19 dic 2013

Il programma: un "principio" politico sul quale impegnarsi...



POTERI SUPERATI, VECCHIE CONTRAPPOSIZIONI ED ETERNI CONFLITTI
di vincenzo cacopardo

“Nella forma politica di organizzazione dei poteri del nostro Stato, quello “legislativo” ha una importanza fondamentale per la concreta realizzazione di uno “Stato di diritto” nel quale tutte le istituzioni sono sottoposte alla legge. La realizzazione dello Stato di diritto comporta l’obbligo delle istituzioni statali a mantenersi entro i limiti della legge, ma questi limiti assumono un carattere di rilievo politico quando il cittadino, titolare delle sue libertà civili, vi si trovi in conflitto.”

Molti cittadini si domandano oggi, se possano ancora esistere concetti fondati su una divisione Destra-Sinistra, e se la vita politica, malgrado sia sempre stata segnata da un percorso ideologico costruito attraverso questa dialettica, possa continuare a contribuire positivamente in favore di un funzionamento sociale. 
I politici di tutto il pianeta fanno ancora credere che possano esistere questi percorsi anche perchè, tale suddivisione ideologica, offre loro la possibilità di continuare ad esprimersi in una vecchia logica al fine di poter restare incollati ad un sistema. 

Che possano esistere ideologie diverse, nel nostro pensiero, è più che legittimo sebbene, in un contesto di moderna politica, si dovrebbe lavorare per un processo di crescita e di benessere in favore dei cittadini con più sinergia, seppure, con idee diverse. Una nuova politica dovrebbe spingersi a vedere la sua capacità funzionale non più nella classica visione di una linea di divisione che contrapponga una Destra e una Sinistra, ma in quella più moderna di una linea che divida, in modo equilibrato ed efficace, la funzione Governativa da quella Parlamentare.

Questo è ciò che in parte ho già messo in evidenza in un precedente post “le nuove geometrie politiche”. In quel post aggiunsi che sarebbe ormai fuori dal tempo poter continuare ad indicare come “poteri” quelli che oggi dovrebbero essere interpretati come “ordini od organi”. 
Andando avanti nella ricerca pare individuarsi la forza di un potere nel fondamentale principio in un “programma”. Un programma guidato dai cittadini con la stretta collaborazione dei Partiti che, appositamente rinnovati e disciplinati, sarebbero in grado di renderlo fattivo e funzionale.

Il programma condotto dai cittadini potrebbe rappresentare il vero punto fermo ..un principio su cui potrebbe far forza la società civile ed attorno al quale dovrebbe ordinarsi funzionalmente tutto il complesso istituzionale. Il programma dovrebbero rappresentare il vero punto di partenza.. quanto, invece, non potrà mai esserlo un esecutivo che opera al suo servizio. Nè potrà mai esserlo un ordine giudiziario che opera per la difesa ed il rispetto della legalità.

Oggi un grosso equivoco consiste nella visione di “potere” di un Ordine giudiziario e nel fatto che, ogni giudice, a causa della delicatezza del suo compito e.. per poterlo svolgere in modo realmente indipendente, ciò che dovrebbe rifiutare è proprio un suo governo, tanto che sia in mano all’esecutivo o in mano a qualsiasi altro organo. Forse la strada da seguire dovrebbe essere quella di ridurre al minimo la necessità di governo dei giudici.. facendo il possibile per regolare a mezzo della legge la loro carriera: Nella allora costituzione del CSM non si è tenuto  in giusta considerazione quell’assioma politico che, creare un potere…comporta, inevitabilmente, il sorgere di molti desideri per la sua conquista. Se questo potere si pone nelle mani degli stessi giudici, la conseguenza inevitabile sarà sempre quella dello scatenarsi di una guerra interiore tra di loro per la stessa conquista di detto potere.

Dare una responsabilità, di tutto ciò che oggi accade nelle istituzioni, all’ordine giudiziario, significherebbe, perciò, non aver ben compreso il grande conflitto permanente nella politica in quell’azzardato gioco delle parti che tiene legati legislativo ed esecutivo da una vecchia logica, la quale genera inequivocabili e perenni conflitti che aprono la strada agli evidenti compromessi, richiamando l’interesse ed il dovere di chi, in vero, è chiamato ad un controllo per Costituzione.


Se la divisione delle carriere dei giudici (magistratura requirente-giudicante) è corretta, non potrebbe essere utile e complementare.. anche quella dei politici (politica legislativa-esecutiva)? 

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