9 mag 2015

Un piccolo appunto alla nota di domenico Cacopardo sui”vitalizi”


Sull'argomento..il concetto di retroattività inerente materie penali.. viene espresso in modo esaustivo dal cugino Domenico. Come è chiaro anche il fatto che si potevano prevedere pene accessorie da irrogare da oggi in poi da parte di un giudice terzo. L'eccessivo interesse da parte delle maggioranze all'indirizzo di tali normative proposte dai presidenti dei due rami del Parlamento, Pietro Grasso e Laura Boldrini, approvate giovedì dall'ufficio di presidenza della Camera e da quello del Senato, appaiono illogiche e disuguali e fanno tanto pensare a manovre volute per interessi in vista delle nuove elezioni regionali.




I profili di incostituzionalità sembrano esserci tutti..ma non colpiscono ormai in un Paese in cui le istituzioni vivono impantante in una serie di anomalie macroscopiche e dove è sempre la Corte Costituzionale a dover dire la sua..magari dopo svariati anni.
vincenzo cacopardo



Quindi, i tagliagola senza cultura «tout-court», né cultura giuridica, guidati solo dai peggiori istinti sociali, l’invidia e la persecuzione, hanno vinto. Dopo una stagione in cui l’hanno fatta da padroni, sono tornati alla ribalta, guidati dallo spirito fascistoide del comico di turno, Beppe Grillo e dei suoi fanatici seguaci.
Giustizia è quasi fatta: i vitalizi ai parlamentari condannati per reati contro lo Stato non saranno più pagati.
La cosa più stupefacente è che un magistrato (anche se ex, «semel abbas semper abbas») come Pietro Grasso in un tweet gioisce della decisione: sembra aver dimenticato che, in uno Stato di diritto, non esiste la retroattività della pena, che la decisione di Camera e Senato, istituti dotati di «autodichia» (di giurisdizione riservata alla Camera e al Senato medesimi), rende vano il diritto alla giustizia cui accedono tutti i cittadini italiani. Infatti, i «revocati» non potranno ricorrere ad alcuna autorità giudiziaria per ottenere ragione, rispetto a un abuso grave come questo: un abuso nei confronti di chi deve subire e basta.
Una vergogna generale per i partiti che hanno votato la cancellazione e per il sistema mediatico che ha falsificato coscientemente i dati del problema indicando al pubblico ludibrio i nomi di ex parlamentari condannati, senza spiegare che in un sistema ordinato le pene debbono essere previste dal codice penale e irrogate da un giudice. Tali (giudici) non sono la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica, che, in questo modo, hanno commesso, lo ripeto, un abuso nei confronti di inermi cittadini. Nuovi vitelli sacrificali all’obbrobrio che s’è impadronito di quella Nazione che una volta si definiva Patria del diritto.
Questi exparlamentari condannati hanno scontato o stanno scontando la loro pena, che ha una duplice funzione: riparatoria e riabilitativa. Lo Stato, con la condanna di un tribunale, stabilisce la pena che deve essere scontata nei modi previsti dalla legge con lo scopo di spingere il condannato sulla strada del recupero di una personalità non volta a delinquere. La riparazione è nel medesimo concetto di pena: tu violi il codice penale che prevede la tua pena, tu la devi scontare.
Il conto è chiuso.
Ma no. Non è vero che il conto è chiuso: un giorno s’è svegliato il Parlamento della Repubblica italiana e ha deciso di infliggere un’altra pena, che non era prevista.
Ma c’è anche la beffa. Non tutti saranno trattati allo stesso modo, visto che il Parlamento si riserva di giudicare caso per caso per valutare se la pena scontata è esaustiva delle aspettative dello Stato da un punto di vista indeterminato: la riparazione, il recupero?
Come sempre il giudizio discrezionale comporta il massimo dell’arbitrarietà che si sostanzierà in intollerabili disparità di trattamenti.
Stupisce la posizione di alcuni parlamentari, per esempio, del senatore Luigi Zanda. Gli vorrei dire: «Caro Luigi, ci conosciamo dall’aprile del 1980. Come fai a giustificare alla tua coscienza una posizione giuridicamente e moralmente incivile? Conta così tanto la corrente principale del fiume del conformismo da farti superare tutte le obiezioni che questa decisione comporta?»
E tutti i magistrati che militano nei partiti di sinistra hanno così svolto il loro mestiere di magistrato? Piegando alle esigenze del momento, di popolarità istantanea, alle richieste dei tagliagola le regole del diritto italiano? Non credo. Credo anzi che abbiano un problema di coscienza politica e professionale. Qualcuno di loro potrebbe avere deciso una condanna nei confronti di un parlamentare o exparlamentare sapendo ch’essa era esaustiva del debito contratto dal reo nei confronti dello Stato. E, ora, vedono la camera cui appartengono riaprire il caso e risentenziare.
Certo, può non essere considerato giusto che per un certo numero di reati, compresi quelli depenalizzati di recente, i parlamentari ricevano un vitalizio per la loro attività di parlamentari. Ma, se è così e così è, fate una legge e introducete la revoca del beneficio come pena accessoria da irrogare da qui in poi da parte del giudice.
Non ci può essere retroattività in materia penale.
Fra l’altro, se la decisione è stata presa in vista delle elezioni e per tacitare (già perché è stato un tentativo di tacitare, non di fare e dare giustizia) Grillo e i suoi seguaci, non avete raggiunto il risultato: aggrappandovi alla decisione di valutare i fatti caso per caso, gli avete dato la possibilità di accusarvi, a ragione, di proteggere alcuni a scapito di altri, magari i soliti noti, da tempo additati dai media (ormai implacabilmente tossici) all’odio generale di coloro che, nella vita, preferiscono odiare all’essere e costruire.
Di certo ci sono gravi profili di incostituzionalità. Li abbiamo accennati. Non ci vorrà molto perché l’ultimo dei condannati si rivolga a un buon avvocato e trovi la sede giudiziaria capace di sollevare la questione di costituzionalità.
Chissenefrega, direte voi che avete deciso la cancellazione dei vitalizi: lo stabilirà un giudice (la Corte costituzionale) e noi siamo a posto. Abbiamo fatto ciò che il popolo (quale popolo?) voleva.
La giustizia (costituzionale) restituisce il vitalizio: fatti suoi.
Così ragionò Pilato, rilasciando Barabba. Come nel suo caso, il cinismo l’ha fatta da padrone. Anche tra di voi.
Domenico Cacopardo




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