29 gen 2014

La legge elettorale... i Partiti e quell'art.49...


di vincenzo cacopardo

Quando la Corte nella sua sentenza contro il Porcellum aggiunge e chiarisce “Le disposizioni censurate sono dirette ad agevolare la formazione di una adeguata maggioranza parlamentare, allo scopo di garantire la stabilità del governo del Paese e di rendere più rapido il processo decisionale” non fa che affermare un obiettivo  che definisce legittimo per Costituzione ma, correttamente, non si esprime su un metodo che è.. e rimane di natura prettamente politica. Se quindi.. la governabilità deprime la rappresentanza democratica fino a mortificarla, il problema è tutto di carattere politico e a parer mio coinvolge il tema dei Partiti, i quali nella qualità di rappresentanti di un consenso, dovrebbero impedire tale percorso.
L’intera architettura dell’ordinamento costituzionale vigente si fonda sulla rappresentanza democratica. Il riferimento ad un’architettura, pone chiaro che senza le adeguate fondamenta di tale rappresentanza, l’intero impalcato istituzionale verrebbe compromesso: Si rischia di vanificare ogni positivo  risultato e… dopo aver sacrificato la rappresentatività in modo anomalo, si compromette ogni tentativo della formazione di una governabilità stabile. 
A tal proposito, la Corte, con altrettanta coerenza, sottolinea anche il rispetto per una soglia minima che, se troppo bassa, limita una più equa rappresentatività della sovranità popolare. Inoltre censura le norme che privano l’elettore del diritto di scegliere i propri rappresentanti, affermando che in tal modo si esclude ogni facoltà dell’elettore di incidere sull’elezione. La posizione della Corte è quella giusta di chi fa fede al contesto costituzionale esistente relativo ai Partiti, al contrario di chi deve guardare in lungimiranza e con il senso della ricerca alla politica di innovazione.
Ora.. se per certi versi.. questo può essere giusto, su un piano prettamente logistico, potrebbe risultare un nascondersi dietro la classica foglia di fico…Senza le comuni ed usuali ipocrisie…possiamo affermare che.. se un qualsiasi cittadino volesse iscriversi ad un Partito con l’idea di voler candidarsi, sia che vi sia o no un voto di preferenza, si imbatterebbe contro gli ostacoli posti dalla dirigenza dello stesso Partito e…dovrebbe sostenere costi elevati per la sua campagna. Costi che.. se affrontati nella comune casa di un Partito.. potrebbero dagli maggiore possibilità.
Oggi... questo.. mette in evidenza una contraddizione che scaturisce da un lato..dal voler offrire una maggiore rappresentanza attraverso un sistema proporzionale aperto … e dall’altro  non pone i mezzi e le normative necessarie per far si che ci si possa esprimere liberamente relegando il consenso nella casa comune di un Partito.
Ma se un Partito deve esprimere un programma e.. chi intende candidarsi non può che appoggiarlo, quale senso può avere una preferenza, quando quello che fa fede è lo stesso programma?..Si valuta di più un programma o una persona?  Ma come si può valutare una figura politica..prescindendo dai contenuti stessi del programma del Partito?   
Questo problema delle preferenze, di fondamentale importanza, mette in luce tanti aspetti contrastanti e l’organizzazione stessa dei Partiti, i quali andrebbero di certo riformati.. ancora prima della stessa legge elettorale. Non v’è  dubbio che i Partiti non possono sostituirsi al corpo elettorale ed è quindi di prevalente opportunità disciplinarne le funzioni, lavorando sulla riforma del’art. 49 della Costituzione al fine di favorire l’effettiva partecipazione dei cittadini alla vita politica e poter dare sostegno ad una vera democrazia.

La riforma dell’articolo 49..potrebbe aiutare la ricerca di una legge elettorale migliore.. la quale non potrà mai sbrogliare i molteplici problemi. Una riforma che rappresenterebbe quella base fondamentale dell’architettura istituzionale, senza la quale.. non vi potrà mai essere un solido appoggio per una democrazia.


