7 lug 2014

La paranoia del vicepresidente



DISCIPLINARE I PARTITI PRIMA DI PARLARE DI PREFERENZE
di vincenzo cacopardo
Il vicepresidente della Camera Di Maio..con l'usuale temperamento, nell'esporre il piano della legge elettorale di 5Stelle... insiste sull'argomento delle preferenze.. Questo sembra essere rimasto l'argomento principe del suo Movimento ..senza meglio concentrarsi sull'insieme di tutte le riforme istituzionali e costituzionali... che saranno al centro del cambiamento della politica per il futuro del Paese...

La domanda più logica per chi ha creduto nell'opera di cambiamento della politica attraverso un consenso a 5Stelle..dovrebbe essere: discutiamo di riforme partendo dalla base di una ricostruzione della democrazia....che non deve necessariamente essere quello di una preferenza.
Il suo movimento si propone oggi di ridiscutere con Renzi le linee per la legge elettorale non comprendendo esattamente il pensiero dell'avversario che ha di fronte ed i principi a cui non potrà mai sottrarsi.

Quelli di Renzi sono principi specifici che guardano ad una governabilità sicura determinata dall'alto e che contrastano in modo assoluto con i diversi principi che lo stesso Grillo ha sempre combattuto. Quelli di Renzi sposano chiaramente il pensiero di un decisionista simile a Berlusconi...  Il Premier vuole un bipolarismo netto che separi il bianco dal nero..La sua mentalità di sindaco non gli fa vedere oltre ...preme quindi per sistemi maggioritari che possano premiare un unico vincitore...per lui politica e calcio sembrano essere la stessa cosa.....mentre Grillo ha sempre parlato di democrazia diretta dando molto più peso alla base della rappresentanza: un principio che si accosta a modelli proporzionali più vicini ai valori di una democrazia e che dovrebbero spingere nella ricerca di una governabilità voluta dal basso..L'errore che ha sempre commesso Grillo è stato quello di poter credere di far nascere... senza un preciso dialogo ed in un'ambigua conoscenza... una vera forza politica.

In questo quadro che vede due logiche di pensiero diverse e ben definite..il vicepresidente Di Maio espone il tema della preferenza come fosse la soluzione di tutti gli immensi mali che ostacolano le future riforme. Sembrerebbe molto più discutibile un premio di maggioranza fin troppo alto...o le soglie di sbarramento che dovrebbero essere vero motivo di discussione per chi ha sempre lamentato chiarezza in una rappresentanza...

Mi verrebbe da chiedere a Di Maio come sarebbe mai venuto fuori (tra l'altro con una immediata nomina istituzionale di grande prestigio) se non fosse esistito Grillo ed il Movimento da lui stesso creato...Se attraverso le preferenze, senza alcuna visibilità, avrebbe mai ottenuto un numero necessario di consensi...Le modeste preferenze, tra l'altro ottenute grazie ad un metodo ridicolo espresso attraverso i computer,  gli hanno permesso un risultato ben superiore ad ogni aspettativa..Adesso per Di Maio, dopo oltre due anni dalla sua nomina ed avendo sicuramente ottenuto una visibilità grazie alla nomina di vicepresidente della Camera, è facile parlare di preferenze..Pensiamo alle tante persone impegnate seriamente in politica che difficilmente... per via della mancanza di risorse.. potranno mai affermarsi..


Il vero problema che nemmeno il Movimento 5stelle vuole affrontare è quello che riguarda una seria disciplina dei Partiti. Partiti che in fondo decidono sempre.. preferenze o non preferenze!

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