12 ott 2014

Una chiosa... alla nuova posta di Paolo Speciale

Genova, tra politica e burocrazia


di Paolo Speciale
Quando si afferma che il capoluogo ligure ed i territori limitrofi sono a rischio idrogeologico, per la peculiarità della scienza pertinente, si da per scontata la secolarità di tale status, certificata da periodiche precedenti inondazioni analoghe a quella di questi giorni.
Ma la vera peculiarità che oggi si rileva è quella semplicemente e tristemente italiana: in quale altro paese del mondo infatti si attende con la stessa disarmante consapevolezza, colpevolmente omissiva, una apocalisse tutta terrena ed umana come quella che è sotto i nostri occhi?
Abbiamo detto terrena ed umana, quindi riferita inevitabilmente alla socialità dell'uomo, da cui è nato il sistema di rappresentanza politica e le responsabilità connesse.
Già, le responsabilità: l'organo pubblico-tecnico preposto alla sorveglianza è il Centro Funzionale Centrale per il rischio meteo-idrogeologico, previsto dalla Direttiva del 27 febbraio 2004, posto nell'ambito strutturale della Protezione Civile, sotto il controllo diretto della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Da più parti si è parlato nelle ultime ore della ennesima doverosa individuazione dei soggetti istituzionali coinvolti, accertando innanzitutto l'esistenza, e poi la natura e l'efficacia del loro operato in una emergenza ancora in corso.
Saranno avviate le debite inchieste in ambito giudiziario ed in ambito politico-amministrativo ed il capo della protezione civile si è affrettato a dichiarare che fino a quando si cercheranno vittime sacrificali in ambito di pubblica responsabilità non si andrà lontano. Meglio pensare intanto a come affrontare questa “calamità” e poi a prevenirla. La solita indisponente “acqua calda”.
Ma le vittime ci sono già: sono i“comuni” cittadini di Genova e dintorni che ormai da generazioni si sentono avvinghiati in un abbraccio mortale con un incubo soltanto“territoriale”, la cui possibile soluzione è stata addirittura resa oggetto di competizione politica, sin dal 2011.
Ma c'è di più: i fondi per la esecuzione dei lavori sono stati stanziati ma non sono stati spesi.
Ed è qui che dannosamente si intrecciano le attività ed i ruoli di più soggetti istituzionali presenti nel nostro ordinamento paralleli ed equivalenti, tutt'altro che razionalmente normati in relazione alle singole pertinenti competenze i quali, con veti incrociati e con un cattivo uso della discrezionalità loro conferita non sempre finalizzata al pubblico interesse, finiscono con il tradire il mandato che è loro proprio. Vediamo perché.
La bontà intenzionale solo di alcune (non di tutte, purtroppo, come sappiamo) inchieste giudiziarie sulla presunta distrazione di fondi pubblici ha sì assicurato un sensibile calo del fenomeno della appropriazione indebita del denaro pubblico da parte di amministratori non degni di questo nome, ma ha indotto molti di essi, animati da puro spirito di servizio e spesso costretti a dover fare i conti con discutibili interessi locali imprescindibili, a determinare di fatto una paralisi economico/amministrativa che ha lasciato nei bilanci voci in attivo intatte e che ha sancito la fine di imprese con la conseguente disoccupazione delle maestranze, e ciò sia per chi i lavori li ha fatti e non è mai stato pagato, sia per chi non li ha fatti proprio per la mancata indizione di gare d'appalto.
Ma qui non si vuole attaccare la magistratura, tutt'altro. Prevenendo facili e controindicate strumentalizzazioni figlie della filosofia che fa di tutte le erbe un fascio, si vuole piuttosto ribadire la necessità,in uno con le riforme in cantiere, di assicurare e garantire il puntuale svolgimento delle attività assegnate a ciascun soggetto-ramo che promana dall'attività di governo o esecutiva che dir si voglia, purché tale funzione sia svolta in assoluta e costruttiva sinergia sia dall'organo politico-eletto sia dall'organo burocratico che, in quanto nominato dalla politica, ad essa deve rispondere del proprio operato, in un rapporto dinamico che metta al bando ogni individualismo e soprattutto che faccia riferimento ad un sistema normativo che coniughi al meglio chiarezza, semplicità, e trasparenza. In una parola, ri-attribuendo alla “burocrazia” il ruolo che è ben espresso dal termine greco “leitourghia”, servizio pubblico allo stato puro, non contaminato dall'esercizio di un potere correlato, che a sua volta deve essere congenito non già alla politica di oggi, quanto alla più nobile dimensione “tomistica” di essa.
Sogni? Può darsi, mal'importante oggi è far sparire per sempre quelli – cattivi - che i genovesi faranno ancora certamente in parecchie future notti.


