, infatti, le associazioni ambientaliste si oppongono sia alla pulizia dei fiumi che all’escavazione dei materiali alluvionali.
Mi spiego: la ‘portata’ di un fiume, la capacità cioè di “far passare” l’acqua, dipende dalla sua sezione. Osservandolo in prospettiva, un fiume è come un’autostrada e l’agibilità delle sue corsie determina il flusso del traffico. Se l’ANAS lasciasse crescere liberamente gli arbusti nelle corsie, il traffico si intaserebbe sino a fermarsi.
Questo è il problema dei fiumi. Ed è aggravato dalla mancanza di soldi che impedisce di appaltare la loro pulizia. La soluzione storica era quella di affidarsi alle ditte escavatrici che, avendo necessità di ghiaia,  restituivano ai fiumi la loro portata standard. Certo, si sono visti abusi, come nelle Grave di Papadopoli sul Piave, ma spetta alle mitiche o inesistenti ‘autorità’ impedirli. Il veto degli ambientalisti ha completato l’opera e il danno è diventato irreparabile.
L’altro problema, più grave, è quello istituzionale. In tutto il mondo, il corso d’acqua è considerato un’unità inscindibile da amministrare unitariamente, sia nei suoi aspetti quantitativi (le portate) che in quelli qualitativi (l’inquinamento).
In Italia, naturalmente, si è fatto tutto l’opposto, dividendo sin dal 1971 le competenze idrauliche da quelle ambientali, passate alle regioni.
Il capolavoro, però, è costituito dalla legge organica sulla difesa del suolo (18 maggio 1989, n.183) patrocinata dal senatore Achille Cutrera, un avvocato, con la quale sono state istituite le autorità di bacino, organi operativi delle regioni.
Per il Po, per esempio, le decisioni di finanziamento spettano agli assessori regionali (i quattro fondamentali sono il piemontese, il lombardo, il veneto e l’emiliano-romagnolo). Ovviamente soldi e lavori sono ‘spartiti’ secondo lottizzazione territoriale.
Il Magistrato per il Po (in passato diretto da autorità idrauliche di livello mondiale, come Pavanello e Rossetti, quest’ultimo coprogettista della sistemazione del Rodano), costituito dopo la devastante alluvione del 1951, è stato abolito. Aboliti gli uffici del genio civile che espletavano l’essenziale Servizio di piena. Le loro competenze sono state spartite tra le regioni, le provincie, una specie di consorzio interregionale e la compagnia di giro inventata da Giuseppe Zamberletti in occasione del terremoto del Friuli, cioè la Protezione civile. Il più noto dei capi di questo dipartimento, Guido Bertolaso è un medico scovato da Beniamino Andreatta, quand’era ministro degli esteri, in una delle tante onlus che si occupavano di cooperazione internazionale.
Le incapacità delle regioni fatalmente si riflettono sulla gestione del territorio e sulla difesa del suolo. Da qui occorrerebbe muovere, ridefinendo competenze e responsabilità.
La difesa del suolo è come la poesia: carmina non dant panem. La prevenzione conviene poco ai politicanti. È meglio intervenire dopo, diventando benefattori di migliaia di sinistrati.


24 nov 2013

Servizi sociali in salsa teatrale...


Ma possiamo davvero immaginare come sarà la pena da scontare per il cavaliere ai sevizi sociali?
Non potrà che essere l’ennesima commedia per questo Paese ormai succube di un teatrino senza sosta. Tutta la stampa si scatenerà nel continuo assedio della location dove Berlusconi farà le sue apparizioni tra il melodrammatico ed il faceto.. con punte di ironia che non potranno che giovargli.  Per non contare una  quasi giustificata sudditanza psicologica della quale saranno attori gli stessi operatori sociali che avranno il compito di assisterlo.
Al comico di Bogliasco che, seppur contro i mulini al vento e con l’uso della capacità dialettica, qualcosa di vero la esprime, si unirà un altro esilarante saltimbanco, un istrione ormai navigato nella comunicazione che trarrà sicuramente maggiore forza da questa ammenda da scontare.
Intanto Berlusconi, simulandosi sempre più vittima,  continua a provocare il Presidente Napolitano per una grazia non concessa.. come fosse un dovere del Capo dello Stato venire incontro a chi, tra l’altro, rimane pluri inquisito  in attesa di processi. Come potrebbe mai Napolitano far finta di nulla?
Sarebbe stato più logico, proprio per via del suo delicato ruolo politico, rendergli meno visibilità ed imporre gli arresti domiciliari, seppur con la possibilità di esprimere attraverso i giusti e moderati mezzi della comunicazione il rapporto con il suo nuovo Partito. Una circostanza particolare per non impedirgli un dialogo, senza il quale, si sarebbe reso ulteriormente vittima. Ma le pene accessorie impediranno anche questo..

