8 mar 2016

Non peggio, nè meglio... ma in difesa di un principio democratico

di vincenzo cacopardo

In riferimento agli articoli del giornalista De Bortoli..che definisce il renzismo, "un prodotto di sintesi del berlusconismo di sinistra”. Domenico Cacopardo si esprime così su italia oggi:

Sembrava scritto tra la fine degli anni ’80 e i primi ’90, il pezzo di Ferruccio de Bortoli dell’altro giorno sul Corriere. Lamentava, l’ex direttore, che la distanza tra cittadini e politica sia crescente anche in relazione alla flessione del numero di coloro che, a ogni elezione, raggiungono i seggi e depositano la propria scheda. Una sorta di nostalgico com’eravamo, riferibile ai primi decenni della nostra democrazia, nella quale partiti di massa organizzati secondo la lezione del leninismo, mobilitavano le masse e le convogliavano a votare per appartenenze più che per programmi. Il sistema aveva una sua logica e, in fondo, funzionò per cinquant’anni, anche perché i partiti, pur privi di una disciplina legislativa, erano un luogo di incontro, di dibattito e di selezione di una classe dirigente che seppe affrontare momenti drammatici superandoli con efficacia.”

Nell' articolo Cacopardo mette in evidenza la differenza tra uno Stato liberal-democratico e uno Stato di tipo peronista..sottolineando che: “nel primo si realizzano periodici, frequenti incontri elettorali con la cittadinanza, sempre chiamata a esprimere un giudizio su come s’è governato e su come ci si propone di governare mentre nel secondo ci si rivolge direttamente al popolo, l’organo più ondivago e influenzabile che ci possa essere, in mancanza di regole stabili...Non sarà la crescita della governabilità in Italia a metterne in discussione la sostanza democratica. Gli Stati Uniti, il paese nel quale è maggiore il peso del presidente, un re senza scettro, rimangono una grande democrazia.”

Al di là delle espressioni usate da Domenico (ondivago ed influenzabile) mi sembra assai semplificativo esprimere a priori ogni giudizio verso un popolo che viene sempre più costretto e ridotto nella sua espressione democratica. E' poco appropriato il confronto con il passato espresso nel suo articolo dal itolo: Quant’ era bello, quand’ era peggio”.. Con le urne piene di voti espressi dalle truppe cammellate.

Non me ne voglia il cugino..ma non mi sembra utile mettere a confronto due periodi così diversi per tempo, per storia e per cultura di valori...e persino per condizioni economiche e sociali! Abbiamo potuto constatare come tanti governi in questi anni siano stati "ondivaghi ed influenzabili" allo stesso modo in cui Domenico definisce il nostro popolo.. e come proprio l'ultimo, sotto il premierato di Renzi, lo sia di continuo nei confronti di decisioni importanti...come gli immigrati..la guerra e le adozioni. Un esperto consigliere di Stato dovrebbe comunque anche percepire quale distanza in questi anni si è posta tra i cittadini e le forze politiche per via di sistemi elettorali e le deformazioni partitiche volutamente manomesse in favore di chi governa..Governare è un fine e non il mezzo per ostentare forza, potere e decisioni assolute.. Il compito di un esecutivo dovrebbe essere quello di eseguire in favore di una democrazia parlamentare robusta ed equilibrata che non può che scaturire dalla forza stessa del suo popolo...ondigavo od influenzabile che sia! 
Il percorso da seguire per riformare dovrebbe partire da questi precisi principi attraverso una impegnativa ricerca...che nessuno oggi si propone di portare avanti.

Continuo poi a porre molti dubbi sulla sostanza di una democrazia americana: Una democrazia che pur fingendo di partire dal basso.. opera solo in favore di chi ha potere e risorse finanziarie notevoli. Al di là di questi requiliti.. chiunque altro pare venga tagliato fuori dalla loro politica! 
Quando molti credono che la democrazia americana sia la migliore espressione di democrazia…non fanno che idealizzarla e come tale finiscono per esaltarla ..in realtà essa rappresenta un chiaro accentramento di poteri che lavorano uniti per una economia mondiale dalla quale trarre dubbi benefici privati. La loro politica.. che tanto esalta il termine "democrazia" difendendolo a spada tratta.... poi, nei fatti, non fa altro che falsificare l'essenza reale della società, la quale sembra perennemente soggetta solo ed unicamente ad interessi di capitali personali. Una vera democrazia non potrà mai attecchire in senso positivo in ogni Paese dove si esalta il mito ed.. ancora più difficilmente potrà mai radicarsi in un Paese come l’America che è depositario stesso del “mito”.

Domenico Cacopardo spiega che l'unico punto giusto su una affermazione condivisibile espressa da de Bortoli è l’auspicio di una disciplina dei partiti che imponga loro statuti democratici, garantendo la libertà di espressione degli iscritti con modalità garantite...aggiungendo che questo è proprio l’oggetto di un disegno di legge di prossima discussione. 
A tal proposito è più che logico rimarcare come questo punto sarebbe dovuto essere il primo ad essere affrontato dalle riforme suggerite dalla “bella addormentata tra i Boschi” (una ministra che continua ad operare deformando più che riformando in senso innovativo i principi di una democrazia.. a comodo uso di una sicura e facile governabilità) .Il suo percorso di riforme è tanto semplice e superficiale.. racchiuso in un contesto categorico..che persino un qualunque studentello lo avrebbe potuto portare avanti.


Non possono essere le figure di Zagrebelsky e Rodotà il punto in questione che solleva la forte critica di Domenico Cacopardo, come non può esserlo la stessa critica su Renzi proposta da De Bortoli, ma sembrano esserlo i principi ed un pensiero rivolto verso la difesa dei valori che si vorrebbero garantire per evitare che una democrazia possa soccombere.

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