Responsabili del funzionamento di una città...o paladini della legalità?..
di vincenzo cacopardo
C'è un punto di mediazione tra legalità e illegalità? E c'è un compito preciso che guida la strada di un amministratore sindaco?
Questa
potrebbe anche rimanere una domanda non priva di fondamento che tanti
italiani si pongono esaminando la situazione della nostra giustizia
riguardo alle norme che regolano gli atti illeciti: Oggi molti atti amministrativi tendono a
sfuggire all'antinomia legalità-illegalità...così come, in modo difforme, vi sono amministratori che continuano a porsi come paladini della
legalità...perseverando nell'affermare che sarebbe per loro
indispensabile lavorare per combattere contro di essa ed ogni mal
costume..ma privandosi, nel contempo, di mettere mano alla
funzionale determinazione dei servizi occorrenti alla propria città.
Potrebbe
sembrare una delle tante dissertazioni sterili..così come potrà
apparire una pretestuosa critica nei riguardi di alcuni sindaci del
nostro Paese seduti nella loro poltrona a pontificare sul tema della
legalità per aumentare il consenso sulla propria immagine e, con
tale ripiego, finire col non operare mettendo a frutto le necessarie
opere utili ai servizi per la loro città.
Al
di là di una evidente assenza da parte del governo nell'ambito della
mancanza delle risorse da destinare verso il meridione..quando
proprio al Sud.. alcuni sindaci delle città più in vista..
sentenziano che il primo loro compito è quello di eliminare la
illegalità e che, proprio per ciò, non risulta conveniente mettere
mano a piani infrastrutturali per i servizi della città ( che
potrebbero contribuire a far crescere la corruzione), non fanno che
spingere verso il rifiuto da parte dei stessi cittadini di tutto ciò
che riguarda il rispetto per la legalità e la propria
legittimazione...sortendo, quindi, un effetto contrario,,
In questi casi l'illegalità si scatena quasi nella naturale reazione (non giustificata, ma resa conseguenziale) contro chi.. spesso nella qualità di amministratore incaricato di far funzionare il corretto ordine dei servizi, pensa di poter imporsi come il paladino di una morale. Ma proprio per questa reazione la sua morale non potrà mai imporsi, quando al contrario.. dovrebbe potersi affermare rendendo agevole il funzionamento dei servizi utili ai cittadini.
La
legalità è sicuramente un principio sul quale lavorare, ma è
sopratutto un valore da ricercare. Poiché, se è vero che senza un
principio di legalità non cresce sviluppo, è anche vero che senza
un funzionale sviluppo dei servizi non potrà mai affermarsi un giusto processo
di legalità. Per un vero amministratore, quindi, il funzionamento
del sistema dei servizi della città dovrebbe essere visto come un
principio fondamentale anteposto a quello della legalità. Un
pensiero che non può essere interpretato in modo diverso se non
attraverso un’ottica che tende a porre la legalità come il fine
costruttivo di un valore ed il funzionamento del sistema come mezzo
essenziale per dare corpo allo stesso principio. Il tema resta
comunque difficile da affrontare soprattutto con chi, in questi anni,
del termine legalità ne ha fatto abbondantemente uso al fine di
costruirsi una propria immagine.
Il
caso di Orlando sindaco di Palermo (che con enfasi afferma nel suo
slogan che “lui il sindaco lo sa fare”), rimane uno dei casi più
emblematici di ciò che si vorrebbe asserire. Con tutto il rispetto
per la sua figura, non è oggi più sopportabile questo perdurante
atteggiamento contro la generica disonestà..Il voler impartire
lezioni di legalità ostentando la sua integrità morale..quando nel
contempo non si promuovere uno sviluppo in favore del funzionamento
dei necessari servizi, è fuori dal contesto di una realtà odierna
..e persino imbarazzante!
Sarebbe
più utile partire da un principio che pone la legalità come “il
fine” di un obbiettivo di un sindaco, invece che innalzarlo come
l’importante vessillo di una battaglia o come mezzo per la
conquista di un consenso. In questo caso..la pretesa di una
“legalità”, per quanto giusta possa essere in linea di
principio, non potrà che camminare di pari passo con il buon
funzionamento di una città che si amministra… …Insomma: non si
potrà mai pretendere dai cittadini il vero rispetto per la propria
città quando la stessa, mal funzionante, finisce col non offrirti
gli adeguati servizi..sopratutto in un Paese dove non vi è più
alcun rispetto per la giustizia: Spesso alcuni cittadini, non
protetti nei loro diritti, sono costretti a difendersi con qualche
piccolo atto illecito dalle indifferenti istituzioni che non lasciano
loro alcuna alternativa...E sappiamo come dall'illecito
all'illegalità il passo può essere anche breve!
Dovrebbe
essere proprio il funzionamento dei servizi a dover offrire maggior
consapevolezza da parte dei cittadini responsabilizzandoli e
rendendoli più interessati attraverso il beneficio stesso di un
servizio pubblico funzionante...frenando l'incedere verso quel
disinteresse che spesso può portare dall'illecito al più sgradevole atto di illegalità.
Al
di là del tema della legalità, la comunicazione investe
indiscutibilmente tutti i campi in cui la politica dialoga e
conversa: Una politica che rischia di esprimersi in modo poco chiaro
e disordinato prescindendo da una visione più logica ed
obiettiva. E’ ovvio quindi, che anche la comunicazione politica
deve avere, per ogni suo argomento, un determinato segmento ed un
conseguente posizionamento poiché, chi comunica per ricercare e
costruire, non può esprimersi o posizionarsi similmente a chi opera
per amministrare.
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