nuovo articolo di Domenico Cacopardo

Da Timor Est a Nuova Dheli
di domenico Cacopardo
È troppo scafato Pierferdinando Casini per non sapere che, per i marò Salvatore Girone e a Massimiliano Latorre, la missione parlamentare in India non può ottenere alcun risultato. Serve a lui e ai suoi compagni di viaggio per mandare un segnale di esistenza in vita in Italia e per acquisire meriti inesistenti per un’evoluzione positiva –che non si vede- della vicenda.
Insomma, il presidente della commissione affari esteri dell’abolendo Senato ha fatto come gli ammiragli di Franceschiello che ordinavano agli equipaggi «Facimm’ammuina» e s’è guadagnato qualche titolo di giornale. Del costo del ‘giretto’ vorremmo notizie dai questori di Camera e Senato.
Certo i due giovani militari sono stati lieti della visita, ma quando si renderanno conto che i parlamentari italiani non hanno ottenuto nulla, nemmeno belle parole, capiranno che sono stati oggetto di un’ennesima cinica operazione politica.
E non solo.
Su di essi s’è abbattuto il dilettantismo, l’inconsistenza, la strumentalizzazione nazionale, a cominciare da quelli del cosiddetto governo tecnico di Monti, le cui personali responsabilità andrebbero approfondite.
Facciamo, però, un passo indietro: alla decisione cioè del ministro della difesa Ignazio La Russa di dotare le navi mercantili italiani, in navigazione in zone a rischio, di militari, con il compito di dissuadere eventuali assalitori e di reagire con le armi agli attacchi. La scelta del ministro non era così scontata, visto che l’alternativa, adottata largamente da altre nazioni europee, era di suggerire agli armatori il ricorso a contractors (ce ne sono tanti in giro, dopo la chiusura delle operazioni in Iraq), dispiegando in mare una forza navale integrata in quella internazionale dedicata alla prevenzione e al pronto intervento. Forza navale che, per il vero, è già schierata e opera all’interno di una vera e propria flotta composta da unità americane, europee e giapponesi.
Non sarebbe stato, quindi, strano affidare l’emergenza immediata ai contractors, in attesa dell’intervento della forza navale.
Nonostante le perplessità dei vertici della Marina Militare, si decise di accontentare il personale che aspira sempre a partecipare a  missioni estere, molto ben retribuite.
Questo delle missioni internazionali dell’Italia è un argomento delicato, sul quale però, più prima che dopo, è necessario fare luce. La disponibilità delle forze armate ha due fondamentali ragioni: le ‘campagne’ (ogni missione equivale a una campagna di guerra) non sono solo ‘nastrini’ ma comportano punteggi per gli avanzamenti di carriera; i soldi che, in proporzione e a profusione, vengono elargiti ai partecipanti.
La missione a Timor Est del 1999, per esempio, fu accolta a braccia aperte a palazzo Baracchini (ministero della difesa) anche perché colmava lo squilibrio tra l’Aeronautica e le altre forze armate, impegnate in varie aree, in materia di ‘campagne’ e di ‘nastrini’.
12.601 km di distanza, tutti per via aerea, consentono di immaginare lo spreco di risorse e di mezzi. Per risparmiare, il ministero della difesa aveva stanziato un DC9 militare a Singapore come navetta per Timor Est. I generali raggiungevano comodamente Singapore in business class (o, addirittura, in costosissime cabine letto). Da lì, con il DC9, era facile l’up and down con Timor Est, acquisendo, in questo semplice modo, ‘la campagna’ e i suoi ‘nastrini’.Non venne in mente a nessuno che, per esempio, sudcoreani e indiani erano molto più vicini e sarebbero costati molto meno.

Ma torniamo a Girone e Latorre: sarebbe ora che il loro caso fosse trattato al livello giusto con il segretario generale delle Nazioni Unite, con il comando Nato e con Bruxelles. Purtroppo, per la presidenza italiana dell’Unione, mancano ancora cinque mesi: non possiamo aspettare tanto.

28 gen 2014

Politica libera.. ed incomprensibili condizionamenti.

Riflessioni per i cittadini

La legge elettorale?...un falso problema!.... Come al solito..quando non si riesce a sciogliere il nodo di una questione...la nostra politica tende frettolosamente a tagliarlo!...


Facendo un punto sulla situazione attuale, sembrano essere in molti a volere una legge elettorale che esprima un voto di preferenza.

Poniamo il caso che la nuova legge lo possa disporre in sostituzione delle liste bloccate (se pur corte). Ma secondo voi …non sarà sempre un Partito a decidere le liste? Ed.. in ogni caso…non sarà sempre facile predisporle in modo da sistemare i primi nomi in testa? E..poi..anche in caso di primarie, non sarà comunque lo stesso Partito a determinare i nomi dei candidati? E’ superfluo aggiungere che, anche in caso di liste bloccate, ogni decisione non potrà che essere assunta dalla dirigenza del Partito che, nella fattispecie, dovrà assumersi una responsabilità sulle candidature… non priva di possibili, o chiari, interessi.

Non a caso la nostra Repubblica si fonda sul pluralismo di queste organizzazioni ed il problema delle liste determina una inutile polemica se visto nell’ottica in cui ogni decisione spetta ai Partiti. In un sistema di democrazia in cui ai Partiti è riconosciuta la funzione di determinare la politica nazionale e dove la stessa Costituzione ne riconosce il ruolo esprimendolo all’art. 49 «tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere in modo democratico a determinare la politica nazionale», sembra chiaro che si ponga un punto deciso nel compito che hanno  di assumere sulla politica e sulle relative liste.

Il problema.. invero.. resta un altro... ed è veramente illogico che gli stessi cittadini non se ne accorgono rincorrendo l’irrisorio problema delle liste bloccate! Il punto sta tutto su una riforma dello stesso articolo 49 e cioè quello di poter disciplinare, attraverso regole precise, l’operato di questi contenitori di consensi che dovrebbero rappresentare la voce dei cittadini nel percorso di costruzione dei programmi. 
Da lì parte il vero inganno della politica.. e non…come si vuol far credere…da una legge elettorale!

Poniamo, invece, il caso in cui.. i Partiti lavorassero, secondo direttive e regole precise, per consolidare il rapporto con i cittadini attraverso un dialogo più diretto verso la ricerca di un funzionamento. Supponiamo.. anche.. che il lavoro si limitasse a quello di operare nel circoscritto campo delle idee e delle possibili normative da proporre successivamente al Parlamento, senza alcuna funzione che tocchi il ruolo delicato di una governabilità. Non vi sarebbero meno compromessi ed una più utile azione di costruzione in favore della politica?

