30 giu 2015

La democrazia greca sotto ricatto?


Quando di fronte alle regole dell'economia cade ogni principio di democrazia...ovvero la prova inoppugnabile che il voto democratico in Grecia viene alterato.... dalle rigide regole imposte da una economia globalizzata. 

Se un referendum ci sarà... sarà soggetto ad un evidente ricatto !

Per un pragmatico iperliberista come il consigliere Cacopardo..l'atteggiamento del governo greco appare demagogico. Non vorrei essere preso per un populista ...ma questa melina di cui parla il cugino Domenico (se proprio di melina si deve parlare visto l'entità del problema) riguarda qualcosa di molto più difficile ed ostico….concerne le decisioni su un percorso che necessita di essere ponderato con estremo equilibrio trattandosi del futuro di uno Stato in difficili condizioni.

Oggi non si tratta più di essere pro o contro la Grecia..non può più usarsi questo Paese come simbolo negativo di una unione Europea! Il vero problema per la Comunità dovrebbe essere quello di poter salvare l'economia di questo Paese senza comprometterne all'interno il suo sistema democratico.

Certo...con questo sistema imposto dalla forza di una economia finanziaria priva di equilibrio ..e con le regole rigide dei parametri imposti da un'Europa col paraocchi ...Domenico non può che avere ragione! Ma la sua critica rimane racchiusa nell'orbita di una visione globale che non guarda oltre i numeri...e questo differenzia gli uomini che lottano verso la ricerca di qualcosa di più utile e sensato in favore di quei Paesi che oggi si ritrovano impediti in direzione di una essenziale crescita ..Del resto... cosa si potrà mai costruire di innovativo quando si avanza col solito pragmatico cinismo dei numeri di chi non vuole guardare oltre e si benda gli occhi.?

Liquidare così un simile problema e fin troppo facile e non potrà portare alcun giovamento..ma altri possibili scompensi!

Non credo si tratti di mancanza di realismo..se poi questo realismo finisce solo col condizionare e distruggere ogni possibile alternativa più equa: Quella dell'Europa verso la Grecia suona proprio come un preciso ricatto per far cadere il governo Tsipras....

La vera positiva innovazione, al contrario, sta nel ricercare con equilibrio un punto di mediazione che possa riuscire a sostenere l'economia del Paese greco in seno ad una comunità che dovrebbe impegnarsi... non solo attraverso rigidi parametri... ma guardando verso il futuro di un paese che si esprime in senso democratico. Diversamente.. sarà sempre una sconfitta da parte della politica che, non proiettandosi in difesa dei valori democratici...continuerà imperterrita ad imporre il suo severo metro sull'economia e sul mercato ..facendosi schiacciare dal suo peso.

Demagogia?
Forse...ma quello che si avverte è sicuramente un'ulteriore sconfitta del sistema democratico a favore di chi abusa degli strumenti finanziari per una strana economia formatasi con la nuova moneta: Una moneta unica che al suo ingresso ha visto manipolazioni di bilanci ..bizzarre valutazioni e diffuse iniquità. ..
Meglio essere un po' demagogici ..che infidi maneggiatori a danno dei cittadini...
Vincenzo cacopardo




Scrive Domenico Cacopardo su "italia oggi"

Se avverrà, come tutto lascia ritenere, il «default» greco esploderà come una bomba atomica e lascerà macerie non rimuovibili per almeno un decennio. Vittime dell’esplosione saranno i greci, che ricorderanno l’evento come i tedeschi ricordano con terrore la Repubblica di Weimar.
Anche se lo scarica-barile è in atto da alcuni anni, i nostri vicini dovranno incolpare se stessi: hanno dato fiducia a governi bancarottieri e credito a Tsipras alla testa di una scombiccherata compagnia che ha promesso ciò che –era evidente- non c’era alcuna possibilità di mantenere.
La mancanza di sano realismo in Syriza e nel suo leader Tsipras è dimostrata da questi lunghi mesi di «melina» a Bruxelles accompagnata da provvedimenti demagogici e squilibrati. Ultima riprova: le deliranti dichiarazioni del premier la sera di domenica 28, con le quali, nell’annunciare la chiusura della banche, se ne attribuiva la colpa all’Europa, alla Bce e al Fondo Monetario, il cui principale errore è stato quello di essere benevoli nei confronti della Grecia, alimentandola nel «durante», invece di chiudere i rubinetti non appena il sospetto di insolvenza aveva raggiunto un elevato tasso di probabilità. Anche l’affermazione che i depositi bancari sono «al sicuro» è aria fritta, visto ciò che dovremo vedere prossimamente.
Dicono i sondaggi che il «no» alla proposta europea, nel referendum dei prossimi giorni, non è scontato, tutt’altro, e che ci sono buone probabilità che prevalga il «sì», vista la paura diffusasi in tutto il Paese con i Bancomat presi di assalto e, spesso, privi del contante.
La Grecia è una importante lezione per tutti noi. È vero, non siamo stati avari di critiche all’Unione europea, ma alla fine dei conti la prima responsabilità o colpa è di coloro che non hanno tenuto in equilibrio i propri conti, che non hanno tagliato le dissipazioni di pubblico denaro, che non hanno accettato sino in fondo le regole comunitarie, immaginando scappatoie e scorciatoie impraticabili.
L’esempio greco deve essere posto davanti agli occhi di Matteo Renzi, presidente talmente lieve da sfiorare di continuo l’autolesionismo, che, nonostante tutto, s’è imbarcato in operazioni inutili (perciò dannose politicamente ed economicamente), come la distribuzione degli 80 euro, e che si è ben guardato dall’incidere sulla spesa pubblica, sui quegli elementi strutturali attraverso i quali corrono miliardi di euro gettati al vento in attività e iniziative che indirettamente beneficano il personale politico (soprattutto del Pd) e le organizzazioni tributarie, dalla cooperazione al volontariato. E, dopo un promettente inizio, nel quale risuonavano gli echi delle Leopolde, la questione «regioni» è stata accantonata, rinunciando a sciogliere il nodo dei nodi: una struttura burocratica elefantiaca che ha duplicato l’amministrazione statale, e ha introdotto una serie di vincoli vessatori, ostacolo permanente a qualsiasi iniziativa imprenditoriale o, semplicemente, privata.
Detto questo, l’Italia rimane sulla piazza europea così com’è: con i suoi irrisolti problemi, con le sue contraddizioni, con le sue goffaggini, con il suo governicchio dalle ambizioni smisurate.
Non c’è altro, sotto il cielo di Roma. Non dobbiamo, però, rassegnarci e chiudere gli occhi.
Il sentiero intrapreso rimane l’unico disponibile.
Il premier l’unico politico che riscuote ancora un certo, significativo consenso. Un consenso che rende evidente l’inconsistenza dei suoi competitori, tutti fuori tempo o fuori palla.
In queste ore, mentre l’Europa si rafforza affrontando, dopo tanti tentennamenti, la crisi, Grillo ha ancora il coraggio di esaltare Tsipras e Syriza, mostrando tutta la propria incosciente superficialità.
Benché le cronache politiche dei media siano occupate da uomini politici marginali che condannano l’Europa e solidarizzano con la Grecia, la gente sa vedere e capire il disastro che si sono procurati i nostri amati amici al di là dell’Adriatico.
Se la Storia darà una colpa all’Unione, questa sarà l’eccessiva indulgenza nei confronti dei governi di Atene: un contributo a una sciocca illusione.
Oggi, guardando a Est, al di là del mare, i nostri cugini («Una faccia, una razza») ci viene da dire, a proposito del nostro Paese «Right or wrong it is my country».
Domenico Cacopardo

