05 nov 2015

Una nota all'editoriale di Salvatore Tramontano sul Giornale

Il commissariamento voluto da Renzi.. evidenziato in questo editoriale dal giornalista Tramontano.. è una realtà che si aggiunge alle tante critiche già espresse in questo blog: L'operato di un premier che si è sempre mosso con il metodo assoluto di chi, non trovando alternative valide e sicure, ha sempre finito col porre in campo soluzioni analoghe.Il sindaco d'Italia usa burocrati, magistrati, revisori dei conti e tappabuchi, in mancanza di alternative valide all'interno della sua compagine..anche perchè non ha saputo rottamare come si era proposto sin dall'inizio. In realtà il giovane e furbo Premier ha paura di chi si muove accanto e si fida persino poco della politica che lui stesso ha preteso.
Quando la democrazia finisce in soffitta, arrivano i prefetti..scrive giustamente Tramontano..Una realtà alla quale non è difficile dar conto!..Renzi ha rivoluzionato la politica in senso aggressivo e bellicoso.. creandosi amici..ma anche tanti nemici. Una metodologia che la politica non perdona! ...Un premier che ha disgregato e non aggregato, rendendo all'interno delle istituzioni autentiche contrapposizioni violente. 

Quel senso della democrazia a cui il giornalista fa riferimento.. sarebbe stato assai utile per un'opera di aggregazione fondamentale in un dialogo che sembra ormai definitivamente interrotto. La strada dei burocrati non è certo un successo per chi continua ad imporsi in tono tanto determinato ..irrispettoso e cattedratico... non rendendo merito ad una politica che si vorrebbe corretta e popolare e meno omologata in tal senso.
Di sicuro una ulteriore sconfitta della classe dirigente politica.
vincenzo cacopardo


Dall'Italia dei prefetti al Partito della Nazione, la marmellata di Renzi

"Se Renzi sta commissariando l'Italia, con uomini catapultati dall'alto, con questa fissa della task force straordinaria di burocrati, magistrati, revisori dei conti e tappabuchi, significa che la politica è un bluff"

Quando la democrazia finisce in soffitta, arrivano i prefetti. Questi servitori dello Stato saranno anche bravi ed efficienti, come Tronca spedito da Milano a Roma, ma rappresentano un sintomo di un male che non va sottovalutato. Se Renzi sta commissariando l'Italia, con uomini catapultati dall'alto, con questa fissa della task force straordinaria di burocrati, magistrati, revisori dei conti e tappabuchi, significa che la politica è un bluff. È solo parole, battute da sit-com con risata preregistrata, carosello pubblicitario e presa per i fondelli. Significa che la politica non fa il proprio mestiere. È fallita e soprattutto non sceglie e non fa scegliere. I prefetti sono una sospensione della democrazia, sono il segno che la crisi morale, economica e istituzionale è così incancrenita che serve il dictator dell'antica Roma repubblicana. È la più classica sconfitta di una classe dirigente. Non solo, però. È anche un atto di sfiducia verso gli italiani. È come dire: noi abbiamo fallito, ma voi non avete voce in capitolo, perché la retorica del popolo sovrano è una bufala. Niente elezioni, niente voto, nessun controllo.
Il capostipite di questa Siberia, di questo congelamento della democrazia è stato il presidente poco emerito Giorgio Napolitano. È stato lui il maestro della sfiducia al popolo. Renzi segue la sua lezione. La conseguenza di tutto questo, al di là delle buone intenzioni dei prefetti, è l'omologazione. Si fa passare l'idea che l'amministrazione di una città non sia più una questione di scelte e di costi sociali, ma basta applicare il manuale del bravo amministratore statale. Come se su ogni questione, dai tram alla gestione dei campi profughi, non ci sia una scelta politica, una visione del mondo, una destra o una sinistra. L'inganno è questa finta neutralità. Così anche i potenziali candidati sindaci si presentano come «super partes», come personaggi senza partiti. Negli ultimi giorni lo abbiamo sentito dire anche per le candidature nelle grandi città: né destra, né sinistra. Quello che non si dice, però, è che lo Stato in questo gioco è Renzi. È lui che alla fine muove i fili, ma non ci mette la faccia. È comodo, perché in questa marmellata nessuno si assume responsabilità. Non c'è scelta, non c'è voto, non si paga pegno, non rischia nessuno. Chi perde è solo l'Italia. Siamo in pratica tutti prefetti. Tutti neutri, tutti statali, tutti grigi, tutti indeterminati, tutti Ponzio Pilato, tutti cittadini onorari del Partito della nazione. In pratica siamo tutti un po' Renzi.
Salvatore Tramontano


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