Un problema.. il cui nodo da sciogliere è posizionato in basso e non in alto come si vuol far credere! Quando si parte da un concetto di governabilità…configurandola come esigenza primaria.. si tende a nascondere volutamente il vero problema..e lo si fa per confondere il cittadino, il quale.. non percependo il vero ruolo primario che devono avere i Partiti nel percorso di una costruzione efficace di un progamma politico, si lascia infatuare dalla insensata logica dettata dalla figura dominante di qualche politicante.


Come già sostenuto nei miei precedenti post…altra storia ed altro ruolo deve assumere una funzione governativa che non potrà mai costringere la dinamica e l’espressione ideativa di chi lavora per creare e costruire un programma per il futuro di una società civile!   
vincenzo cacopardo 

27 gen 2014

Una nota al nuovo articolo di Domenico Cacopardo

I ponti bruciati 
di domenico Cacopardo
Il bombardamento mediatico di Matteo Renzi può apparire eccessivo, come eccessive appaiono le sue reazioni alle critiche di Fassina e Cuperlo. Nessun garbo nei rapporti interpersonali, nessuna reale cultura istituzionale, solo un’esasperata pressione sui fronti parlamentari aperti (riforma elettorale, titolo V della Costituzione, depotenziamento del Senato) e sul fronte del governo, messo sulla graticola sin dal 9 dicembre, giorno successivo alla sua elezione alla carica di segretario del Pd.
Le riserve più volte espresse nei confronti del disegno messo a punto insieme a Silvio Berlusconi (con il quale ha rilevato ‘una profonda sintonia’) sono ampiamente confermate anche da indiscrezioni provenienti dagli ambienti della medesima Corte costituzionale. Le questioni sono sempre le medesime: la soglia del 35% per accedere al premio di maggioranza (ora ridotto al 18%) è troppo bassa; l’abolizione totale della possibilità di esprimere una preferenza, recidendo qualsiasi legame tra rappresentato e rappresentante.
Di esse, sembra che Renzi non si preoccupi, ribadendo la validità dell’accordo con Berlusconi. Lascia emergere, da qualche giorno, un flebile consenso a modifiche marginali apportabili dal Parlamento. Lascia, cioè, al capo di Forza Italia e ai suoi uomini la responsabilità di un’eventuale rottura.
Soffermiamoci, però sulla ‘totale sintonia’. Il sindaco di Firenze con queste due sole parole ha messo le dita negli occhi della sua minoranza interna, della sinistra più radicale e del mondo grillino. Poiché non è un incosciente sprovveduto, anche se spesso fa di tutto per accreditare questa sensazione, dichiarandosi in totale sintonia con Berlusconi ha voluto allargare il solco con i suoi competitori, avendo come obiettivo strategico un partito ben separato dalla sinistra radicale, teso verso un nuovo corso politico blairiano, che comporta ineluttabilmente il ridimensionamento della CGIL e il superamento di tutte le sue pregiudiziali.
Su questo punto, porto un personale ricordo: alla fine di una delle interminabili riunioni di partito (Psi) a seguito della scissione dello PSIUP (1964) che contestava la prima esperienza di centro-sinistra, Pietro Nenni si trattenne con alcuni di noi, giovani alle prime armi. Dopo avere spiegato alcuni passaggi, raccomandò, salutandoci: «Allargate il solco.» Ci invitava, così, alla chiarezza, in modo da permettere agli italiani di scegliere tra due vocazioni contrastanti.
In qualche misura, Matteo Renzi sta mettendo in piedi un’operazione del genere, volta a guadagnare consensi nell’area centrale dello schieramento elettorale, a scapito di tutte le altre posizioni. E la sua assenza al congresso di Sel (fantasmi d’un tempo che fu) è coerente con i fini che si propone di raggiungere.
Un percorso complicato lo aspetta. E le esternazioni più recenti di Enrico Letta che, oltre a rivendicare i risultati positivi del suo governo, getta tra le gambe del rivale le preferenze e il conflitto di interessi, confermano che la battaglia non è tra centro e sinistra del Pd, ma tutta interna al centro: la sinistra, oggi, è stata spazzata via dal palcoscenico politico che conta. Domani, chissà.
C’è tuttavia un’ultima considerazione su cui soffermarci. La manovra messa in moto dal segretario del Pd deve riuscire. Se non riuscisse e il tavolo saltasse in aria, per l’Italia sarebbe molto peggio: un disastro senza rimedi. Quindi, anche se ci sono profili d’incostituzionalità, il patto deve essere onorato e la legge elettorale deve passare così com’è (o quasi). La Corte costituzionale fra due o tre anni annullerà le norme controverse. Ma ciò accadrà ben dopo che un’elezione si sarà consumata e una governabilità sarà comunque uscita dalle urne italiane.