Questo è il Paese che non conosce l’equilibrio e non sarà difficile immaginare un nuovo spettacolare teatrino ormai tipico della commedia all’italiana!
vincenzo cacopardo

la posta di Paolo Speciale

Il cavaliere errante 
di paolo Speciale

Questa è la storia di un uomo che, in maniera continuata e nell'arco di un ventennio, visse di sondaggi in stile auditel, e che fece della propria popolarità l'unica ragione di vita insieme ai buoni affari. Egli visse in uno dei tanti paesi del mondo dove, complice un sistema ideologico-elettorale precipuamente diffuso in presenza di una acuta e tragicamente sostanziale diseguaglianza sociale, si tese a considerare una pur illuminata e pregnante imprenditorialità quale oggetto di incondizionata reverenza, specie se detentrice anche del potere politico di cui alcuni decenni prima fu elemento sì costituente, ma solo in qualità di gruppo di pressione.
Galeotta fu l''unificazione delle due anime, da cui il consenso unito alla venerazione si ridusse solo a quest'ultima e mietette grandi appoggi presso tutti i gradini socio-economici.
Fino a quando certa magistratura, sia totalmente retta che meno integra - non per disonestà ma per le tentazioni di questo mondo –, non ritenne di continuare sine die a condividere certa prudenza procedurale che la accomunava alla moltitudine votante. Così, cercando, trovò multa delicta.
Grande ed insidiosa per la democrazia fu allora il terribile conflitto tra le più alte istituzioni democratiche che ne derivò, per l'uso e l'abuso ripetuto da più parti opposte di mezzi di informazione e di modi di comunicare che plagiarono molte coscienze, anche le più notoriamente nobili e sino ad allora senza macchia.
Il Cavaliere allora si trovò solo contro tutti, persino il tradimento di un Bruto siciliano dovette subire, in una Roma nostalgica del proprio glorioso passato di caput mundi.
Ma qualcuno gli era rimasto fedele, quelli che non avevano mai brillato neanche un po' di luce propria, e tutti quanti insieme iniziarono ad errare alla ricerca di un'identità forse perduta, ma forse anche mai avuta.

Il Cavaliere Errante era detto così perchè niente e nessuno poteva fermarlo, era l'invincibile vessillo di un sogno impossibile, ed anche se la realtà può essere finzione, difficilmente accade il contrario.

20 nov 2013

Letta come un bulldozer..



IL QUADRO PREOCCUPANTE DELLE ANOMALIE

Quello di oggi è il palcoscenico dove si svolge lo stravagante e pericoloso teatro di una politica dove tutto è ormai possibile:  Ma.. per il Presidente Letta.. il governo più ipocrita della storia.. deve restare in piedi!
La stabilità con le sue leggi deve proseguire il suo percorso, e nessuno, sembra  guardare con rispetto ai cittadini di questo strano Paese dove tutto viene giustificato e va avanti nella normalità più assoluta: Le tante difformità e le innumerevoli contraddizioni!
A poco sembrano valere le singolari anomalie che avanzano:  Un senatore, da oltre tre mesi da una condanna di terzo grado, fermo al suo posto in una posizione quasi ricattatoria..un ministro della giustizia che, malgrado lo scandalo delle telefonate e dei rapporti non del tutto pertinenti alla propria posizione, resta immobile nella sua poltrona... le vergogne sulle condizioni carcerarie..i buchi pericolosi sui bilanci degli istituti previdenziali..alluvioni..incertezze politiche che portano a scissioni.....instabilità di ogni genere.... seppellite da un'unica impellenza governativa che ritiene di poter simulare una normality!
Tutto sembra irreale per il Premier Letta rispetto al suo procedere col paraocchi e la forza di un buldozer!  
Non è tanto il succedersi continuo di questi fatti a preoccupare…quanto tutto il “precario” che persiste in questo Paese ormai al tracollo. Un insicuro ed incerto cammino di una politica che anche quando dovrà trovare una via per le principali riforme (elettorale-conflitto d’interessi-giustizia..etc) non potrà mai ottenere un riscontro utile attraverso una simile fragilità politica che tenderà a contrapporre posizioni assolute..
Risultato, oggi più che evidente, di una deleteria cultura politica bipolare. ….
vincenzo cacopardo


19 nov 2013

Alfano ed il Cavaliere...strategia o vera scissione?


