12 dic 2013

LA POLITICA DEL FARE.. E LA FORZA PER REALIZZARE


Due azioni …  un unico percorso
vincenzo cacopardo

Sarebbe bene riflettere su quello che in questo momento accade nel nostro Paese..senza lasciarsi prendere dalle euforiche reazioni che non permettono più alcun dialogo..Comprendere attentamente ciò che porta rilevanti conseguenze sull’azione governativa e nel contempo, pericolosi disordini per le strade… Un’analisi che, per quanto mi riguarda, si concentra su un aspetto di natura culturale e mentale dell’odierno modo di considerare la politica.

Sembra di capire che.. nella nostra società, oggi, vi siano due correnti di pensiero distinte, due modi di affrontare la materia politica percepite dai cittadini… Oltre alla già tanto declamata forbice tra ricchezza e povertà, dobbiamo fare i conti con un altra... relativa a due diversi modi di vedere una politica basata su differenti esigenze. 

-Da un lato vi sono quei cittadini che reclamano in prevalenza una immediata governabilità per soddisfare i bisogni occorrenti e far sì che possano risolversi, al più presto, gli innumerevoli problemi contingenti il lavoro…Un concetto..anzi una precisa esigenza più che giustificata, confortata da quei politici che hanno la visione fortemente pragmatica della politica, la quale deve poter svolgere pienamente il suo ruolo amministrativo senza alcun condizionamento da parte dei Partiti… Una impostazione politica che procede nella continua ricerca di figure predominanti adatte a svolgere un ruolo di leader con grandi capacità comunicative per trascinare il popolo nell’enfasi di possibilistiche soluzioni.

-L’altro pensiero.. pone in prima battuta l’importanza di un percorso, a volte demagogico, ma anche ideativo, di una base di dialogo di primaria importanza rispetto alla stessa governabilità, per poter fornire un’ampia voce di consenso sui programmi, senza i quali, ogni cittadino potrebbe sentirsi escluso o perennemente ingannato.

Ambedue i pensieri appartengono all’azione funzionale della politica, ma si scontrano tra di essi per questioni pratiche e temporali che sembrano non lasciare più spazio, restando legati ai reali aspetti sociali di una violenta globalizzazione che pare ormai aver condizionato il percorso di una politica più costruttiva.

Se oggi Matteo Renzi rappresenta il simbolo della prima concezione, quella relativa al gran bisogno di una governabilità come azione primaria… probabilmente e forse anche inconsciamente, tutto il popolo di Grillo e una buona parte di chi si astiene dal votare, rappresenta l’altra parte della forbice, quella che non si persuade di come si possano continuare a sostenere governabilità generiche senza accorciare il percorso astruso con le istituzioni. Senza, quindi, rendere indispensabile la voce dei cittadini, ma cercando di escogitare incomprensibili o ristretti, sistemi elettorali.
 
La politica non è solo scienza del governare ma è anche arte dell’ideare e ciò non può farlo solo un leader. L’ideazione dei programmi non deve nascere dall’alto ma crearsi dal basso attraverso le associazioni, i Movimenti ed i Partiti.. nei modi più liberi ed aperti…. E’ lì.. che bisognerebbe battere…prima che sui modelli elettorali!

La vera questione odierna è proprio quella di poter ricercare quell’essenziale equilibrio tanto da non precludere le idee e le necessità volute dal basso, senza troncare la indispensabile esigenza governativa. Se al contrario ricerchiamo governabilità affrettate e prive di una vera forza democratica... o ci poniamo  in contrasto contro l’idea di uno Stato.. cercando di distruggere ogni cosa, non potremo mai sciogliere il nodo del problema…rischiando di peggiorare il tutto.

Due aspetti determinanti per una costruzione della politica, due facce di un unico problema che devono essere prese in considerazione con  attenzione e con maggior metodo per raggiungere un unico percorso funzionale attraverso una ricerca che possa rendere più logica e sicura la stessa azione della politica.

Pragmatizzare ostentatamente....attraverso una comunicazione... impedendo un libero e sano percorso, potrebbe arrecare maggior danno. Chi pretende di imporre sistemi semplificativi per ricercare una più comoda governabilità, sembra non considerare assolutamente l’importanza di una azione culturale parallela che, se troppo costretta, finirà sempre col reagire violentemente all’evidente limitazione del pensiero”. 

In un sistema di democrazia, qualunque politica del “fare” troverà, un muro di fronte all’impossibilità di ricercare preventivamente quell’ equilibrio fra le due indispensabili azioni, compromettendone, successivamente, l’utile opera di realizzazione.



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