Tempo fa… Renzi esordiva affermando: “Mai più il governo delle larghe intese ed occorre cancellare il porcellum perché bisogna avere un maggioritario. Serve un premier forte come lo sono i sindaci". Oggi lui, per una ragionevole sentenza della Corte, sembra ricercare un consenso su un sistema proporzionale, ma lo indica senza preferenze, con un ricco premio di maggioranza, rimanendo costante su un premierato forte possibilmente guidato da lui stesso..  
Le sue…sono le parole di chi persevera ingannando tutti coloro che ingenuamente continuano a seguirlo, e non perché non si voglia credere ad un’idea di cambiamento, ma perché i metodi proposti, appaiono privi di ogni rispetto nei riguardi di un dialogo che si deve in favore dei cittadini….Sono parole che  appartengono a personaggi che vivono di smisurato protagonismo, figure ambiziose e poco umili rispetto alla montagna delle problematiche da risolvere.
Allo stesso modo di Grillo, Renzi ha sempre dichiarato che il suo incedere vuole essere simile a quello di alcuni caterpillar che operano distruggendo il vecchio..(ma occorre molta accortezza nel distruggere.. per non finire con l’abbattere l’intero Paese.)  Il suo modo di portare avanti un sistema che dia forza ad una governabilità,  può naufragare.. ancora di più.. se condotto a fianco di una figura come quella di Berlusconi … Un certo autoritarismo sembra unire i due complici verso un leaderismo che pone la loro immagine al di sopra degli stessi programmi.
Possiamo ormai intuire che un certo potere forte sostiene questi personaggi che esternano un particolare decisionismo e sembra che persino una certa stampa contribuisca alla loro esaltazione.
Vedremo nel breve se vi saranno rotture paventate in seno al PD e ricomposizioni da un altro lato, certo è che se.. come afferma Domenico Cacopardo… la Corte costituzionale fra due o tre anni annullerà quelle norme controverse, ci ritroveremmo nella tragica commedia di oggi.. ma in più aggravati da una ulteriore perdita di tempo causata dalla solita mentalità di questo nostro Paese che continua ad esaltare figure, senza tenere in più alta considerazione l’aspetto di un funzionale percorso democratico che dovrebbe guardare ai fondamentali programmi.

vincenzo cacopardo

25 gen 2014

Aspettando quel cambiamento…



LA FRETTA E’ CATTIVA CONSIGLIERA
di vincenzo cacopardo
Le due figure politiche sulle quali oggi il Paese si identifica e fa forza per compiere quel passo in avanti verso il tanto ricercato cambiamento.. sono Matteo Renzi e Beppe Grillo. Ma se Grillo spinge verso un cambiamento, non riuscendo ad operare concretamente, Renzi..pur operando in modo pragmatico, non definisce il vero cambiamento!
Se possiamo valutare positivamente Matteo Renzi per quel suo decisionismo tanto pragmatico quanto categorico e vincolante, non altrettanto positivamente possiamo sostenerlo in quella essenziale ricerca di dialogo doverosa e fondamentale persino in seno al suo Partito. In realtà non sembra per nulla costruttivo valutare positivamente chi oggi opera per riformare una politica correndo…La premura pur portando risultati immediati, rischia di riportarci una scarsissima qualità sulle scelte (la nuova legge elettorale né è la prima prova). Se in questo modo.. vedremo la possibile metamorfosi nel breve tempo…saremo costretti a pagare l’alto costo della scarsa qualità delle azioni di rinnovamento. Una qualità che.. in sé dovrebbe disegnare la nuova svolta per quel cambiamento tanto reclamato e voluto dalla popolazione.

Anche se si volesse essere positivi sull’incedere sicuro ed a volte un po’ sprezzante del nuovo giovane segretario del PD, non potrà mai sottacersi come.. questa sua premura…sembri più dettata da una propria voglia di voler dimostrare, attraverso un ostinato decisionismo, la capacità di far presa su coloro che restano ammaliati dal suo continuo voler “fare”. Un decisionismo pericoloso, esposto oltre i limiti.. che non gli fa percepire l’importanza che si deve ad un’azione primaria che deve guardare alle scelte di una politica qualitativa…prima che premurosa ed avventata.

Al contrario Beppe Grillo, il quale di cose giuste ne dice sicuramente, appare come il nuovo Don Chisciotte che pretende di poter costruire una effimera “democrazia diretta” attraverso il virtualistico percorso della comunicazione tra i computers, perseguendo verso la ricerca delle sue truppe, senza un dialogo profondo e senza conoscerne le qualità. Il suo modo di procedere sembra assoluto e accentrato solo sul suo pensiero.

E’ facile accorgersi come Grillo, alla pari di Renzi, non operi verso una qualità delle scelte, spingendosi solo verso il tecnicismo di una comunicazione e giocando sulla emotività per assorbire tutta la fascia dello scontento popolare oggi assai diffusa.  

Se per Grillo non sembra indispensabile uno scambio diretto sulle idee ed è primaria l’azione di rottura, per Renzi si privilegia quel decisionismo legato al necessario pragmatismo del fare attraverso l’urgenza di una qualunque riforma. In ambedue non si riscontra quel necessario equilibrio  utile per operare in senso politico più qualitativo e di cui il Paese avrebbe veramente bisogno…Bisognerà aspettare ancora tempo per il vero cambiamento che.. non dovrà necessariamente essere portato da una figura leader, ma da quella speciale sensibilità che intuisca il bisogno di una politica condotta in favore del Paese e costruita insieme al cittadino.


breve commento al nuovo articolo del Consigliere Cacopardo...