Nuovo interessante articolo di Domenico Cacopardo

Il nuovo venerdì di sangue, 
...il 26 giugno, riporta l’Occidente e l’Islam laico e moderato di fronte alle proprie responsabilità. Ineludibili.
È inutile snocciolare la solita litania di recriminazioni e di frasi razziste. Occorre ragionare sulla medesima lunghezza d’onda dei terroristi e definire una strategia forte di attacco e contrasto.
Perno dello schieramento sono, purtroppo, gli Stati Uniti e l’apprendista stregone che siede alla Casa Bianca.
Quello è il primo nodo da sciogliere, mettendo in luce le responsabilità storiche della goffa e velleitaria presidenza Obama: è stato lui ad andare al Cairo e a parlare nell’università con parole incendiarie, capaci di aprire una crisi epocale nella sponda Sud del Mediterraneo. In Egitto, in Tunisia e in Libia, prima che in Siria. Se, tra Europa e America non ci sarà un chiarimento brutale, Obama continuerà a provocare danni irreparabili, sia nel nostro scacchiere sia nello scacchiere orientale per l’improvvida iniziativa Ucraina, una sorta di crisi di Cuba al contrario. E ciò mentre l’Isis annuncia l’apertura di un nuovo fronte in Caucaso e, quindi, la guerra in casa russa.
Ecco l’occasione per riprendere il discorso con Putin tornando ai tavoli comuni, nella cooperazione economica, politica e militare.
Un'altra contraddizione da dipanare riguarda il doppio gioco di alcune monarchie islamiche e della Turchia, mai come oggi indiziata di sostenere l’Isis e tutto il magma dell’integralismo musulmano.
Se Europa e Stati Uniti aprono il dossier Turchia, dopo avere riallacciato positivi rapporti con la Russia, all’autocrate Erdogan rimangono poche possibilità di continuare la sua azione distruttiva.
C’è poi l’Unione europea e le sue difficoltà nel mettere insieme un forza militare di contrasto degli estremismi in Libia e nella traballante Tunisia. Non c’è in gioco solo la sorte del turismo europeo, ma, più vitali, delle storiche relazioni economiche e dell’immigrazione inarrestabile senza collaborazioni sulla sponda africana.
La scorsa settimana, sembrava che si fosse fatto un passo avanti con la definizione di un’operazione militare comunitaria di contrasto degli scafisti e dei tagliagole dell’Isis. Non se n’è saputo più nulla: questo riafferma la necessità d’essere sempre scettici e prudenti quando c’è di mezzo la Mogherini e l’apparato informativo italiano a Bruxelles. Anche perché, senza il consenso dell’Onu (per il quale occorre l’appoggio russo e quello, conseguente, cinese), difficilmente l’Europa potrà mettere insieme uno strumento bellico di una qualche efficacia.
I giornali del benpensantismo nazionale descrivevano di recente le mirabilie dei 30 (trenta) uomini del Comsubin destinati a partecipare alle azioni in Libia. Trenta uomini in un mare di islamici agguerriti fanno immaginare sciagure quali le abbiamo già vissute nelle nostre avventure africane, l’ultima delle quali, in Somalia («check point pasta») con diversi caduti.
Perciò è bene di parlare di cose serie e immaginare come si può concretamente operare. La prima missione, infatti, è quella di supplire alle carenze americane, fornendo al mondo islamico laico e moderato (Egitto e Tunisia) un sostegno forte e determinato, sceverando in modo chiaro tra amici e nemici, al contrario di quanto è accaduto e sta accadendo in Siria, dove le armi occidentali sono finite nelle mani sbagliate.
Mettere ordine nel caos internazionale, stabilendo chi sono i nostri amici, quanto affidabili e quanto sostenibili.
Certo, ci vuole una seria «leadership» capace di prendersi di strategie e tattiche e di imporre comportamenti coerenti.
Perciò, il primo «show-down» deve essere compiuto con il Paese amico, gli Stati Uniti. Subito dopo, con Turchia ed emirati.
Poiché siamo amici, abbiamo il dovere di parlar chiaro e di mettere le carte in tavola.
Non possiamo sostenere oltre la politica delle sanzioni alla Russia che ci costa in termini economici e politici. Il prezzo è sbagliato, poiché i fini dello scontro politico sono errati.
Avevamo scritto che la denuncia di un riscaldarsi delle tensioni un paio di giorni prima del G7 era un’«operazione» Cia ed affiliati. E, ora, abbiamo constatato che era proprio così: il giorno dopo il vertice le tensione era scomparsa dalle pagine (acritiche) dei giornali e l’attuazione dell’accordo di Minsk procedeva. Con difficoltà, ma procedeva.
Il discorso finale è per Matteo Renzi: non può continuare a collezionare comparsate europee vendute agli italiani come successi.
Ci sono poche cose che può fare a Bruxelles con probabilità di riuscita: le faccia. Dica che il governo italiano non vuole (e data la regola dell’unanimità, se un Paese come l’Italia non vuole, non lo vuole nemmeno l’Europa) la continuazione dell’«embargo» alla Russia e vuole una linea politica concreta e definita per la Libia, la Siria, la Tunisia e l’Isis.
Il successo che, con le elezioni del 2014, Renzi ha ottenuto non ritornerà se non si decide a metterci la faccia sino in fondo senza deflettere di un passo.
Abbiamo un solo strumento per contare nell’Unione e si chiama diritto di opposizione e di veto. Usiamolo con ragionevolezza, ma usiamolo.

Domenico Cacopardo

29 giu 2015

Sempre più difficile credere a questa Europa....

di vincenzo cacopardo
Se non si può uscire dall'euro ..si può provare a rivalutarlo secondo diversi parametri!
Il problema per l'Italia nasce proprio dal criterio di scambio con la lira...(uno a due)... e non come per altri Stati. Questo potrebbe ridurre abbondantemente il nostro debito...in considerazione del fatto che è proprio il debito il peso più gravoso per il nostro Paese..e che, proprio con entrata dell'Euro, si è esteso in modo eccessivo.

