19 mag 2017

Classe politica, ruoli distinti e perenni conflitti

di vincenzo cacopardo

La politica rimane in perenne crisi di efficienza. Da tempo non riesce nella ricerca e nella elaborazione di un sistema più corretto adeguato al processo di crescita di una moderna società globalizzata. Si sostiene che una necessaria governabilità debba rimanere primaria rispetto a tutto il resto e cioè... che senza un governo forte non sarà mai possibile procedere nell'amministrare il Paese. Tale presupposto, in sè più che giusto, viene però messo in continuo dubbio quando la stessa governabilità pretende di imporsi su un principio parlamentare che risulta fondamentale per gli stessi valori della nostra repubblica democratica.

Da questo presupposto non se ne esce.. e non se ne uscirà mai se la base del dialogo sul quale si impostano i principi non si allarga...se lo sguardo ed il pensiero dei politici non si amplia in una percezione più libera e spaziosa. Malgrado gli sforzi.. la classe politica rimane ferma.. senza idee in proposito.. andando alla ricerca di novità frivole..per lo più generiche.. mantenendo quella forma mentis che si esprime su principi in essere obsoleti e paradigmi  poco utili.

E' ormai chiaro che il legame tra il potere legislativo con quello esecutivo, sostenuto in modo spesso conflittuale da questi nostri Partiti mai regolarizzati, caratterizza il peggioramento di una politica che, pur volendo apparire moderna attraverso il sostenimento di slogan e nuove figure, finisce col deteriorare ogni possibile costruttivo dialogo con i cittadini.

La distinzione dei ruoli.. di cui tanto si è parlato in questo Forum attraverso le varie analisi postate..è ormai una necessità. Il modo di stabilire questa separazione con metodo funzionale resta da risolvere, ma è anche vero che in proposito non si fa alcuno sforzo per ricercarlo. I conflitti d'interesse sono ormai all'ordine del giorno.. ed è ormai più che sicuro che chi opera per una politica di ricerca e di condotta parlamentare..dovrebbe restare estraneo ad ogni inclusione di carattere governativo. Chi, al contrario, appartiene ad una attività governativa non potrebbe avere rapporti diretti con i Partiti..e conseguentemente con ogni attivita' parlamentare.


Le forze della politica e della cultura del nostro Paese, non possono non riflettere sul fatto che: un “cambiamento” più personalizzato della “nostra politica” ci darebbe di logica, più autonomia e più qualità, portandoci ad essere più duraturi anche in termini di governabilità, quindi, persino più competitivi. Fino ad oggi, tutti i politici, sembrano essere rimasti confusi o assenti di fronte al problema delle utili riforme della politica. 
L’equilibrio ci dovrebbe suggerire una chiara divisione di questi ruoli spettanti alla politica attraverso due azioni: L’una “induttiva”(Parlamentare) ed un’altra “deduttiva” (Governativa), che realizzi i desiderati bisogni. Si legifera e per questo si governa! Ma l’attuale modo di governare e legiferare insieme, con i moderni sistemi di sintesi imposti dai Partiti, sta sottoponendo tutto il nostro sistema politico istituzionale ad un orribile spettacolo. Meglio sarebbe tendere a diversificare i compiti per non comprometterne i ruoli e determinare meglio lo scopo delle diverse azioni. Un’esigenza ormai spinta dal tempo che negli ultimi anni ha visto crisi di valori e di identità nel processo evolutivo di una società che marcia fin troppo spedita e che tende a determinare scelte non partendo da un percorso più logico.

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