Marò.. ostaggio degli indiani di domenico Cacopardo

Quanto sta accadendo a Salvatore Girone e a Massimiliano Latorre, i marò italiani in attesa di processo, ci aiuta a capire che non solo in Italia le istituzioni operano tra contraddizioni quotidiane. In India ne soffrono l’azione giudiziaria, di polizia e di governo.
Ricapitoliamo.Il 15 febbraio 2012, al largo (acque internazionali) di Kerala nel mare Arabico, la nave Enrica Lexie dell’Aframax incrocia un natante con 5armati che danno l’impressione di prepararsi a un attacco. La zona è critica per le frequenti apparizioni di pirati. Sulla Lexie ci sono alcuni componenti del Nucleo militare di protezione (NMP) della Marina Militare. La sensazione dell’imminenza di un’aggressione spinge i marò italiani a esplodere tre serie di colpi di avvertimento.
Muoiono due indiani, Ajesh Pin e Valentine, imbarcati su un peschereccio che non è detto sia la medesima minacciosa imbarcazione avvistata dalla Lexie.
La Guardia costiera indiana ordina di raggiungere il porto di Kochi. Consultato l’armatore, il comandante, pur essendo in acque internazionali e avendo, quindi, il diritto di proseguire la navigazione, aderisce all’ordine, vira e attracca in porto. Un grave errore del quale dovrebbe essere chiamato a rispondere, insieme all’Aframax in sede civile e al Registro Navale.
A Kochi, dopo una breve inchiesta, i marò italiani, che si dichiarano innocenti,sono arrestati e inizia, sulla loro pelle,un storia lunga due anni.
C’è un fatto, non contestabile né contestato, alla base della vicenda: l’incidente è accaduto in acque internazionali e la giurisdizione è italiana.
Dal punto di vista indiano, invece, la vicenda è sì avvenuta in acque internazionali, ma nella cosiddetta ‘fascia contigua’ in cui vigerebbe, senza riconoscimento Onu, una giurisdizione locale, obbligata a chiarire i termini della vicenda e, quindi, a sottoporre i responsabili a processo.
Vanno qui ricordate le polemiche (soprattutto da parte militare) che accompagnarono la decisione del ministro della difesa La Russa di dotare di presenze militari–senza garanzie specifiche sul comportamento dei civili in comando- le nostre navi mercantili in viaggio in mari pericolosi. La caccia, tuttavia, ad assegni integrativi dei magri stipendi convinse lo Stato maggiore della Marina a non insistere nelle perplessità e ad accettare i nuovi compiti assegnati.
La seconda questione riguarda l’‘impegno indiano di‘non permettere’ una condanna a morte dei marò.
Un ‘impegno’ preso per buono con faciloneria dal governo Monti, visto che in ogni ordinamento fondato sulla separazione dei poteri un commitment del genere è scritto sull’acqua. Questa considerazione avrebbe dovuto spingere il governo italiano e, segnatamente, i ministri tecnici Terzi e Di Paola a non rispettare l’obbligo di ritorno in India in occasione del breve viaggio dei marò in Italia per il Natale 2012. Dichiarando che i marò sarebbero tornati in India solo dopo che una sede internazionale avesse stabilito la giurisdizione indiana, avrebbero dovuto iniziare una vertenza in sede Onu, con eccellenti carte da giocare.
Ma le esigenze dell’industria della difesa, troppo legata alle autorità militari, indussero il governo a sacrificare la libertà dei nostri fucilieri di Marina.
Di recente, l’autorità giudiziaria indiana ha confermato di non ritenersi vincolata da nessun impegno a non infliggere la pena di morte. La polizia sta definendo un atto di accusa paradossale: pirateria. La situazione è a questo punto.
Realisticamente, le prospettive non sono incoraggianti, anche se, alla fine, potremo avere una pena detentiva scontabile in Italia.
È evidente che non ci sono gli strumenti politici o militari per esercitare una reale pressione sugli indiani. Possiamo solo e subito rivolgerci all’ONU (il Segretario generale ha già risolto problemi del genere), a un tribunale internazionale e all’Unione europea.Ci vorrebbe un autorevole ministro degli esteri.
Già. Ma c’è qualcuno a capo della Farnesina?


Vero e sconcertante ciò che sottolinea il cugino Cacopardo! Se resta veramente incomprensibile l’assurdo comportamento del nostro Governo rispetto alle due figure sacrificate, rimane ancor più sconvolgente il prevalente coinvolgimento dell’industria della Difesa che, con l’insensata scelta di far prevalere altri interessi, ha messo a rischio la vita dei due fedeli Marò. Il Governo, non impedendo quel ritorno in India, ha finito con l'aumentare un pericolo che oggi sembrerebbe palesarsi peggiore. Una ennesima anomalia di un sistema politico ormai alla deriva che espone ad imprudenti rischi il nostro Paese!
Possiamo solo sperare sul Governo attuale..che pur non apparendo sufficientemente robusto, né autorevole.. sembra aver visto la ministra Bonino dialogare per un impegno con i ministri delle Finanze e del Commercio indiani. L’India pare aver assicurato la promessa a far sì che il loro governo decida sui marò entro il 3 febbraio. Naturalmente non si può che vivere con angoscia il tempo che resta.. e non si può che restare vicini ai nostri valorosi militari.
vincenzo cacopardo






Interessante nota di Domenico Cacopardo sul giorno della memoria..

PUBBLICHIAMO QUESTO RICHIAMO AD UN TRAGICO PASSATO...ESPOSTO IN MODO ELOQUENTE DA DOMENICO CACOPARDO..AFFINCHE’, COLORO CHE L’HANNO VISSUTO, POSSANO MEGLIO SPIEGARLO AI NOSTRI GIOVANI.