La Germania oggi sorride e finge di non accorgersi di come lo scambio abbia nociuto ad alcuni Paesi, soprattutto a quelli con industrie manufatturiere come il nostro. Il primo vero grave errore per il nostro Paese fu proprio questo: Un'operazione a dir vero misteriosa condotta da Prodi e Ciampi... uomini politici che a quel tempo dovevano rappresentare l'alta classe dirigente e che, al contrario, non si avvidero delle naturali conseguenze

Nel passato il ministro Tremonti, svelò che le industrie tedesche premevano perchè ciò si realizzasse quanto prima... proprio perchè temevano la forza concorrenziale della manifattura italiana: lavorazione che rappresenta l'orgoglio del nostro paese.. posizionata al secondo posto in europa e quinta nel mondo.
Tutto ciò impediva una più opportuna competizione da parte dei tedeschi.. poiché l'Italia aveva anche svalutato la propria moneta.

Nel suo racconto Tremonti aveva anche descritto come gli industriali tedeschi spingevano i banchieri a favorire l'ingresso della nostra Nazione nella nuova moneta. L'ex ministro si esprimeva con queste parole: «intrappolata e spiazzata dalla nuova moneta che si sarebbe dimostrata troppo forte per un'economia debole».In più i conti dello Stato non erano in ordine e si lavorava per poco chiare “manovre di estetica contabili” più efficaci. Tremonti accennò anche ai “segretissimi “derivati per l'Europa”” utili al fine di poter contabilizzare le entrate e coprire le uscite.

Da questa serie di operazioni finanziarie e accelerazioni politiche volute dai paesi più potenti e con la debolezza della posizione del governo italiano, ci si spinse ad imporci un cambio lira/euro molto penalizzante...Non è quindi escluso che proprio il bilancio dello Stato fosse stato accuratamente alterato. ..e che di tutto ciò ne stiamo pagando caramente le conseguenze...

Anche per un europeista convinto, a questa Europa predisposta persino ad indurre a manovrare fraudolentemente i bilanci degli Stati..per imporre cambi a piacere...come è possibile credervi?

La lettera di Tsipras..e gli accordi saltati

la direttrice del Fondo Monetario Christine Lagarde

UNA LETTERA DI TSIPRAS PER LA SALVAGUARDIA DELLA DIGNITA' DEL SUO PAESE
di vincenzo Cacopardo
La commissione Europea ed il Fondo Monetario fanno saltare ogni accordo e se, per la Germania della Merkel, la Grecia comporta un rischio troppo gosso, i danni saranno sicuramente fatti ricadere sull'Europa intera e soprattutto sui Paesi più deboli dell'Eurozona.
Sembra che solo la Bce di Mario Draghi sia l'unica ancora a sperare su un piano alternativo.  Se anche la Merkel ha voluto far credere di avere spinto verso un accordo ..la prova della sua ostinazione, non ha tardato a venir fuori. L'irremovibile tedesca pare aver deciso sotto la spinta del del suo vice Gabriel, nonostante apparisse più morbida ed in favore della Grecia. D'altronde pare che oltre il 60% della popolazione tedesca premesse per l'uscita!
A nulla è valsa la figura tiepida e con poco carattere di Hollande...nè quella del nostro Premier... sempre più dedito alla propria ambiziosa socievole comunicazione per la ricerca di inverosimili riforme... che ad una visione di un'Europa più funzionale e costruttiva: Purtroppo appare chiara una incapace presa di posizione del di Renzi che sulle problematiche estere ha sempre dimostrato scarso impegno fattivo e più sottomissione. Come del resto appare evidente la responsabilità di un Fondo Monetario, condotto della sua direttrice Lagarde. 

La direttrice del Fondo monetario internazionale si dice persino dispiaciuta per la rottura dei colloqui sulla crisi della Grecia, e spera di poter riprendere un domani un dialogo con il governo di Atene...Un atteggiamento che suona più ipocrita che realmente onesto: La sua aspettativa (dichiarata come una speranza) rimane quella di poter vedere la Grecia alle prese con riforme strutturali più appropriate ed utili. Christine Lagarde sostiene che gli aumenti fiscali rendono meno facile la crescita del Pil... Ma sappiamo anche che sono in ballo circa 260 miliardi crediti pubblici dell'Eurozona e se la Grecia deve poter dare forza al suo risanamento economico è più che chiaro che le rigide riforme proposte.. non potranno che farla soccombere di più.

Vi è quindi la tentazione di poter pensare che tutto ciò potrebbe anche muoversi per un fine diverso che possa sostenere la tesi, non del tutto vaga, di voler costringere il neo governo condotto da Tsipras alla sua caduta.

Si dovrebbe facilmente intuire che la Grecia....come del resto qualunque altro paese con difficoltà simili..non potrà crescere con un semplice aumento dell'Iva o con misure di fiscalità più dure. Tsipras risponde quindi con un referendum sull'Euro chiedendo di votare in senso negativo . Si atteggia a vittima...è sincero.. o cerca un capro espiatorio?
Nel frattempo accompagna questa sua lotta in favore del suo governo.. scrivendo una lettera al suo Paese che qui sottoponiamo:
«Amici greci, da sei mesi il governo greco combatte una battaglia in condizioni di soffocamento economico senza precedenti, per implementare il mandato che ci avete dato il 25 gennaio.
Il mandato che stavamo negoziando coi nostri partner chiedeva di mettere fine all’austerità e permettere alla prosperità ed alla giustizia sociale di tornare nel nostro paese.
Era un mandato per un accordo sostenibile che rispettasse la democrazia e le regoli comuni europee, per condurre all’uscita finale dalla crisi.
Durante questo periodo di negoziazioni, ci è stato chiesto di mettere in atto gli accordi fatti col precedente governo nel “memorandum”, nonostante questi fossero stati categoricamente condannati dal popolo greco nelle recenti elezioni.
Comunque, nemmeno per un momenti abbiamo pensato di arrenderci, cioè di tradire la vostra fiducia.
Dopo cinque mesi di dure contrattazioni, i nostri partner, sfortunatamente, hanno rilanciato all’eurogruppo di due giorni fa un ultimatum alla democrazia greca ed al popolo greco.
Un ultimatum che è contrario ai principi fondanti ed ai valori dell’Europa, i valori del progetto comune europeo.
Hanno chiesto al governo greco di accettare una proposta che accumula un nuovo insostenibile peso sul popolo ellenico e colpisce profondamente le possibilità di recupero dell’economia e della società greche. Una proposta che non soltanto perpetua lo stato di incertezza ma accentua persino le disuguaglianze sociali.
La proposta delle istituzioni include: misure per un’ulteriore deregolamentazione del mercato del lavoro, tagli alle pensioni, ulteriori riduzioni nel salario minimo del settore pubblico e incremento dell’IVA su cibo, ristorazione e turismo, eliminando inoltre le agevolazioni fiscali per le isole greche.
Queste proposte violano direttamente fondamentali diritti europei, mostrano che riguardo a lavoro, uguaglianza e dignità, lo scopo di alcuni partners e istituzioni non è il raggiungimento di un buon accordo per tutte le parti, ma l’umiliazione dell’intero popolo greco.
Queste proposte sottolineano in particolare l’insistenza del Fondo Monetario Internazionale in una dura e punitiva austerity, e sottolineano più che mai la necessità per i grandi poteri europei di prendere iniziative che conducano al termine della crisi del debito sovrano ellenico. Una crisi che colpisce altri paesi europei e che sta minacciando il futuro prossimo dell’integrazione continentale.

