3 feb 2014

Un commento all'articolo del Consigliere Domennico Cacopardo

Un passaggio epocale tra strepiti squadristi 
di domenico cacopardo

Questa democrazia fatiscente, incapace di muoversi nell’interesse dell’Italia, di tutelarla a Bruxelles e nelle sedi internazionali, autolesionista, corrotta, che ha eletto un Parlamento di nominati dai capi partito, questa democrazia sull’orlo della disfatta a opera di un comico fallito e del suo piccolo personale dottor Goebbels, trova, mercé un giovane outsider fiorentino e un vecchio politicante pluriprocessato e condannato, la forza d’un’intesa destra-sinistra e si rimettere in moto avviandosi sulla strada delle riforme e delle rigenerazione.
Non c’è da stupirsi: è questa la democrazia, non l’ignobile mistificazione della rete, delle consultazioni tra pochi succubi affiliati.
Si è iniziato con l’approdo della riforma elettorale nell’aula della Camera e il superamento delle pregiudiziali di costituzionalità.
La maggioranza riformista ha tenuto ampiamente.
Lega, Fratelli d’Italia e M5S hanno abbandonato l’aula.
Si è visto così, plasticamente, quale sia lo schieramento avversario che teme un destino di inesistenza parlamentare o di insignificanza politica.
Questa riforma elettorale è la fine dei sogni di gloria di Grillo e di Casaleggio.I responsabili della disfatta sono loro stessi.
Poiché la politica è una scienza esatta, il duo Grillo&Casaleggio ha messo insieme, negli undici mesi trascorsi dalle elezioni, tutti gli errori possibili. Naturalmente non li ammetteranno mai, giacché è insito nella natura di tutti gli autocrati attribuire le proprie sciocchezze alle congiure degli altri.
Non è un caso, che ora, dopo l’ultima sconfitta siano esplosi tumulti alla Camera e al Senato, protagonisti i grillini. Non solo perché le probabilità che le nuove elezioni li vedano in modesta minoranza, quanto perché l’evoluzione della vicenda politica nazionale ha certificato la loro pochezza culturale, la loro disonestà mentale, la loro natura fascista. Non c’è dubbio che i veri eredi della Camicie nere, dopo quasi un secolo sono loro: i teppistelli del Movimento 5Stelle.
La violenza di cui si sono resi, più di recente, protagonisti in decine di episodi consumatisi in Parlamento mercoledì, giovedì e venerdì non doveva essere consentita: l’immatura signora Boldrini, presidente della Camera, si doveva rendere conto che è in gioco la democrazia e, invece di serrarsi tremebonda nei suoi sfarzosi uffici, doveva uscire nei corridoi nella Camera e, camminando a testa alta come può fare, mostrare il coraggio che sinora non ha avuto.
L’aggressione al mite Speranza, capogruppo del Pd, è la dimostrazione di come trovare un Matteotti da sacrificare al demone dello squadrismo neofascista sia facile e come nessuno abbia ancora pensato ad erigere una diga nei confronti nel piccolo Hitler genovese, che come il suo sanguinario predecessore, non è stato ancora preso sul serio.
La politica è un mestiere difficile. E quanto sia difficile è dimostrato dalla sequela di errori politici commessi dal padrone del marchio M5S (Grillo+2) e dai suoi seguaci scelti con una consultazione web dai numeri minuscoli: il primo è stato quello di non accettare l’offerta di collaborazione prospettatagli dall’incapace e autolesionista Bersani. L’altro errore basilare, è stato il mancato voto a Prodi nell’elezione del presidente della Repubblica. Per questi personaggini in cerca d’autore sarebbe stata un’altra storia.
In fondo, sono loro che hanno creato le condizioni per l’incontro tra Pd e Pdl, prima, e tra Berlusconi e Renzi,poi.
Tanto che si arrampicano su una serie di specchi scivolosi per mettere in piedi una ridicola richiesta di impeachment di Giorgio Napolitano, paragonato a Luigi XIV (re Sole), sul cui regno non sarebbe mai tramontato il sole secondo l’ignorante onorevole Paola Taverna (era dell’imperatore Carlo V d’Asburgo il regno su cui non tramontava il sole).
Insomma, sbarrare con decisione il passo al teppismo è un dovere repubblicano: il M5S è un reale concreto pericolo per la democrazia almeno quanto le Brigate Rosse. L’incontro tra destra e sinistra a questo deve servire: a realizzare le urgenti riforme che aspettiamo da tempo e, in questo modo, prosciugare il melmoso stagno in cui prosperano Grillo&Casaleggio.


Se pur d’accordo per varie ragioni col cugino Mimmo, non posso evitare di mettere in chiaro alcune mie considerazioni. Un’analisi critica che vorrebbe approfondire meglio alcune differenti valutazioni circa  il ruolo che oggi assume il Movimento 5Stelle e la singola figura teatrale.. a volte troppo spinta.. di Grillo.
Non v’è dubbio che le ultime azioni aggressive.. avvenute alla Camera, sicuramente pilotate dagli stessi Grillo e Casaleggio, hanno offerto una visione poco confortante di tutto il Movimento. L’ultima trovata del comico contro la Boldrini, appare troppo sfacciata e priva di ogni rispetto. E’ inoltre vero che questi personagginiin cerca d’autore (come giustamente li definisce il cugino) scelti con una consultazione web da numeri minuscoli, non possono offrire la necessaria cultura politica che si dovrebbe con maggiore umiltà e meno arroganza. Non per niente io li ho sempre definiti come i “Parvenù” della politica. La eccessiva celerità che li ha portati ad un simile traguardo...li conduce…in mancanza di una necessaria base didattica e di riguardo verso il prossimo …all’autoesaltazione.
Detto questo, però, credo che il volerli assimilare ai fascisti sia una esagerazione, proprio perché credo che gli stessi non siano nemmeno in grado di sostenere in profondità alcuna ideologia.
Senza nessuna intenzione di difendere un certo loro operato, non possiamo però non sottolineare l’aspetto politico che assume oggi un Movimento come questo che, nel bene o nel male, rappresenta un argine a protezione di una politica che si sta per chiudere in se stessa attraverso riforme poco chiare rispetto ad una libera politica di democrazia. Riforme che potrebbero anche suonare fin troppo assolute a beneficio di chi pensa di poter restare seduto in Parlamento alla faccia dei tanti cittadini che non si sentono per nulla rappresentati.
Pur comprendendola, non riesco a condividere la logica pragmatica di Domenico e quella dei tanti che, come lui, mirano ad una stabilità di governo ricercata dall’alto con evidente approssimazione.
Se sul metodo non si può mai essere d’accordo con questo Movimento, si dovrebbe essere sicuramente d’accordo sul freno che ha posto contro un certo strapotere che per anni ha incancrenito la politica e che ancora oggi tende ad operare il suo potere oscurando il lavoro dei più piccoli Partiti e dei tanti Movimenti che rappresentano una buona parte della voce del popolo.
Quello che rimane maledettamente difficile da riscontrare…è sempre..l’essenziale equilibrio di una politica che possa operare senza porre assolutismi o metodi arroganti, ma solo per rendere vantaggi ad un positivo funzionamento.
vincenzo cacopardo

    

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