Leitourghia” come azione del popolo e per il popolo... che ha acquisito il significato di “azione sacra” e..come giustamente vuol fare intendere Paolo, dovrebbe riappropriarsi del ruolo che gli spetta. ..E il ruolo che spetta..in questi casi.. non può che passare da una intelligente organizzazione preventiva.


E' tutto vero! ...La distrazione di fondi pubblici ha assicurato un sensibile calo del fenomeno della appropriazione indebita del denaro pubblico da parte di amministratori e ha indotto molti di essi, animati da puro spirito di servizio..a dover fare i conti con discutibili interessi locali, determinando di fatto quella paralisi economico/amministrativa.

Con questa analisi critica, Paolo Speciale, intende sottolineare l'esigenza di quel rapporto dinamico essenziale che parta da una indispensabile azione del Governo..attraverso l'organo pubblico-tecnico preposto alla sorveglianza per il rischio meteo-idrogeologico posto nell'ambito strutturale della Protezione Civile e sotto il controllo diretto della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Non bisogna essere dei grandi geni per intuire che il caso accaduto già due anni orsono.. si sarebbe verificato se non si fosse intervenuto con immediatezza!...

Siamo al solito! In questo Paese...se le cose non accadono ripetutamente..portando disagi e morte continua,non si interviene adeguatamente..nè si attua uno studio preventivo capace di contenere alla base il problema...Ed il problema, a prescindere dalla esigenza di un rapporto o della più o meno integrità morale di alcuni personaggi oggi responsabili di un certo disordine e malcostume, rimane di carattere metodologico e cioè di quella mancanza totale del principio di prevenzione di cui tanti.. poco si occupano o si sono mai preoccupati.

Ho toccato diverse volte nei miei post l'argomento sulla prevenzione ponendolo come un principio importante per ogni attività a cui lo Stato ha il dovere di dedicarsi. Il tema della sicurezza del territorio è un tema difficile che riguarda il sistema politico per l’aspetto difficile su deleghe, decisioni ed interventi...ma si basa sicuramente su un aspetto preventivo . Mai come oggi.. occorrerebbe un grande impegno e posizioni politiche strategiche organizzative più efficienti! Sembra, invece, che in questo Paese le cose debbano per forza accadere.. per poi suscitare una strana meraviglia...Si potrebbero elencare diversi casi (terremoti-instabilità degli edifici-speculazioni selvagge-atti di criminalità..etc) dove..pur a conoscenza del pericolo che incombe..tutto prosegue nell’indifferenza di chi dovrebbe adoprarsi per operare preventivamente.

Non v’è dubbio che la regola primaria del nostro Stato sembra essere quella obbligata di un impegno costantemente in ritardo su disastri già avvenuti...Sarebbe indispensabile lavorare affinché, nel nostro sistema si possa agire con migliore efficienza e tempestività: Se la rassegnazione continua a prendere il posto della prevenzione...ponendosi come la sola alternativa risolutiva per simili avvenimenti, non potrà che dimostrarsi di continuo la perenne debolezza di uno Stato e la correità di una politica incapace.

vincenzo cacopardo

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