Amici greci,
in questo momento pesa sulle nostre spalle, attraverso le lotte ed i sacrifici, la responsabilità storica del popolo greco per il consolidamento della democrazia e della sovranità nazionale. La nostra responsabilità per il futuro del nostro paese.

E la nostra responsabilità ci richiede di rispondere all’ultimatum sulla base del mandato del popolo greco.
Pochi minuti fa alla riunione di gabinetto ho proposto l’organizzazione di un referendum, perché il popolo greco possa decidere in maniera sovrana.
Questa proposta è stata accettata all’unanimità.
Domani la la camera dei rappresentanti sarà convocata d’urgenza per ratificare la proposta del gabinetto per un referendum la prossima domenica, 5 luglio, sull’accettazione o il rigetto della proposta delle istituzioni.
Ho già informato della mia decisione il presidente francese e la cancelliera tedesca, il presidente della BCE e domani una mia lettera chiederà formalmente ai leader della UE ed alle istituzioni di estendere per pochi giorni il programma attuale in modo da permettere al popolo greco di decidere, libero da ogni pressione e ricatto, come richiesto dalla costituzione del nostro paese e dalla tradizione democratica europea.
Amici greci, al ricatto dell’ultimatum che ci chiede di accettare una severa e degradante austerità senza fine e senza prospettive di ripresa economica, vi chiedo di risponde in maniera sovrana e orgogliosa, come la nostra storia ci chiede.
Ad una austerità autoritaria e violenta, risponderemo con la democrazia, con calma e decisione.
La Grecia, il luogo di nascita della democrazia, manderà una forte e sonora risposta all’Europa ed al mondo.
Mi impegno personalmente al rispetto dei risultati della vostra scelta democratica, qualsiasi essi siano. Sono assolutamente fiducioso che la vostra scelta onorerà la storia del nostro paese e manderà un messaggio di dignità al mondo.
In questi momenti critici dobbiamo tutti ricordare che l’Europa è la casa comune dei popoli. Che in Europa non ci sono proprietari ed ospiti.
La Grecia è e rimarrà una parte fondamentale dell’Europa, e l’Europa è una parte della Grecia. Ma senza democrazia, l’europa sarebbe un’europa senza identità e senza bussola.
Vi invito a mostrare unità nazionale e calma e fare la scelta giusta.
Per noi, per le generazioni future, per la storia dei greci.
Per la sovranità e la dignità del nostro popolo.»
Alexis Tsipras Atene, 27 giugno 2015


25 giu 2015

Il DDL sulla scuola scontenta tutti ...e pone una ulteriore fiducia


Troppo facile governare così!
di vincenzo cacopardo
Continuano le semplificative riforme del governo Renzi ed ancora una volta si cerca di superare il pericoloso ostacolo di una votazione al Senato..attraverso il solito ed umiliante sistema della fiducia.

Il disegno di legge pare non rendere contento nessuno anche dopo i ripetuti incontri con i sindacati e le modifiche apportate al testo originale. Non piace il sistema delle assunzioni..il ruolo del preside, il rafforzamento di alcune materie alla formazione degli insegnanti, il criterio delle detrazioni fiscali per le famiglie con i figli alla paritaria, gli interventi di edilizia scolastica...etc.

Ma c'è qualcosa di più considerevole che non viene messa in particolare evidenza ed è proprio il sistema didattico che nel DDL viene poco espresso e solo risolto a particolare sostegno dei bisogni della società. A sentire il dibattito in Senato, da parte di chi insiste con l'appoggiare questa riforma, si rimane increduli: Ma come può mai la scuola formarsi positivamente seguendo i valori di una simile società?. Come può mai affermarsi una cultura scolastica attraverso le logiche di un percorso sociale così sconfortante, corrotto e persino iniquo?..Quando sarebbe più logico che la scuola cominciasse ad indicare alla stessa società una strada più corretta e culturalmente più utile al suo stesso sviluppo..

Se si effettuano verifiche sulle conoscenze degli studenti e sulla qualità complessiva dell'offerta formativa con l’obiettivo di misurare se questi abbiano acquisito alcune competenze giudicate essenziali per svolgere un ruolo consapevole e attivo nella società, si tende a sopravvalutare un concetto nozionistico rispetto ad un ragionamento...Si tende a creare un mondo di pecore.... Sappiamo che, al contrario, esistono abilità personali...esiste una individuale capacità di riflessione critica, un particolare dono di esporre il pensiero. Ma calcolando solo l’acquisizione di una serie di informazioni circoscritte e limitate, continuiamo a mortificare ogni sforzo per arrivare alla conoscenza come regno di conquista.
Il vero problema è proprio quello di costruire una riforma per una scuola che possa, in qualche modo, mettere in risalto l'individuo per quello che è il suo contenuto di valori ..il suo pensiero ..la sua sensibilità, sapendoli riempire in modo adeguato e diverso attraverso una nozione confacente e stimolante.Il DDL scuola è invece il risultato ovvio di una riforma che, come tante altre, rispecchia il metodo, oltremodo essenziale, di chi come Renzi, ama correre per strade semplificative ..mai discusse e dibattute in profondità.. che determinano una costante sequela di fiducie..










ancora una nota critica sul nuovo articolo di Domenico Cacopardo sulla Gazzetta di Parma

Ancora una volta Domenico insiste nel considerare il Papa alla stregua di un politico ..anzi.. quasi come un politicante. ..Rimane incomprensibile persino per uno come il sottoscritto... che, agnostico per natura, non può sottrarsi all'evidente opera di evangelizzazione di un simile Pontefice.. compresa prevalentemente nell'amore verso il prossimo.