Voi che vivete sicuri/Nelle vostre tiepide case,/Voi che trovate tornando a sera/Il cibo caldo e visi amici:/Considerate se questo è un uomo/Che lavora nel fango/Che non conosce pace/Che lotta per un pezzo di pane/Che muore per un sì o per un no./Considerate se questa è una donna,/Senza capelli e senza nome/Senza più forza di ricordare/Vuoti gli occhi e freddo il grembo/Come una rana d'inverno./Meditate che questo è stato:/Vi comando queste parole./ Scolpitele nel vostro cuore/Stando in casa andando per via,/Coricandovi alzandovi;/Ripetetele ai vostri figli.
Con questi versi, Primo Levi (19191987),partigiano, chimico e scrittore arricchisce il proprio romanzo “Se questo è un uomo”, dedicato alle atrocità vissute durante il fascismo. Dal 1943 prigioniero dei nazifascisti e, nel febbraio del 1944, deportato nel campo di concentramento di Auschwitz in quanto ebreoScampato al lager e tornato in Italia, ha documentato le non immaginabili sofferenze sue e dei suoi compagni di prigionia a futura memoria.

Le generazioni che si sono succedute dal 1945, non hanno avuto conoscenza di ciò ch’erano stati il fascismo e il nazismo. Di quanto la dignità umana fosse calpestata ogni minuto di ogni giorno, di quanto dolore fosse dispensato a chi era contrario ai regimi o, semplicemente, ebreo, zingaro od omosessuale. A un livello poco meno infimo erano collocati gli slavi, usati come schiavi nelle officine e nelle fattorie della grande Germania.

L’Italia seguì l’esempio del regime tedesco e adottò, nel 1938, leggi razziali scritte sul criminale esempio d’Oltralpe e aggravate durante il periodo della Repubblica sociale.
La loro applicazione venne, in qualche caso, mitigata dalla popolazione, incapace delle crudeltà ch’esse comportavano.
Questo atteggiamento, però, non fu così generale e unanime come ci si sarebbe aspettato. Molti, per interesse, approfittarono della situazione, impadronendosi di aziende di proprietà ebraica. La casa editrice Treves, una delle più importanti della nazione, venne rilevata da Aldo Garzanti che ne assorbì il catalogo  e le diede il proprio nome.
Le confische di beni ebraici si susseguirono a ritmo serrato. Nulla venne risparmiato. E, nel ’43, iniziarono i rastrellamenti.

La più ampia comunità ebraica è quella di Roma: qui il destino si compie il 16 ottobre 1943. Raccontiamo brevemente la storia: qualche giorno prima, il 26 settembre, due esponenti dell'ebraismo sono convocati dal comandante della polizia tedesca, il maggiore delle SS Herbert Kappler, che chiede la consegna entro 36 ore di cinquanta chili d'oro, in cambio della vita di 200 ebrei romani.
L'oro viene trovato, i tedeschi sembrano placati, gli ebrei si tranquillizzano. Tra il 29 settembre e il 13 ottobre i tedeschi penetrano negli uffici della comunità e asportano documenti e libri antichi.
Poi, all'alba del 16 ottobre, circondano il Ghetto di Roma e irrompono nelle case strappando uomini, donne, anziani e bambini dalle loro abitazioni, caricandoli sui camion e portandoli a palazzo Braschi e in una caserma di via della Lungara. Dopo qualche giorno gli oltre mille ebrei catturati nella razzia vengono gettati su treni e avviati a Fossoli e da qui ad Auschwitz, dove, quasi tutti, vengonocondotti, appena scesi dai treni piombati, alle camere a gas e uccisi con lo Ziklon C. Alla fine, a Roma gli ebrei deportati saranno 2091, su una comunità molto più ampia, dispersasi nelle campagne, rifugiatasi nelle case di amici ‘gentili’ (cioè non ebrei), nascostasi in istituti religiosi, compreso il Vaticano. Qui, era l’Oratorio di San Pietro, in Largo del Sant’Uffizio (ora via Paolo VI), la porta d’ingresso nella salvezza. L’Oratorio era un luogo di raduno di giovani, ma soprattutto di assistenza agli indigenti: colonne di persone in attesa di un pasto si assiepavano sul marciapiedi sul quale si affaccia l’imponente portone della sacra temuta congregazione. Per ordine personale di papa Pio XII, alcuni prelati erano pronti ad accogliere i perseguitati razziali e politici che riuscivano a raggiungere quel luogo, superando la vigilanza delle polizie politiche che imperversavano nella capitale. Venivano in parte sistemati nel Vaticano medesimo o trasferiti, con mezzi dello Stato pontificio, in strutture religiose di Roma e del Lazio.
Circa 9000 furono gli ebrei italiani deportati in Germania. Di essi quasi 8000 non fecero ritorno.
Questa la macabra contabilità italiana d’una tragedia che attraversò l’Europa, dalla Francia alla Russia provocando tra i 5 e i 6 milioni di vittime. A esse vanno aggiunti i caduti in operazioni belliche (almeno 25 milioni), i prigionieri di guerra deceduti nei campi di concentramento, le vittime civili delle truppe tedesche e italiane nei Balcani, in Grecia e in Russia.

Perché la tragedia non venga dimenticata e perché sia comunicata alle generazioni post-belliche, è stata istituita la Giornata della memoria, che si celebra il 27 gennaio di ogni anno, nell’anniversario della liberazione del campo di Auschwitz-Oświęcim da parte delle truppe sovietiche.
In tutto il mondo, questa memoria è tenuta viva, non tanto per se stessa, quanto perché, attraverso la conoscenza, si riscaldino le coscienze e si impedisca, così, il ripetersi del razzismo e delle sue feroci, inumane conseguenze.



