11 apr 2014

il "deja vu" di Domenico Cacopardo


di domenico Cacopardo
La sensazione è il deja vu, ma l’enfasi espressa sul Def e sui tagli ha un sapore diverso, frutto della capacità di persuasione di Matteo Renzi (in piena campagna elettorale), e di alcune scelte ben precise di politica fiscale.
Mancano molte cose utili che potrebbero dare un positivo choc alla comunità nazionale, prima fra tutte l’abolizione dell’Irap. La presenza a via XX Settembre di un professionista di alta qualità come Padoan è, però, una rassicurante garanzia di serietà. È il resto che preoccupa: la scelta di un alieno come Cottarelli per la spending review, l’effettiva realtà delle amministrazioni pubbliche, nazionale, regionali e comunali, il dilettantismo goliardico di diversi ministri, il medesimo premier, un simpatico Giamburrasca senza senso dei limiti, danno l’idea di una divertente (e drammatica) avventura fine a se stessa, incapace di incidere sulla situazione politica, istituzionale ed economica.
Anche perché, quando qualcuno prova a intervenire nella discussione, come ha fatto Bersani per le riforme istituzionali, emerge tutta l’inconsistenza del gruppo dirigente del Pd, il cui pensionamento è stato raccolto come una mela matura dal boy-scoutfiorentino.
Non approfondiremo il contenuto del Def: questo giornale se n’è occupato con dovizia di particolari, spiegando che si tratta di un piano triennale che deve essere implementato, per diventare operativo, da un complesso di norme, alla cui scrittura, oltre che i team di Padoan e di Poletti, metteranno mano i carneadi di cui sono stati riempiti i gabinetti dei ministeri e di palazzo Chigi.
Torneremo sul clima politico, che è poi la parte più evidente della fase di passaggio nella quale siamo immersi: dopo vent’anni in mezzo al guado, ci siamo avvicinati alla riva, anche se sappiamo che contiene gravi insidie non superabili con la goliardica superficialità del nostro timoniere.
Ebbene, al di là dei mal di pancia di un piccolo pezzettino di Pd, il problema dell’oggi è la decisione del Tribunale di sorveglianza sul futuro prossimo di Berlusconi e le sue conseguenze sulla politica di Forza Italia.
Tra le varie possibilità emerse nei giorni scorsi, la più attendibile è quella di un affidamento ai servizi sociali che gli consenta un limitatissimo diritto di parola e di tribuna. In questo caso, gli scossoni sulla situazione parlamentare sarebbero ridotti e il patto Berlusconi-Renzi potrebbe reggere.
Il ragazzo fiorentino, allevato a pane e volpe, ha già preparato, però, le contromisure a un eventuale rottura.
In realtà, di fronte a lui rimane solo un avversario, Mangiafuoco-Grillo, vecchio uomo di spettacolo più che di sostanza, che per quell’inspiegabile rapporto tra il pubblico e un istrione, è diventato l’interprete di un pezzo di Italia, incapace di ragionare seriamente sui termini delle questioni nelle quali ci dibattiamo ma emotivamente pronto a schiaffeggiare chiunque prospetti un ragionamento serio, responsabile e privo di demagogia.
Quest’idea di due personaggi che, isolatamente, occupano il proscenio italiano è sconfortante. Accostata alle altre preoccupazioni, fa rimanere gli italiani col fiato sospeso e gli osservatori internazionali con tutte le loro vecchie, esagerate diffidenze.




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