Cosa.. poi.. ci si può aspettare da un giornale statunitense? Una testata giornalistica di un paese dove il libero mercato ed il consumismo prevalgono incessantemente e dove.. da sempre.. si preannuncia con enfasi.. l'insensata paura di un catastrofismo di sinistra. In un Paese dove ancora prevale l'uniforme ed obsoleto principio delle contrapposizioni politiche che tanto affascina e pare colludere con le potenti lobby mondiali.

Le Encicliche sono analisi teologiche e filosofiche che rispecchiano il pensiero religioso... .Saper interpretare le Encicliche sembra oggi più difficile che provare a criticarle. Una certa cultura intellettual- borghese.. pare voler condannare l'opera cristiana di Papa Bergoglio commettendo il solito errore di porre la sua figura su di un piedistallo che non gli appartiene: L'idea di continuare ad immaginare Francesco come un leader di una politica vaticanista..è persino stancante, ma è ancora peggio.. non saper interpretare i suoi messaggi... pretendendo che egli possa offrire soluzioni in proposito.

Come quando si legge nel Vangelo..”di porgere l'altra guancia”..bisogna saper interpretare il messaggio..senza confondere il gesto nel senso di un eccessivo autolesionismo...alla pari bisogna saper comprendere nelle parole di Bergoglio il senso del suo pensiero diretto verso un percorso di modernizzazione che, pur nell'indispensabile suo sviluppo, possa dirigersi con maggior attenzione verso una più equa distribuzione sociale. Non c'è nulla di apodittico od irrefutabile nei suoi messaggi, poichè egli apre e tocca il cuore della gente affinchè la mente possa meglio comprendere..

Le esortazioni.. di sicuro non politiche di Francesco..sono stimoli ed incoraggiamenti che tengono in alta considerazione l'etica sociale ed umana..vi sono messaggi anche filosofici ..ma non potranno mai investire il campo di una politica che deve procedere per le soluzioni.

Ripeto: il Papa esercita il ruolo di Papa e cioè di messaggero in terra di una cultura religiosa alla quale si può credere o no. E' un pastore che dirige il suo pascolo conducendolo verso una meta attraverso le parole ed i gesti.. e non con le ingiunzioni che, al contrario, il mondo politico impone pur avendo dimostrato di non esserne capace. Questo continuo attacco verso chi ci parla con estremo spirito umano è biasimevole... poiché Francesco dimostra più “umanità” che “papalità” ..Dimostra di essere uno di noi e non una figura dogmatica inquietante e supponente.
vincenzo cacopardo


Le inascoltate lezioni del liberalesimo e dell’odiato illuminismo spingono papa Bergoglio all’enciclica «Laudato si’», definita dal New York Times manifestazione del catastrofismo di sinistra (ci sono due ottimismi e due pessimismi, di destra e, appunto, di sinistra).
Non a caso, questa strada divisiva è imboccata dal primo gesuita papa, portatore di una ideologia e di una pratica religiosa che, il 21 luglio 1773, indussero papa Clemente XIV a sopprimere la «Compagnia di Gesù» per grave turbamento dell’ordine cattolico e il machiavellismo che regolava le azioni dei religiosi «neri». E non a caso, viene dall’«altro mondo», dal laboratorio della dottrina della «Liberazione», quel Sud-America, nel quale l’odio per gli Stati Uniti e per le economie capitaliste ha condotto alla vittoria il giustizialismo e il chavismo, disastri politici, economici e sociali permeati della peggiore corruzione del pianeta.
In «Laudato si’» tornano i temi tipici di questo papato: il diritto alla vita, alla felicità e al lavoro. Peccato che sua santità non indichi i soggetti cui incombono i relativi doveri, che rimangono nella nebulosa di un’idea esclusivamente utopistica. Altro «leit-motiv» è l’affermazione della responsabilità dei paesi ricchi e degli uomini ricchi per la povertà degli stati poveri e degli uomini poveri. Un’idea primitiva che mostra la mancata metabolizzazione del valore della storia. È la storia, infatti, che ha condotto il mondo sulle strade in cui oggi si trova: additare la colpa dei ricchi non coglie la complessità del presente, difficile proprio perché il meccanismo di accumulazione e, quindi, di redistribuzione è stato rallentato e talora fermato dalla crisi epocale che abbia attraversato e dalla quale stiamo uscendo.
Del pari, sono inaccettabili alcune proposizioni ideologiche non sostenute dalla pratica: la necessità della pubblicizzazione dell’acqua, affermata dal pontefice, non conosce i guasti che il «pubblico» ha prodotto e produce. E l’attuale aggravarsi del problema dell’acqua è figlio proprio della sua gestione pubblica.
Il papa affronta con accenti indignati il fenomeno dell’urbanesimo spinto, come se fosse un’esclusiva del mondo occidentale avanzato. Dimentica, però, che tutto questo accade soprattutto nei paesi in via di sviluppo (Cina, India, Brasile, Indonesia), nei quali la crescita delle opportunità di occupazione si manifesta nelle conurbazioni spingendo la gente ad abbandonare il duro lavoro dei campi per quello meno duro dei colletti bianchi.
L’enciclica dichiara, apoditticamente, che la crescita demografica non è responsabile dell’attuale disagio dell’umanità. Una sorta di «excusatio» per l’opposizione al controllo delle nascite: in realtà l’aumento costante e feroce dei numeri dell’umanità pone in evidente, irrisolvibile contraddizione l’uomo e la natura, ontologicamente finita, incapace di sopportare l’attuale pressione antropica.
I richiami alle scienze, in un inatteso sincretismo, non scontano le complessità dei sistemi e le differenti interpretazioni di fenomeni naturali-naturali o indotti dall’uomo, in modo da definire e giustificare un neocatastrofismo cattolico, che dimentica la Misericordia divina e abbandona l’uomo a un atroce destino, quando, invece, è alle prese con la propria liberazione, quella vera, dal bisogno e dal condizionamento dell’altro uomo: il liberalismo, cioè, autore del progresso degli ultimi due secoli e vincitore delle ideologie (nazismo e comunismo) negatrici del valore etico dell’uomo.
Domenico Cacopardo

24 giu 2015

Roma:i segni di una politica disinvolta e azzardata

In un suo articolo intitolato “pasticcio capitale” Domenico Cacopardo scrive:

"Una certa efficacia.. gli atteggiamenti di Marino l’hanno riscossa, soprattutto tra un pubblico in gran parte reduce dalle sezioni del Pd, criminalizzate da Cappuccetto rosso Fabrizio Barca, sorpreso dalla storica natura dello strumento partitico di controllo del territorio. Certo, gli osservatori con qualche esperienza e i cittadini della capitale che tutti i giorni si scontrano con gli irrisolti problemi della stessa non si sono accodati ai difensori del sindaco-scienziato. Basterebbe una domanda per fare crollare il castello di parole pronunciate in autodifesa: l’enorme mano-morta comunale, le decine di società in mano a famelici «apparatikni», in numero superiore ai dipendenti comunali diretti, non sono state scalfite. Continuano tutte a macinare denaro (in perdita o in utile che siano) a favore delle conventicole cui è stato accordato il loro controllo.
Quindi, una difesa con vari buchi logici e temporali, visto che non è chiaro in che periodi siano state commesse le illegittimità e le illiceità, e, quindi, è possibile che il nuovo corso mariniano non ne sia immune. È facile, ora, accusare il partito. Ma è il medesimo partito che, dopo le primarie, ha condotto in Campidoglio Ignazio Marino che sbaglia in genere numero e caso a sostenere che il consenso è stato il suo e solo il suo."