24 gen 2014

La voce dei piccoli Movimenti nell'odierno scenario politico



INSENSATO SMINUIRNE IL VALORE..

Con la nuova legge elettorale voluta e determinata dalle forze politiche, oggi asservite ad una logica che non intende modificarsi, difficilmente i piccoli Partiti e la grande partecipazione dei tanti piccoli Movimenti, potranno vedere una loro presenza diretta nella politica del futuro.
Quale potrebbe essere il nuovo percorso per i tanti Movimenti oggi esistenti nel Paese, nati opportunamente per dare vita ad un cambiamento sociale voluto da tanti cittadini delusi dalla politica sottomessa all’esigenza di una economia ormai globalizzata?  
Costoro..al momento... non possono che accodarsi ad una partecipazione dialettica nel percorso di rottura del vecchio sistema politico voluto dal più grande movimento 5Stelle. Se Grillo e tutto il suo popolo oggi appare nella veste donchisciottesca di chi spara a zero su tutto il fronte della politica azzardando proposte un po’ avventate e demagogiche, è anche vero che.. senza il suo intervento.. nulla sarebbe mai cambiato. Il suo merito rispetto ad una rottura col passato resta sicuro..molto meno il suo programma per la ricostruzione…ma la sua opera di demolizione sembra fare ancora presa su molta parte della popolazione. Grillo gioca sul sentimento..sull’orgoglio..sul rigore morale..sui valori del cittadino…e questo non può che continuare a giovargli!... Sebbene io creda che lo zoccolo duro del suo consenso sia quasi definito.

Ma non fanno di meno tanti altri piccoli Movimenti che lavorano con costanza per dare un loro contributo...persino su un piano più concreto!..Un lavoro ideativo di ricostruzione del sistema.. seguito e potenziato dalla passione e la volontà…nella ricerca di proposte più utili al suo funzionamento, sia istituzionale che riguardante il lavoro e l’economia. Un valore aggiunto che vede, oggi, la partecipazione dei tanti giovani che vi credono.. sani portatori di idee innovative. 
Per non venire annullati da coloro che pensano che i piccoli Movimenti portino solo scompiglio e fastidio ad un sistema che si vuole a tutti i costi assoluto nella sua governabilità..sarebbe più che mai utile un’operazione di strategica resistenza, attraverso il continuo supporto di utili proposte. 
Seppur arrestati da una legge elettorale tendente a frantumarne la presenza, il lavoro politico svolto da questi piccoli contenitori di consensi, rimane oggi essenziale per poter dare corso ad una utile innovazione! La forza dei piccoli Movimenti…non potrà che infondere linfa utile a quella base della politica che.. per logica.. deve restare libera nel suo pensiero. ..Altra cosa rimane una governabilità!
vincenzo cacopardo

23 gen 2014

MATTEO..PIU’ RESTAURATORE..CHE ROTTAMATORE


di vincenzo cacopardo
Quando con il Congresso di Vienna nel 1814, il processo  di ristabilimento del potere dei sovrani assoluti in Europa, voluto dalle grandi potenze di Austria e Russia e i Regni di Prussia e Gran Bretagna, prese corpo e fu definito "Ancien Règime”, cominciò un periodo definito di  “Restaurazione”. Nel senso più comune il termine “Restaurazione” era inteso come movimento reazionario che avrebbe voluto avversare le idee di innovazione portate dalla rivoluzione francese. Una manifestazione prettamente politica che andava estendendosi in termini culturali e persino filosofici con la forza dell’idealismo. Nel Congresso si erano messe a confronto, (come del resto anche oggi), due posizioni politiche contrapposte: il voler conservare... ed il voler progredire attraverso un compromesso col passato storico. Nell'età della Restaurazione si avanzava con una nuova concezione storica che smentiva quella degli illuministi basata sulla capacità degli uomini di costruire e guidare la storia con la ragione.
Se nel periodo della Restaurazione si cercava di cancellare tutto ciò che era accaduto dalla Rivoluzione a Napoleone…oggi, dopo il fallimento di un percorso della politica basato su un sistema bipolare ed il deleterio risultato reso dal compromesso politico tra le due forze precedentemente opposte, si guarda, allo stesso modo, in direzione di un “cambiamento” come reazione ad un passato, ma tenendo in poca considerazione le esperienze già maturate .
La nostra ricerca di cambiamento in riferimento al periodo della Restaurazione può farci intuire il ripetersi, (sebbene in modo non uguale) di alcuni percorsi storici. Oggi si pretende questa svolta come reazione ad una politica che nell’ultimo ventennio non ha saputo costruire riforme e dialogo col cittadino, il quale, con le ultime manifestazioni di piazza, sotto la guida di Beppe Grillo, pare aver intrapreso, in modo più soft, la sua piccola rivoluzione francese.
Il neo imperatore della politica..Matteo Renzi.. appare oggi più un “restauratore” che un vero “rottamatore” proseguendo in un’opera di ristrutturazione del sistema connessa a quella che nel passato pretendeva di passare come opera in favore di una visione progressista. La sua attività politica appare sempre più decisa..anzi “decisionista” e suona un pò come reazionaria rispetto ad una sua prima volontà di voler procedere verso un cambiamento di certe figure, non guardando con la dovuta attenzione alla riqualificazione di un utile impianto politico istituzionale.



