4 mag 2013

Il pensiero Keynesiano nel paese privo di lavoro



di vincenzo cacopardo
Secondo alcuni politici...la teoria di John Maynard Keynes, noto economista britannico vissuto tra il diciannovesimo ed il ventesimo secolo, potrebbe risultare decisiva per le odierne sorti della nostra economia.

Il pensiero moderno deriva da Keynes nella misura in cui si serve delle analisi delle quantità globali e pone il rilievo dell’esigenza monetaria. La sua “rivoluzione” risulta decisamente sensibile ed utile ad una certa politica economica, poiché…la piena occupazione è sempre stato uno degli obiettivi di qualunque governo.


Egli ha sicuramente contribuito alla determinazione di una politica interventista..razionale e quantitativa….Insomma: se per gli economisti classici..la disoccupazione viene considerata volontaria e come logico risultato di un insufficiente elasticità dei salari, per Keynes essa deriva da una mancanza effettiva della domanda. Ma poiché la domanda al consumo diminuisce in relazione al reddito,…si potrà determinare un aumento dell’occupazione solo con l’aumento degli indispensabili investimenti.


Sappiamo  che Keynes ha concentrato il suo impegno nello studio dell'economia...dalla produzione di beni alla domanda. Egli ha posto l’attenzione su talune circostanze in cui la stessa domanda aggregata è insufficiente a garantire occupazione: Per lui,.. necessita un sostegno pubblico come risposta poiché..in alternativa, vi sarebbe un pesante prezzo da pagare attraverso un aumento  della disoccupazione. Quando la domanda diminuisce, è assai probabile che cali anche la potenzialità di sfruttamento della stessa capacità produttiva. 


Nasce ..quindi un'inevitabile  necessità di intervento da parte dello Stato per incrementare la domanda globale..e…conseguentemente, aumentando i consumi, aumenteranno anche gli investimenti e l'occupazione.

Una teoria decisamente opposta a quella classica in cui si ritiene che il mercato in sé riequilibra domande ed offerte in modo quasi naturale.   
Secondo Keynes ..il tasso di interesse non è il premio per il risparmio o per astenersi dal consumo abituale, ma, piuttosto,  rappresenta  l’opportunità di detenere la moneta in una forma liquida e di non utilizzarla per acquistare titoli o immobili o altre attività fruttifere. La scelta di conservare la ricchezza è determinata dal livello del tasso di interesse.


Per Keynes.. una certa preferenza per la liquidità aumenta quando diminuisce il tasso di interesse, poiché l’abbassamento del tasso di interesse consente.. di poter detenere moneta approfittando di un possibile aumento del tasso nel futuro. Inoltre potrebbe evitare perdite ad un possibile  valore dei titoli.


Vi è poi il noto moltiplicatore keynesiano che rimane uno strumento fondamentale di analisi. Elaborato.. esso permette di individuare l'effetto di un certo livello di consumo all'interno del sistema economico. Il moltiplicatore misura la percentuale di incremento del reddito nazionale in rapporto all'incremento di una o più variabili. 
Ma sarebbe troppo dilungarsi in questo argomento a livello didattico ..quando ciò che interessa del pensiero di Keynes a livello politico… è proprio l’importanza che egli pone nel bisogno degli investimenti affinchè un’economia possa trovare uno sfogo continuo ed un migliore equilibrio. 
Sebbene le teorie Keynesiane..di cui tanto si parla, vadano oltre tutto ciò...approfondendo altre particolari analisi e mettendole in rapporto, non v’è dubbio  che oggi nel nostro Paese..sembrano mancare  gli indispensabili investimenti….e mai… come in questo momento storico, pare esservi un gran bisogno di lavoro.


Ha dunque ragione Keynes…o dobbiamo seguire il classico sistema dottrinale in cui si ritiene che il mercato si riequilibrerà da solo?..Ai grandi luminari dell’economia la valutazione…ed alla politica la determinante scelta da cui dipende il destino economico del nostro Paese...
   

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