Marino resiste e persiste annunciando una manifestazione per autosostenersi.. promossa attraverso i social network. Prosegue la sua opera di difesa anche attraverso la piazza, da dove.. con tono enfatico.. invita alla passeggiata verso i Fori..onde poter constatare l'opera di risanamento in cui l'amministrazione oggi è dedita...  Come era prevedibile, col pretesto della corruzione riscontrato in seno alla amministrazione capitolina,  si è accesa una contesa all'interno dello stesso Partito Democratico.

Marino provoca il premier..ed il presidente del consiglio annuncia provvedimenti che, in realtà ancora non si percepiscono. Il vittimismo del sindaco.. apparso forse, più incapace che scorretto... sembra evidenziarsi: La sua strategia tende a voler captare l'attenzione di una parte di quella sinistra(oggi non proprio aderente al percorso riformista del Premier)..usandola quasi a protezione della palpabile inadeguatezza per il ruolo di amministratore che sostiene.

Da un altro lato, Renzi guarda con più attenzione ai sondaggi che non danno più ragione al suo percorso..Come è di tutta evidenza il problema romano è divenuto per lui un pesante fardello da dover gestire con cautela. Quello che ormai di norma è stato individuato come il catastrofico evento denominato “Mafia Capitale” rimane un grattacapo non da poco.. che in realtà, vorrebbe risolvere con una anticipazione delle elezioni al 2016. Anche se tale data non risulterebbe utile per risolvere un problema che avrebbe bisogno di maggior immediatezza, pare chiaro che.. in qualunque modo ci si voglia salvaguardare da tale scandalo..il Partito ne resterà per sempre pesantemente investito.

Il neo commissario del partito romano Orfini sembra lavorare per moderare le richieste di alcuni esponenti oggi coinvolti nello scandalo..chiedendone l'autosospensione. Un lavoro non facile che non incanta la magistratura requirente nel suo processo di indagini per una politica tanto criminosa..quanto dequalificante offerta in questi anni dall'amministrazione capitolina.

Un segno lo avrà lasciato sicuramente Alemanno con la sua politica un po' disinvolta..ma da ciò che si va apprendendo, non sembrano aver procurato meno danni certe figure imposte dalla politica temeraria ed azzardata di Veltroni.
di vincenzo cacopardo

Muore il difensore dei disabili..


di vincenzo cacopardo

"Ma muore anche chi, col suo impegno, ha combattuto un sistema ipocrita che.. ancora oggi.. tende a sottovalutare questo fenomeno"...

Per il sindaco Orlando... Salvatore Crispi era un leader..un termine non del tutto appropriato. Noi preferiamo ricordarlo come un uomo particolare che ha combattuto difficoltose lotte in favore di sani principi ed in favore dei tanti giovani più deboli. Salvatore Crispi ha sicuramente lasciato un segno abbattendo ogni convenzione ed ogni ostacolo che si opponeva ad un processo di civiltà senza il quale tutto il resto non potrebbe mettere radici. La sua è stata di certo una battaglia persistente per abbattere quelle barriere che impediscono il procedere utile e fattivo per il rafforzamento dei servizi sociali ed il volontariato.

Crispi va ricordato per quella spinta umanitaria che differenzia i veri uomini dagli esseri viventi..va ricordato per il suo aiuto umanitario e per quell'atteggiamento che ispirava fiducia e serenità. Il responsabile del Coordinamento H ( per la tutela delle persone con disabilità) ha sempre cercato di richiamare l'attenzione di una politica poco attenta e volenterosa in direzione della cura degli inabili, offrendo un impegnativo lavoro che ha reso un grande favore a tutta la società regionale..portando avanti il principio dei sistemi integrati per offrire alla persone più deboli condizioni di vita più dignitose.

Il suo impegno rimane focalizzato nella ricerca di percorsi in stretta comunicazione tra le Unità Territoriali e le equipe delle strutture... sia in ambito sanitario.. che scolastico o sociale: un percorso, il suo, che ha permesso un più adeguato sviluppo di integrazione per i disabili..eliminando, in maniera naturale, quelle pericolose incrostazioni che limiterebbero ogni possibile pianificazione. E' stato certamente un paladino dei disabili.....Il rispetto che si deve a certe figure che superano con l'innata forza di una volontà ogni ostacolo di un sistema che per cinismo ed indifferenza tende a sottovalutare questi fenomeni, è immenso. 

Anche se il messaggio della sua scomparsa non ha riempito le prime pagine, la sua abnegazione lascia il segno nei cuori di chi sa leggere in profondità tale forza di volontà, amore e dedizione.












23 giu 2015

Una nota critica al nuovo articolo di D. Cacopardo sulle parole di Papa Francesco


Domenico scrive in modo limpido e chiaro come pochi, ma pare non interpretare allo stesso modo le parole ed i ruoli.

Le parole del Pontefice.. a parer mio.. devono potersi leggere in una sorta di ricerca di equilibrio e non di utopistica visione. Insomma..questo Papa che porta la sua evangelizzazione attraverso la parola di Cristo come uomo in terra, non credo affatto intenda criticare il fenomeno della povertà in termini di colpe dell'uno o dell'altro, ma di un mancato senso dell'equilibrio di cui la società stessa non dovrebbe mai perdere la visione....Ma poi..cosa dovrebbe esprimere un Papa che rappresenta il Pastore di una Chiesa che per Vangelo esorta verso la vita e la gioia dell’essere umano? ..Dovrebbe forse rimproverare i poveri che si lamentano? Dovrebbe esortare il mondo a continuare questo processo di enorme diseguaglianza che crea morte e sofferenze?

