21 ott 2016

Draghi e l'andamento lento dell'inflazione



Il QE rimane un grandissimo contributo per la politica economica di un sindaco Premier proiettata verso il continuo aumento del debito 
di vincenzo cacopardo

Il presidente della BCE intende andare avanti con Qe e tassi a zero spostando più in là la decisioni sulle modifiche sugli acquisti di titoli e delineare meglio altre scelte nel prossimo futuro. Non sembra quindi essere messo in discussione un eventuale allargamento del programma di Quantitative Easing, la cui fine naturale resta il mese di marzo dell'anno prossimo. Per Draghi la situazione resta delicata, proprio per l'andamento lento dell'inflazione.

In sostanza Draghi cerca di spingere i governi a velocizzare gli sforzi verso le riforme strutturali...soprattutto quelle riguardanti le riforme del mercato del lavoro. La linea politica con cui la BCE sta affrontando la nuova e perdurante fase di stagnazione del mercato europeo si può spiegare solo così!.. Eppure tutto ciò non sembra avere un preciso senso, in considerazione del fatto che la crisi europea appare più come una crisi sulla domanda: le imprese producono fin troppo producendo più di quanto riescano a vendere, cioè più di quanto la domanda sia in grado di assorbire. Quindi.. in realtà, nella stessa dinamica del mercato globale.. si evidenzia una crisi che ha reso più aspra la lotta per la spartizione del mercato da parte delle grandi potenze economiche internazionali. L’aumento della produttività e della competitività, per le imprese europee, sembra una condizione essenziale per poter fare concorrenza ai grandi gruppi della scena mondiale.

Se è chiaro che il QE ha reso grande ripercussioni sull'andamento dello spread circa i rendimenti dei titoli italiani e sulle nostre banche piene di bond, dando una notevolissima mano alla stessa politica di Matteo Renzi, la ristrutturazione del mercato del lavoro, per l’Unione europea, continua a rimanere una condizione essenziale per competere e dire la propria in un contesto internazionale


Sono in molti ad interpretare questa posizione di Draghi come una ulteriore spinta in direzione di quella riforma proposta da Renzi. E' chiaro che negli ambienti finanziari si teme che una vittoria del «NO» possa portare instabilità in Italia: Facile continuare a metter paura sulla retorica dell'instabilità..più difficile che le riforme costituzionali possano apportare veri cambiamenti sull'asseto economico del Paese! E' la vecchia storia che vede ancora una volta l'ingerenza di un pragmatismo finanziario a discapito dei valori di una politica economica che dovrebbe poter funzionare a favore di un contesto reale che include aspetti sociali di fondamentale importanza nel processo della nostra democrazia.
Il QE rimane un grandissimo contributo per la politica economica di un sindaco Premier proiettata verso il continuo aumento del debito 

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