2 giu 2015

Regionali: vittorie ..sconfitte... od insuccesso elettorale?


di vincenzo cacopardo

Il sindaco d'Italia sapeva benissimo che l'elezione del suo candidato Vincenzo De Luca in Campania avrebbe portato grossi problemi in seno al suo stesso Partito oltre ad una lettura non del tutto positiva circa un modo di affrontare il delicato tema delle candidature, ma il suo gioco (poiché sempre in un gioco competitivo egli ama confrontarsi) era quello di vincere a tutti i costi...seppur col chiaro rischio che nella stessa Regione si sarebbe finito con un azzardato commissariamento..Quello che per lui conta è sempre stata la vittoria e la costruzione veloce di un governo in una Regione che aveva.. in certi territori..una forte e radicata posizione politica avversa. Renzi ha sempre guardato con estremo cinismo al pragmatico successo di una vittoria elettorale ed, in questo suo modo di procedere, ha messo in seconda posizione ogni normativa riguardante il ruolo di un candidato compromesso....La vittoria per lui non sembra mai aver prezzo!

Nel Veneto la Moretti, ha avuto una grande mazzata. Riflesso del continuo processo di invalidazione di un consenso precedente... Sarebbe stato politicamente più etico chiudere il suo mandato europarlamentare...invece di prendersi gioco degli stessi elettori. Una Regione che ha visto, come era immaginabile, andare avanti con successo l'opera politica della Lega di Salvini, fin troppo osannata per motivi populistici di tutta evidenza.

Queste elezioni regionali hanno comunque messo in evidenza la tendenza continua della poca affluenza alle urne. Hanno ancora una volta dimostrato che esiste il partito nascosto dei non votanti e... sebbene lo stesso Premier abbia pronunciato parole (forse non del tutto corrette nel momento in cui sono state espresse) di una votazione che non avrebbe formulato alcuna attendibilità al suo operato governativo, la realtà è apparsa proprio opposta: Quando la metà degli aventi diritto non va a votare, sia che si tratti di elezioni regionali o politiche nazionali, esiste anzitutto una certezza: La convinzione di non condividere alcuna governabilità, soprattuto nel contesto odierno in cui le nuove riforme hanno messo in disamina le stesse regioni fornendo loro nuove riorganizzazioni definite proprio da un sistema a trazione governativa.

Poco importa il cinque a due od il sei a uno...quello che oggi dovrebbe essere veramente messo in discussione è l'allontanamento della enorme massa di aventi diritto al voto che di certo non possono aver apprezzato né le nuove riforme..nè il nuovo sistema elettorale nazionale promosso attraverso l'infelice “Italicum”. Ridicola inoltre (oltre che poco rispettosa nei confronti di una donna) la nuova regola imposta da alcune regioni dove un candidato nel possibile ballottaggio deve essere di altra specie..Come dire che non esiste alcun principio di merito e che il genere femminile ha bisogno di essere supportato da idioti principi e non da vere capacità.

A conti fatti quasi un elettore su due ha scelto di non andare a votare. Undici punti in meno rispetto a cinque anni fa, quando andò a votare il 64,1% degli aventi diritto.

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