COMPRENSIBILI AMBIZIONI
Il nostro Partito era in crisi e volevamo affermarci all’interno e invece c’e’ stata una scissione non voluta da noi”. Questa, in breve, la giustificazione di Angelino Alfano leader del Nuovo Centrodestra.



Per il consueto “motivo” di non voler consegnare il Paese alla sinistra, (aspirazione di profondo contenuto ideologico) Alfano si è voluto spingere oltre, ponendosi in contrasto col suo padre padrone Berlusconi.

Ma quale significato esprime questa manovra che potrebbe dare adito ad una sorta di nuovo teatro in seno ad una politica che sembra ricercare continui sotterfugi forse anche in proiezione delle future elezioni?

Potrebbe intuirsi come un gioco delle parti nello scacchiere politico dove, il furbo Cavaliere, ormai consapevole del suo destino, avrebbe voluto perdere di proposito e con particolare astuzia, alcune sue pedine ed un alfiere.. al fine di vincere la partita nel prossimo futuro. O..forse..nulla di tutto questo.. ma un vero allontanamento del suo delfino e di una truppa di deputati e senatori, non più in sintonia col vecchio leader, costretti (o forse interessati) a reggere le sorti di un governo nel già precario percorso di una politica di coalizione?

Su questa seconda ipotesi si potrebbe forse dare merito all’ex pupillo del Cavaliere che, avendo da tempo seguito il suo pastore, potrebbe aver intravisto, in ritardo, una diversa strada ricercata con la forza del proprio intuito,.. e ciò…al di là di ogni considerazione, gli renderebbe sicuramente merito.
La prima ipotesi vedrebbe, invece, Alfano, ancora una volta succube delle strategie del suo leader costruire, in modo simulato, un nuovo Partito e restare in una posizione di governo. Questo consentirebbe al Cavaliere di avere ancora le mani all’interno delle attività governative e, dopo il 27 di questo mese, con la votazione sulla sua esclusione dal Senato, passare all’opposizione.
Questo passaggio all’opposizione di Berlusconi, si deve intuire come un’ acquisizione di una posizione strategica che gli potrà rendere figurativamente più forza:- Chi mai.. potrebbe attaccare con forza un capo di una opposizione senza incappare nel difficile imbarazzo o nel fastidio di essere accusato come prevaricatore di una politica che si vorrebbe veramente democratica?

Intanto..Formigoni, schierato col nuovo partito, in riferimento allo stesso, ricomincia ad esprimersi con il costante inganno della nascita di un nuovo soggetto politico verso l’innovazione…Malgrado i suoi trent’anni in politica..non sembra stanco di raggirare il Paese con le solite panzane.
Con la medesima formazione di scuola democristiana, anche il giovane ministro Alfano, nel suo nuovo percorso, non perde tempo a spiegare che il suo Partito sarà pronto ad accogliere tutti i moderati italiani. Un messaggio in direzione tutti gli altri protagonisti del campo alternativo alla sinistra..un messaggio che sembra spingere e toccare una nuova area Renziana che si stà rinforzando nel Paese…

Queste mosse della politica.. sembrano dare maggior corpo al recondito desiderio di una grossa parte della popolazione che sogna di voler fare rinascere una nuova Democrazia Cristiana. Alfano e Renzi rinforzano questo desiderio con la loro immagine giovanile e la loro indubbia capacità dialettica. Il loro pensiero politico è anche legato ad una condivisione sulla legge elettorale ed all’efficacia di un sistema bipolare.
Eccentrici moderati pronti ad adattarsi al modello chiuso di una ristretta logica del maggioritario e del bipolarismo non del tutto in sintonia con il concetto di moderazione che favorirebbe un proporzionale e una visione più aperta della politica di base.       
Forse presto potremmo ritrovarli insieme nella edificazione di un ulteriore cammino verso le comprensibili ambizioni… 
VINCENZO CACOPARDO 