Il Papa fa il Papa.. e non fa il politico! ..Diffonde il suo messaggio cristiano. Continuare a criticare Papa Francesco per le sue omelie e le sue encicliche.. come fosse un politico è un punto di vista inaccettabile: Francesco non potrà mai essere individuato come colui che fa demagogia o populismo poiché il suo ruolo è quello di indurre e stimolare verso il buon senso e la carità e non certamente quello di indicare una strada politica per far sì che ciò avvenga...Ed è..forse.. in questo suo non indicare.. che viene contestato come fosse un qualunque demagogo, mentre, al contrario, dovrebbe facilmente intuirsi che non potrebbe mai spingersi oltre. Paragonarlo.. attraverso una critica.. ad un qualsiasi figura istituzionale è deviante e non è sicuramente saggio da parte di una persona di alta cultura come Domenico.

In questa logica come si può mai parlare di “arbitrario sincretismo”..non si può mai sottintendere all'insieme di elementi ideologici...che nulla sembrano avere a che fare con un più semplice messaggio verso la carità, il rispetto e la stessa dignità dell'essere umano.

Al di là della giusta dissertazione circa il sovrappopolamento del globo, credo che Domenico individui con pregiudizio nel pontificato di Francesco una linea politica insussistente...non riuscendo, invece, a cogliere l'importanza di chi.. nel merito...ha necessità, ma anche il dovere.. di eprimere con umiltà il bisogno di quell'equilibrio affinchè possano trionfare i principi cristiani dell'amore e della carità...
vincenzo cacopardo



La demagogia è una tossina generale che inquina la politica e gli atti a contenuto politico. È la madre del populismo. Entrambi sono i genitori della popolarità malata. Queste considerazioni mi sono venute in mente leggendo, in questi giorni, l’ultimo parto dottrinale di papa Francesco, l’enciclica «Laudato si’».
Un documento che va esaminato con animo laico, in modo da schivare la questione della fede e le sue conseguenze cioè il credere ciecamente, anche quando la massima autorità religiosa del cattolicesimo si inoltra in sentieri estranei al magistero: vari rami della scienza messi insieme in un arbitrario sincretismo, nella vana ricerca di un’unità di giudizio che è il contrario del moderno metodo scientifico.
In definitiva, dal testo esala l’odore tipico del giustizialismo (inventato da Peron), che poi, in varie forme, ha investito tanti paesi del Sud-America a cominciare dal Venezuela chavista per finire con la Cuba del despota Castro.
Non ci si può sorprendere. Questo papa viene proprio da là, dal mondo che ha covato e cova sentimenti antiamericani (del Nord) e anticapitalistici ed è perciò incapace di apprezzare i problemi economici e sociali del mondo attuale per quello che sono: problemi dell’evoluzione sociale, economica, finanziaria e scientifica che nascono prima di tutto nei paesi più sviluppati.
C’è un elemento di fondo che rende, però, scarsamente attendibile il discorso pontificio: è la mancanza del senso della storia e quindi del relativismo ontologico del mondo, una carenza, questa, che fa attribuire ai paesi «ricchi» i guai di quelli non sviluppati.
La povertà, dunque, è «colpa» storica e presente del mondo occidentale avanzato per una sorta di determinismo che da tempo è uscito dalla farmacopea del pensiero contemporaneo. Asserzione, tra l’altro, non dimostrata né dimostrabile a meno che non si sia animati dal pregiudizio che spinge tanti spettatori della sinistra radicale ad applaudire Francesco.
Già, non a caso avevamo iniziato ricordando la demagogia, elemento sotteso in tutte le 192 pagine del documento.
Inoltriamoci brevemente nel testo: «…l’essere umano … ha diritto a vivere e a essere felice …» Un’asserzione, questa, superficiale e gratuita, visto che si accompagna anche qui al richiamo al «diritto al lavoro». A questi tre diritti dovrebbero corrispondere altrettanti doveri, certo, ma a carico di chi?
Francesco I, papa del cattolicesimo, lo lascia intuire e lo dice: il dovere di far vivere l’essere umano, di renderlo felice e di dargli un lavoro dignitoso è dei governi dei paesi avanzati che debbono approntare le misure necessarie perché i tre diritti siano effettivi.
Riflettendo, qui demagogia, populismo ed effetti devastanti dell’adulante popolarità si saldano in una visione effettivamente giustizialista del mondo contemporaneo, volta a scardinare i fondamenti della convivenza mondiale a favore di un riequilibrio basato su una gratuita e utopistica ridistribuzione di beni e di risorse.
«Oggi riscontriamo … la smisurata e disordinata crescita di molte città che sono diventate invivibili dal punto di vista della salute, non solo per l’inquinamento … ma anche per il caos urbano, i problemi di trasporto e l’inquinamento visivo e acustico …», una vera e propria banalità che non metabolizza due considerazioni-presupposto: la crescita della vita media in tutto il mondo per il miglioramento delle condizioni alimentari, igieniche e sanitarie e lo sviluppo verificatosi in alcuni mondi contemporanei, come la Cina, l’India, il Brasile, il Messico, l’Indonesia e quello in corso in tante altre nazioni, asiatiche e africane, un neourbanesimo che è collegato al progresso e alla insorgenza di occasioni di lavoro.
«Invece di risolvere i problemi dei poveri e pensare a un mondo diverso, alcuni si limitano a proporre una riduzione della natalità …» Qui casca l’asino: una dichiarazione freudiana che rimuove dalle responsabilità del cattolicesimo e dei suoi papi la lotta alla contraccezione e al controllo delle nascite, vero cancro dell’umanità che, come le cellule cancerose, ha perso le proprie finalità per crescere in modo tale da compromettere la medesima propria esistenza.
Se una parola in questa materia era urgente ed eticamente doverosa, essa era quella della necessità della flessione demografica, premessa indispensabile per consentire a tutti gli esseri umani di accedere alle risorse del pianeta. Se le risorse non sono infinite e il numero degli uomini è in aumento costante, «infinito», ci si avvicina rapidamente al punto di rottura: una guerra o un’epidemia diventeranno inevitabili e non saranno il frutto della malvagia volontà dei governi dei paesi sviluppati, ma del numero incontrollato degli uomini che popolano il pianeta.
La deriva demagogica spinge papa Bergoglio ad accusare non il folle incremento demografico, ma il consumismo delle attuali tragiche difficoltà: dimentica, in questo punto come in tutta l’enciclica, che se non c’è profitto (considerato «sterco del diavolo»), se non c’è sviluppo, non ci sono beni da distribuire e che il consumismo è di per sé un aspetto fisiologico del mercato sviluppato che si alimenta e produce ricchezza con il commercio. Certo, tutti auspichiamo che lo spreco sia contenuto, che beni in eccesso non utilizzati siano destinati al soccorso dei poveri, ovunque siano. Ma se cessa l’accumulazione capitalistica, se si imponesse la crescita zero, che il papa auspica, crollerebbero immediatamente i trasferimenti di denaro e di beni tra le varie economie soffocando proprie quelle più deboli.
La medesima esperienza di 7 anni di crisi epocale, dimostra che il crollo di molte economie (e quindi l’assenza di crescita e di accumulazione) ha allargato il numero degli indigenti e le loro difficoltà. Se non riparte lo sviluppo, le utopistiche speranze e le puntute critiche che il papa dispensa rimarranno iscritte nel libro dei sogni di una ideologia sostanzialmente pauperista e marginale, capace solo di allargare il campo dell’odio sociale e politico, in un mondo alle prese con difficoltà mai immaginate.
Poiché Francesco non parla qui «ex cathedra», i danni della sua singolare esternazione saranno fortunatamente limitati.
Domenico Cacopardo







La complessa opera del governo Renzi.....


