13 apr 2015

Equilibrio e contemporaneità nella lettura dei testi sacri

di vincenzo cacopardo

Francesco Alberoni a proposito dello studio dei testi sacri e la differenza tra noi e loro...scrive:

Per capire la differenza che c'è fra il cristianesimo e l'islam partiamo dal celebre passo della Bibbia in cui Giosuè, dopo aver pregato il Signore, gridò alla presenza di tutti gli israeliti: «Sole, fermati su Gabaon! E tu, luna, sulla valle di Aialon! Il sole si fermò, la luna restò immobile, un popolo si vendicò dei suoi nemici». «Vedi - dissero a Galileo - se il libro sacro dice che il sole si è fermato vuol dire che si muoveva e la tua teoria eliocentrica è sbagliata». Galileo rispose che la Bibbia aveva usato solo il linguaggio dell'epoca. Ma vi sono passi della Bibbia che non sono solo in contrasto con fatti naturali ma anche con l'insegnamento del Vangelo, per esempio quando Dio comanda a Giosuè di sterminare tutta la popolazione di Gerico: «Donne, fanciulli e vecchi e buoi, e pecore e asini» (Giosuè 6, 21). I filosofi e gli storici cristiani hanno spiegato questi massacri come la sopravvivenza di costumanze antiche poi superate. La Bibbia per i cristiani va quindi analizzata, storicizzata, ricondotta all'epoca in cui è stata scritta. I sacerdoti nei seminari perciò studiano storia, linguistica, filosofia, antropologia. Invece il Corano per i musulmani proviene direttamente da Allah di cui è la parola unica e definitiva. Esso è increato come Lui e tutto ciò che noi possiamo sapere di Lui e tutto ciò che Egli vuole dai sui fedeli è scritto nelle sue pagine. Anche il Corano ha una esegesi. Ma questa può essere fatta solo da grandi dotti e i suoi passi non possono venirne storicizzati, cioè ricondotti ad una particolare circostanza o ad un particolare momento storico. L'esegesi consiste nello scavarli e riscavarli più a fondo facendone emergere l'infinita ricchezza. I corrispondenti dei seminari cristiani, le scuole coraniche, sono molto diverse. Vi si impara il Corano a memoria, si studia la lingua araba, l'esegesi coranica, l'esegesi della sharia (il diritto islamico), e infine l'esegesi degli hadit e delle azioni del profeta. È un universo autosufficiente e chiuso in cui qualsiasi altra interpretazione o spiegazione psicologica, storica, sociologica o antropologica sarebbe considerata blasfema.”

Risulta più che evidente che i musulmani si sono sempre dovuti confrontare con la civiltà e la cultura occidentale la quale, avendo apportato un certo progresso, li ha sempre costretti a difficoltà nel comprendere e, spesso..anche a duri scontri. Il loro scritto sacro “il Corano” deve intendersi come un testo di attività consueta della parte più originale dell'esegesi musulmana contemporanea... e potrebbe anche essere sottoposto ad un esame persino letterario, oltre che sociologico.. che ne possa fare emergere l'importanza del messaggio rivelato in sè, ma anche rappresentarne lo strumento di una trasformazione storica....Non potrà mai essere facile per una cultura occidentale poterlo apprezzare.. poiché esso è la partenza di un rovesciamento della stessa conoscenza scentifica religiosa al fine di porre al centro un Dio che è il fine dell'agire umano.

Qualcuno ci spiega come vi sia un grande interesse di metodo esegetico per interpretare il Corano: Tutta l’esegesi tradizionale procede commentando versetto per versetto, in un modo per così dire atomista, senza considerazione per il contesto. Nel migliore dei casi un versetto sarà messo in relazione con un altro passo situato altrove nel Corano (ciò che gli esegeti hanno definito «il commento del Corano attraverso il Corano»), ma molto raramente il senso di un versetto viene ricercato a partire dal suo contesto immediato. La critica storica, tuttavia, mette legittimamente in dubbio l’autenticità di molte di queste “occasioni della rivelazione”, che sembrano piuttosto fabbricate a posteriori per spiegare un versetto più o meno oscuro. Reinserito nel suo contesto letterario, il senso di un versetto emerge spesso senza che sia necessario ricorrere all’artificio di questi supposti contesti storici. È ovvio che il senso del testo suggerito dall’analisi retorica potrà talvolta allontanarsi da quello della tradizione esegetica classica”.”

Ma tornando alla analisi di Alberoni (logica oltre che chiara) sulla differenza esistente tra le sacre scritture...non si può escludere una certa limitazione del testo sacro orientale tendente a bloccare ogni variabile che una certa modernità continua ad apportare nella società. Al contrario di ciò che (anche se con timore e lentezza) sembra essere avvenuto nei testi sacri occidentali. Lavoro che lo stesso Papa Francesco, con estremo coraggio, sta conducendo nella sua opera di evangelizzazione sulla religione cristiana. Non vì è dubbio che secondo i musulmani il testo della rivelazione coranica rimane più che mai immutabile..come lo è rimasto nel corso dei secoli; conseguentemente esso viene tramandato dai musulmani parola per parola, lettera per lettera...senza alcuna possibilità interpretativa mutevole nel tempo.

Ha ragione quindi Alberoni nell'affermare che i testi sacri andrebbero sempre analizzati e storicizzati, riconducendoli all'epoca in cui sono stati scritti. Ciò varrebbe anche per il Vangelo che...pur indicando dei messaggi cristiani di alto valore etico ed umano.. nella lettura..può dare un senso di una percezione di vita ben diversa e lontana da quella del contesto attuale. Un rapporto di vita odierno differente.. che non penalizza in sè il messaggio di Cristo, ma che impone una lettura del testo più profonda.. al fine di riuscire a sposarlo con la realtà sociale odierna. La difficoltà per l'uomo sta quindi nel saper leggere tali testi e saperne riportare i valori nel contesto contemporaneo con grande equilibrio e profondo senso umano.   

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