18 nov 2013

un nuovo commento di Domenico Cacopardo

Sapienza e sangue freddo

Oggi tutto può a cadere, tranne che sia avviata la crisi di governo: dalla ‘ribellione’ di ottobre non è più nelle disponibilità del leader di Forza Italia-Pdl.
È un saggio di alta abilità tattica, lo spettacolo messo in scena da Angelino Alfano nelle ultime settimane. Null’altro vi è di certo sull’evolversi della situazione, a parte la non discutibile circostanza che Silvio Berlusconi sarà estromesso dal Senato, probabilmente mercoledì 27 novembre 2013, al massimo una settimana dopo, e che, in futuro, per un periodo abbastanza prolungato non potrà candidarsi a nessuna carica elettiva.
Rimangono incerti il modo e i tempi del suo abbandono della vita politica diretta. Sul tavolo c’è un’eredità politica pesante. Difficilmente, dopo, ci sarà un centro-destra come l’abbiamo conosciuto in questi vent’anni. 
Mancherà l’autocrate che l’ha inventato e condotto, con alterni risultati, attraverso mille battaglie politiche ed elettorali. Mancheranno le sue capacità di comunicazione, le sue televisioni, i suoi soldi.
Sarà tutto diverso quindi e non è un male per la qualità della democrazia italiana. Un partito moderato sì, ci sarà, ma con numeri diversi da quelli cui ci ha abituato il cavaliere. Nonostante ciò, c’è da mantenere in piedi un imponente pacchetto di relazioni e di capacità, un vasto insediamento in organi elettivi, aziende pubbliche e sindacato.
Per essere l’erede di tutto ciò, Alfano ha dispiegato tutta la sapienza della scuola democristiana cui s’è formato (con Enrico Letta): dichiarare sempre la fedeltà al capo; mai un gesto di rottura, ma una marcia consapevole per l’allontanamento dalle follie della caduta; forti legami con l’azione di governo, rivendicandone l’efficacia; richiamare sempre gli interessi dell’Italia e del medesimo centro-destra.
Molti amici storici di Berlusconi comprendono i pericoli di una rottura e di un divorzio con i sentimenti del Paese e cercano di dissuaderlo dalla tentazione del gesto eclatante, nel quale alla fine ritroverebbe ben pochi tra gli attuali falchi.
Intanto, Alfano va avanti, rimanendo fermo o quasi e giovandosi dell’intelligente appoggio di Enrico Letta: non c’è un prendere o lasciare, un’«ora o mai più».  C’è una serie di passi politici, parlamentari e giudiziari che si snoderà in modo ineluttabile, trascinando il leader di Forza Italia sul piano inclinato della decadenza, di altre condanne, del possibile arresto e, infine, dell’insignificanza.
Forti problemi emergono anche dal contesto familiare, preoccupato dalla salvaguardia delle aziende e delle ragioni dei figli, divisi dalle loro attese patrimoniali molto di più di quel che appare. Non serve a nulla accelerare il processo di dissoluzione. Basta aspettare pazientemente: il padre-padrone, privato della patria potestà, sarà portato dalla corrente della Storia fuori dalla vista degli italiani.
Angelino Alfano e i suoi amici potranno allora respirare e far politica. Spazi, nonostante tutto, tra Renzi, Letta e i puri e duri del Pd, ce ne sono a volontà. Basta saperli occupare.


16 nov 2013

L'Europa... che ci bacchetta, ci osserva con attenzione!


C’era da aspettarselo.. con un governo simile retto da continue contraddizioni che, difficilmente, potrebbe sperare di operare con quell’equilibrio che la stessa Europa ci chiede! 
L’Ue bacchetta l’Italia e  Olli Rehn spiega ai giornalisti che, come ogni anno, la commissione fa il suo lavoro. Sembra quindi che il nostro Paese non potrà chiedere di far uso della cosiddetta “clausola degli investimenti”, perché il suo debito pubblico non scende a un ritmo accettabile. Infatti secondo stime accertate dalla Ue, l’anno prossimo, il rapporto del nostro debito-pil salirà al 134%.

Un po’ troppo per la Commissione che invita le autorità «a prendere le necessarie misure all’interno del processo di gestione del bilancio.  Se ciò può consolarci, sembriamo non essere i soli, anche la Spagna, il Lussemburgo, Malta e Finlandia, devono mettere mano al loro bilancio.
L’Europa ci chiede ancora una volta di attuare un piano economico con provvedimenti che possano produrre risparmi di spesa aggiuntivi. Si aspettano, quindi, risultati da un risparmio sui costi della spesa, quella oggi affidata a Carlo Cottarelli che, attraverso l’uso delle  privatizzazioni, dovrebbe portare risultati utili. Il nostro Presidente Enrico Letta, in tono ridotto, sembra difendere la strada sulla tenuta dei conti, pur nella velata richiesta di non costringere troppo la possibile ripresa per la crescita del Paese.