...nella possibile futura affermazione dei pentastellati

Vi sono tre fatti di grande importanza che oggi riempiono la cronaca nazionale ed internazionale : Il problema dei migranti, la tragedia Greca, l'amministrazione comunale di Roma.
Non si deve mai pensare che il terzo caso non possa toccare in qualche modo la politica internazionale... poiché l'immagine di una capitale come quella di Roma (caput mundi ..i cui cittadini hanno sempre con orgoglio sottolineato” Civis romanus sum”) ha sicuramente scosso le cronache internazionali per l'eccessivo proliferare di un malcostume politico che tocca una città che è il fulcro di tutta l'attività politica istituzionale della nostra Nazione.. contribuendo a ferire l'immagine dell'intero Paese.

Nella immensa confusione portata da una politica europea e nazionale.. che nel passato non ha saputo leggere in lungimiranza le conseguenze che sarebbero potute esplodere sugli esodi dai paesi africani ed orientali in guerra, non si è ancora in grado di trovare una soluzione che possa in qualche modo porre un freno. Sappiamo di certo che tutto ciò potrà trovare un risultato positivo..solo nella difficilissima opera di contenimento tramite un blocco alle partenze, ma sappiamo anche quanto ormai risulti pericoloso e tardivo questo tentativo, almeno di poter concordare a livello mondiale un'area libera dello stesso continente africano dove condurre ed accompagnare la vasta popolazione che, con l'aiuto di tutta la comunità europea, possa crescere in pace integrata in un'opera di possibile sviluppo ed offrendo persino opportunità di una nuova economia a beneficio della stessa Europa: Un'operazione per adesso teorica e difficile, ma da non trascurare per il futuro. E' difficile immaginare, adesso, un impegno da parte di tutte la forze politiche ocidentali europee per un piano da studiare con altri paesi orientali che possa prevedere la ricerca di spazi in territori abbandonati dove ricostruire insieme nuovi paesi e nuove economie, ma questo sforzo interattivo potrebbe vederci un domani complici e fattivi nella speranza di poter rendere una più efficace soluzione ad un fenomeno di portata cosmica.

Vi è poi il problema complesso della Grecia: Se Atene parrebbe esser pronta ad adottare misure fiscali pari al 2% del Pil... i creditori, al contrario, chiederebbero misure per almeno il 2,5%. Il piano del governo pare prevedere uno stop ai prepensionamenti a partire dal primo gennaio 2016. Vi dovrebbe anche essere un aumento della "tassa di solidarietà" per le persone che guadagnano più di 30.000 euro l’anno e per le società che hanno utili superiori ai 500.000 euro. Infine sarà proposto un taglio automatico della spesa. Con queste... che rappresentano alcune delle misure previste dal piano, il governo di Atene dovrebbe presentarsi al summit Europeo.
Come sembra ormai scontato è sempre il cancelliere Angela Merkel accanto al presidente della commisione Jean-Claude Juncker a dover dare l'OK. Si spera quindi che l'accordo possa soddisfare le parti per un salvataggio della Grecia e le conseguenti difficoltà per il resto dei Paesi delle comunità...Insensato, quindi, poter pensare di caricare oltre tale intesa attraverso ulteriori richieste che potrebbero comprometterla: Queste scelte dovrebbero seguire un'idea più avveduta e più aperta verso i Paesi che.. se messi in difficoltà.. non avrebbero alcuna alternativa se non quella di cedere creando, tra l'altro, ulteriroi danni alla stessa Comunità:

Vi è poi il caso Roma...che infiamma gli animi dei politici della capitale e che pare procedere con una certa indolenza.. Renzi sembra voler minacciare commissariamenti e promettere possibili elezioni, ma una vera presa di posizione di fatto ancora non si intravede. In questo clima.. una lotta tra Marino e Renzi era prevedibile: mentre gli irriducibili di Marino minacciano la fuoriuscita dal Partito, da parte dei renziani si impreca contro l'incapacità di un sindaco che non ha saputo trovare il modo di opporsi al decadimento burocratico e gestionale della sua amministrazione. Non v'è dubbio che le acque dentro il PD romano, siano parecchio agitate e molti esponenti renziani del partito capitolino siano in fibrillazione, soprattutto coloro fra i quali non hanno mai sostenuto Marino come amministratore della capitale: L'onesto incapace è alla resa dei conti, ma la città di Roma in attesa di un Giubileo, non lo è da meno.

Queste problematiche stanno segnando un passo nell'attività difficile e perigliosa del premier Matteo Renzi..per la verità carico di tante energie..ed un pò meno di idee, ma di sicuro scuotono la già precaria attività governativa nell'affanno delle difficili scelte che toccano il suo già complicato percorso. Problematiche interne ed esterne al suo Paese che messe insieme danno l'idea di come vi sia l'incombenza di un dialogo più profondo espresso con meno determinismo tra le forze dalla politica e meno contrapposizioni sia interne che esterne: Quello che si teme è che vi possano ancora essere ulteriori scelte imposte da una linea governativa senza l'uso di un dialogo parlamentare del quale non si dovrebbe sottacerne l'autorevolezza.

Purtroppo anche il Parlamento è oggi in carica attraverso leggi poco chiare e senza il criterio di un preventivo piano di programmazione da parte dei Partiti.. risultando totalmente in mano alle logiche di una attività governativa che prosegue a colpi di fiducie, decreti e leggi delega.. uccidendo il preliminare uso di un percorso di democrazia. Ciò può dare ragione a quella armata di pentastellati che potrebbero ben presto prendere le redini di un'attività governativa e che... con le loro approssimative regole e l'inusuale metodo delle loro risibili elezioni, potrebbero far peggio.
Non sarebbe il caso per il premier provare un utile rimpasto di governo con figure diverse che potrebbero fornire maggior fiducia e sicurezza?
Vincenzo cacopardo