Non è mai stato messo in dubbio un cambiamento della Costituzione se tale è per migliorarla, ma non certamente per stravolgere i compiti, doveri e principi fondamentali!
Per fare maggiore chiarezza sull'argomento relativo al referendum circa la divisione delle carriere tra giudicante e requirente, non si potrebbe non tener conto della espressione che il capo di gabinetto del ministro Nordio ha pronunciato con particolare veemenza nei confronti dei magistrati... e cioè anche di se stessa... chiamandoli plotoni di esecuzione! A tal proposito non si può nemmeno escudere il fatto che la stessa Bartolozzi nel 2020 ha presentato, nella qualità di deputato, una proposta di modifica relativa all'articolo della Costituzione n°112: Una proposta dettata certamente da un proprio impegno, mai messo in discussione, verso l'ordinamento giudiziario che presagiva l'arrivo dell'attuale riforma sulle carriere.
Ricordiamo che l'articolo 112 cui si fa riferimento sancisce che il pubblico ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale stabilendo il principio di obbligatorietà per garantire l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Questo impone l'avvio delle indagini per ogni notizia di reato evitando discrezionalità.
Arriviamo alla proposta di legge costituzionale presentata nel 2020 n° 2720 dalla deputata che mirava già da allora alla modifica dello stesso articolo 112 in materia di esercizio dell'azione penale: L'obiettivo era quello di introdurre precisi criteri di priorità vincolandone le tempistiche per garantire maggiore efficienza del sistema.
Una proposta sicuramente interessante ed impegnativa, ma, con il dovuto rispetto, anche dirompente poiché stigmatizzava sul fatto che “l'azione politica contro il crimine, non essendo posta a carico dello Stato che, secondo la proponente, ne avrebbe avuto il primario dovere politico, non sarebbe dovuta rimanere posta a carico dei singoli uffici giudiziari e quindi dei singoli magistrati...sulla base di criteri altamente discrezionali.”. La proposta terminava con la definizione delle priorità dell'esercizio dell'azione penale che, al contrario, sarebbe dovuta spettare come supremo compito alla politica. Tale proposta di legge costituzionale mirava quindi a dare concreta attuazione a tale concetto rompendo un vincolo posto dalla stessa Carta.
Se pur questo, secondo la proponente, non avrebbe mai implicato alcuna subordinazione dei pubblici ministeri al potere politico e non avrebbe nemmeno posto un problema di depenalizzazione dei reati, si sarebbe comunque posto un chiaro problema di priorità e di competenza che andava sicuramente a scalfire un diritto sancito mettendo in crisi un bilanciamento dei poteri. Anche se, attraverso tale proposta, si sarebbero volute sommessamente garantire tempistiche e maggiore efficienza, non si sarebbe potuto escludere il fatto che la politica stessa avrebbe guidato l'esercizio delle azioni penali a propria discrezione ed interesse!
Si andava quindi a stravolgere un primario principio di competenza: sarebbe come, se al contrario, i magistrati potessero entrare nelle competenze di un Parlamento a dettare normative e tempistiche sulle leggi!
Si ha quindi la reale sensazione che la nuova riforma, anche se indirizzata sulla divisione delle carriere, abbia preso spunto da quella vecchia proposta del 2020. Oggi la Bartolozzi e' a capo del gabinetto del ministro della giustizia ed e' lecito porsi delle domande soprattutto dopo le sue declamate esternazioni!
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