La pesante mannaia delle richieste della Commissione europea che incombe sul Paese..spinge la nostra politica alla ricerca di strade a favore della vendita ai privati di una considerevole parte del nostro patrimonio.
Una politica incapace che, in questi ultimi anni, pare aver combattuto unicamente per un insensato conflitto tra le posizioni ideologiche, dimenticando di tenere il timone in direzione di un utile percorso, sperperando, in tal modo, tempo e beni pubblici. Una politica che dovrebbe combattere per proteggere le risorse del proprio territorio e non finire col venderle. Più che una vendita, quella che si attuerà sarà di certo una svendita a favore di qualche potentato in grado di speculare, arricchendosi ulteriormente.  Ma una simile svendita non potrà neanche bastare ad aiutare una spesa pubblica. Si tapperà un ulteriore buco senza risolvere il problema alla fonte.

La politica dovrebbe cercare di portare avanti un dialogo più intenso e di maggior ragionevolezza con l’Europa: Mettendo l’economia reale in prima posizione e cioè promuovendo idee in favore di uno sviluppo in collaborazione, al fine di sostenere maggiore crescita.

Il problema del debito pubblico soffoca tale crescita, motivo per cui occorre procedere con maggior tempo al suo ristabilimento, ponendosi in una fase di attacco e non di difesa, operando, per un lasso di tempo da definire, in favore di investimenti e non di un loro contenimento.  Una politica che dovrebbe battersi e battere i pugni sui tavoli degli accordi, facendo intendere alla stessa Europa che, se una via d’uscita esiste per un Paese come l’Italia, ancora ben messo come patrimonio privato, ma sicuramente ricco nella sua immagine territoriale, questa deve essere ricercata con attenzione in direzione di una crescita qualitativa. Una crescita che necessita di più tempo per la nostra Nazione, ma anche di figure politiche più nobili, attente e preparate.  

Forse.. è proprio questa la ragione per la quale l’Europa resta molto attenta al futuro processo politico del nostro strano, ma attraente Paese ed alle figure che nel futuro ne faranno parte.
vincenzo cacopardo 

Quando si perde il senso dello Stato…



Una pericolosa eventualità!

Un rischio connesso con la crisi del sistema che tocca il principio stesso dell’individuo nel contesto del quadro sociale:  Se è vero che vi sono individui che per costume si muovono contro le regole della società..è anche vero che, oggi, ve ne sono tante altre che non riescono più a condividerle e subirle!

Tutto ormai sembra perdersi in uno stato di assuefazione nei riguardi di un processo sociale che si muove attraverso regole vecchie.. che pretendono di rinforzare una legalità ma che in realtà, sembrano promuovere l’individualismo più sfrenato. Certe regole stridono fortemente con la realtà di una società che, nel suo veloce percorso, va perdendo ogni sicurezza sulle istituzioni.

Ma chi continua a sbagliare?...Uno Stato ormai sempre più assente riguardo agli insormontabili problemi..che si muove attraverso le istituzioni.. spesso complici di una politica inetta?..O i tanti cittadini che, nonostante una certa dose di volontà, potrebbero sentirsi frustrati e sottomessi da un destino che pare condizionarli inesorabilmente?

Il concetto di Stato va perdendosi…e più si perde, maggiore sembra diventare il valore che si attribuisce all’individualismo. Il forte personalismo contrasta la forza di una vera democrazia..

La società, meno condizionata dalle indispensabili e funzionali regole, trascina con se problematiche che si accavallano in una via senza ritorno. Lo scoraggiamento appare sempre più costante nelle tante famiglie che guardano con speranza ad istituzioni più sicure..ma che, malgrado l’impegno, appaiono trainate da un sistema che sembra procedere con l’abbrivio di un impulso spinto dal passato..

Ad uno Stato democratico ed in difesa di una società più sicura.. si è oggi sovrapposto un individualismo dettato da quella che appare l’unica regola secondo la quale un individuo conta: la forza assoluta del denaro! E ciò in mancanza di un cambiamento politico che avrebbe dovuto guidare il futuro su regole più adatte e consone allo sviluppo della stessa società.

Un popolo che è cresciuto in una società fin troppo libera, ma che si è emancipato senza una precisa e fondamentale cultura di Stato, in mancanza della quale si è sviluppato l’egoismo più deleterio…e soprattutto.. un’evidente sfiducia verso le Istituzioni.

Mai come oggi, la cultura di Stato dovrebbe essere salvaguardata e custodita con particolare attenzione. Essere tenuta in alta considerazione da chi opera in politica, poiché, sia le azioni che i comportamenti nei rapporti sociali, restano i valori fondamentali su cui poggia il sostegno della collettività ed il suo futuro.


In ogni rapporto sociale, si devono orientare e custodire  i comportamenti e le azioni.  Politica e sociale, in tal senso, non possono oggi, che vedersi unite per dare forza e sostegno ad uno Stato le cui fondamenta  paiono sempre più crollare.
vincenzo cacopardo