04 set 2012

LA NATURA UMANA E LA FORZA DEL PENSIERO

"credere nella forza del proprio pensiero"  

La vita comune di tutti i giorni è rappresentata da una chiara differenza di uomini che determinano un vero cambiamento attraverso una azione personale del pensiero e da altri che passivamente si adeguano a ciò che, il complesso meccanismo del sistema, determina.
Anche nel mondo della politica vi sono personaggi simili. Alcuni si fanno trasportare da logiche superate, non preoccupandosi di incidere sui percorsi ormai obsoleti della dottrina. Essi intendono la politica solamente come un lavoro a cui adattarsi e non impegnano il pensiero per un vero miglioramento: Fanno riferimento a leggi, ad articoli, a ciò che una istituzione consente o non consente…. Sicuramente pochi sono coloro che incidono e contribuiscono ad una crescita dinamica di vero cambiamento che dovrebbe portare la politica verso il futuro. Il sistema somiglia ad un’onda dalla quale molti si fanno trasportare e contro la quale solo pochi sono disponibili a nuotare. “Nuotare contro”, non inteso come atteggiamento stoico di chi crede di poter cambiare il mondo, ma come maturazione culturale che riesca a far prendere coscienza delle nostre vere esigenze e che ci allontani dal cinismo di una società nella quale, poi, pretendiamo di vivere tranquilli.
Bisognerebbe non lasciare che quell’onda ci trascini con violenza verso un futuro privo di valori e che ci tagli definitivamente fuori da quelle essenziali valenze culturali le cui conquiste, nei secoli, sono costate battaglie pagate anche col sangue. Alcuni personaggi del passato hanno rotto il rigido pensiero comune pagando di persona, ma hanno sicuramente arricchito la società con la forza delle proprie idee e con una speranza che rappresenta un vero atto di fede nei confronti dell’umanità. Il rispetto che si deve a costoro è immenso! 
-Senza la forza delle idee e senza quella disperata volontà non potrebbe mai cambiare nulla!
Non intendendo proporre alcun termine di paragone con il ruolo avuto dagli eroici personaggi sopra citati, potremmo comunque azzardare, riferendoci alla politica, come essa di logica debba rappresentare una vera e propria missione nei riguardi della società. Un compito che non potrebbe mai essere slegato da pensieri, messaggi culturali e idee, ed in questo senso, qualunque innovazione anche di rottura, purché sensata e guidata con equilibrio, non potrebbe che risultare costruttiva. 
La mentalità odierna, di chi considera la politica solo in termini di competizione agonistica, contribuisce a favorire un pensiero sostanzialmente di reazione. Azioni e reazioni violente evidenziate in modo estremo nelle solite campagne elettorali. Ciò che nel proprio animo tutti vorrebbero da chi dovrebbe rappresentare gli interessi di una comunità sono: valori, sicurezza, giustizia ed efficienza; questo è quello che si attenderebbe quella enorme massa di giovani che continua a scostarsi, non da una sana e vera politica, bensì, da ciò che molta politica oggi rappresenta: potere, interessi, compromessi e mercato di valori. 
Si chiede una speranza per il futuro e con grande ostinazione, non si vuole accettare il gran bisogno di contatto e comunicazione che molti cittadini hanno con la politica. Il bisogno di farne parte attiva attraverso un dialogo più diretto con chi poi deve operare per risolvere le innumerevoli problematiche. Tutto ciò sembra fare comodo a molti, sempre meno preoccupati di ricercare soluzioni più giuste e consone all’odierna società.
Si crede, oggi, di poter risolvere il tutto con una maggiore semplificazione dei temi di carattere amministrativo e con l’affermazione di una falsa stabilità imposta dall’alto. Una illusoria “stabilità” che spesso dimentica le fondamentali basi su cui dovrebbe poggiare l’impalcato di tutta la materia: promuovere senza dialogare.., promettere senza mantenere.., operare senza realmente costruire.., reprimere per non prevenire.. e… via dicendo!
Percorsi che, se possono dare l’impressione di poter risolvere nell’immediato un’esigenza, finiscono con lo scontrarsi con ulteriori problematiche accavallate e moltiplicate nel tempo che creano, nel sistema, un moltiplicarsi di condizionamenti. Una costante pretesa di voler marciare dritti verso una qualsiasi soluzione, senza l’adeguata azione di studio propedeutica per la determinazione delle stesse esigenze.
Ancora più difficile appare tutto ciò nell’odierno scenario che tende ad imporre una scelta partitica bipolare quasi soltanto per definire sinteticamente una sicura governabilità: “Si tende ad imporre una governabilità per una illusoria stabilità che, favorendo una semplificazione amministrativa, potrebbe finire col soffocare sempre più i pensieri e precludere ogni strada alle idee.” 
Se si vuole davvero chiudere alle ideologie, si dovrebbe almeno aprire alle nuove idee!
In termini prettamente “politici”: non si dovrebbe soltanto chiudere la porta ad una “passata politica”, ma ricercare nuovi percorsi ed interrompere quella strada che identifica in una “destra” e in una “sinistra” ogni possibile programma politico. 
Se alcuni processi nel passato possono avere avuto una propria ragione di esistere, nell’immediato futuro, potrebbero finire col reprimere quelle idee innovative che di norma dovrebbero guidare l'adeguato percorso della cultura politica di ogni Paese.”
Nuovi sistemi in uso in molte Nazioni che mirano all’ambito traguardo di un bipartitismo, senza una azione culturale preventiva, potranno determinare errati processi che peggioreranno il giusto percorso qualitativo della politica. Occorrerebbe, invece, muoversi con la forza di una nuova” forma mentis”capace di riuscire ad estraniarci dalle logiche dei vecchi sistemi, che possa vedere oltre gli schemi del passato, con una dinamica più moderna ed una metodologia che guardi ad un vero funzionamento… Chiudere gli occhi ad un passato pieno ormai di inutile burocrazia e vuoto di azioni preventive assai più utili per la costruzione e la sicurezza della società, ma, soprattutto, senza l’assolutismo di un sistema che possa dividere il pensiero politico in due.
La divisione netta di due soli pensieri, senza un adeguato percorso, non può portare alcun beneficio alla indispensabile funzione della politica. Chi vuole imporre questi sistemi semplificativi per ricercare una più comoda governabilità, sembra non considerare assolutamente l’importanza di una azione culturale parallela che, se troppo costretta, finirà sempre col reagire violentemente all’evidente limitazione del pensiero. 
Sarebbe più utile dedicarsi al funzionamento del sistema evitando la ricerca di qualunque soluzione immediata anticostruttiva. La politica non potrà mai assumere posizioni nette, assolute e definitive, ma attivarsi di continuo per la ricerca di nuovi percorsi ed il miglioramento della sua azione, prevalentemente attraverso un dialogo. 
Senza un vero dialogo, con una scelta limitata a due monolitiche posizioni, schiacciando pesantemente ogni possibile pensiero aperto, si costringono ancor più le scelte dello stesso cittadino. Una società che si contraddice quando continua a ricordarci l’importanza dei valori che si vanno perdendo. Sarà mai possibile migliorarsi e coltivare valori se non proteggiamo i principi fondamentali della nostra cultura? 
vincenzo Cacopardo