22 gen 2014

Un commento sulla critica di Giovanni Sartori all’Italicum



«Un pasticcio su un pasticcio su un pasticcio». Giovanni Sartori, il decano e più autorevole dei politologi italiani, boccia senza appello la riforma elettorale avanzata da Matteo Renzi sulla base della «piena sintonia» con Silvio Berlusconi.

Lei non è mai stato tenero con la riforma renziana. Ora la bocciatura è totale. Anche con il doppio turno eventuale?
«Sicuro. Intanto partiamo dal nome: Italicum è ridicolo. Le definizioni Mattarellum e Porcellum le ho inventate io ma perché erano i nomi degli autori di quei meccanismi elettorali. Italicum invece ricorda un treno, o giù di lì. Anche perché allora la Germania dovrebbe chiamare il suo sistema elettorale Alemanicum, l’Inghilterra Anglicum, gli Stati Uniti... boh è più difficile. Ma insomma ci siamo capiti».

Veniamo al merito. Le piace il doppio turno eventuale?
«Posso dirle? Questo Italicum annovera una serie di toppe messe l’una sull’altra, tutte sbagliate. Da tempo sostengo che è falso che il maggioritario determini il bipartitismo nel nostro Paese».

Va bene. Le chiedevo del doppio turno: la convince la soglia del 35 per cento per accedere al ballottaggio che assegna il premio di maggioranza?
«Ma no, la verità è che il maggioritario rinforza un doppio turno che c’è ma non produce un doppio turno che non c’è. E infatti il Mattarellum ha prodotto una quarantina di partiti, alcuni composti da un persona sola. Quanto al premio di maggioranza che scandalizza tanti, ricordo che quando la Dc provò ad inserirlo nel 1953 su impulso del presidente del Senato, Meuccio Ruini, le sinistre gridarono alla legge truffa. Ma in quel caso il premio scattava per un partito che aveva già avuto il 50 più uno dei voti! Dunque nessuna truffa: ingrandiva la maggioranza che però aveva già dimostrato nei numeri di essere tale. Ora invece si stanno inventando sistemi che trasformano la minoranza in una maggioranza: si ripete, seppur in maniera più blanda lo concedo, la truffa di prima. Un meccanismo demenziale, come diceva il mio amico Giovanni Spadolini».

Peraltro la Corte Costituzionale aveva già bocciato il premio del Porcellum perché assegnato a chi aveva preso percentuali troppo basse.
«Ma per carità, lasciamo stare la Corte che non c’entra nulla. A parte che sono arrivati con quattro anni di ritardo, il che è ridicolo. Ma poi la legge elettorale è una legge ordinaria, non materia costituzionale: che c’entra la Consulta, perché è intervenuta?».

Andiamo avanti. Cos’altro non le piace dell’Italicum?
«Be, ci sono un bel po’ di stravaganze. Io ho sempre sottolineato che il doppio turno funziona se i partiti si presentano da soli e non in coalizione. In modo che ogni forza politica deve presentare il suo candidato migliore per accedere al secondo turno: davvero così si offre all’elettore la possibilità al secondo turno la possibilità di scegliere, e di dare un preferenza non manipolabile; e nella mia ipotesi al secondo turno ne passavano quattro. Invece nell’Italicum i partiti che vanno da soli vengono penalizzati con soglie di sbarramento fino all’8 per cento mentre chi si coalizza viene premiato. Una assurdità che va contro ogni logica».

Ecco appunto: le preferenze. Renzi non le contempla e, d’intesa con Berlusconi, prevede liste bloccate seppur in formato mignon. La convince?
«Ma no, è una truffa anche questa. La verità è che le preferenze non hanno mai funzionato. Favorivano le manipolazioni: al Sud, per esempio, spesso erano gestite dalla mafia. La libertà dell’elettore, così come è stata concepita, è un po’ una truffa. Invece un doppio turno come lo concepisco io consente una scelta vera e non manipolabile da parte dell’elettorato».




Come era scontato.. anche il politologo più anziano ha colto gli aspetti poco convincenti della proposta di Renzi sulla nuova legge elettorale.
In ogni riforma elettorale.. uno dei problemi più importanti sembra essere quello delle preferenze e.. se è vero come afferma Sartori che specie al sud potrebbero essere gestite dalla mafia…è pur vero che, venendo a mancare un finanziamento pubblico ai Partiti, ciò finirebbe col non sostenere coloro che avendo grandi capacità e passione verso la politica, verrebbero messi da parte dagli stessi Partiti poiché non portatori di risorse….Insomma..senza un finanziamento pubblico ( almeno limitato alle reali spese di una campagna elettorale) si darebbe solo spazio a quella politica incentrata sulla forza finanziaria dei pochi.
Ma l’aspetto più importante.. per me.. rimane il fatto di voler rincorrere l’inutile ricerca di una governabilità col presupposto di una legge elettorale che costringe sempre di più il dialogo col cittadino. Per rispondere meglio al pensiero di Renzi: Bisogna capire… se è più giusto ricercare un sistema elettorale che fornisca una governabilità senza il ricatto dei piccoli Partiti, o una legge che favorisca i piccoli Partiti..senza l’insensata costrizione di una governabilità!
Se è vero che in democrazia vince chi ottiene più consensi..è anche vero che per ottenere i consensi..occorre più democrazia…Non è solo una questione di una vittoria…ma di come si ottiene tale vittoria..altrimenti suona come la consueta vittoria di Pirro!
Entrando nel tema prettamente politico…alla stessa maniera potremmo affermare che in politica non si tratta solo di cosa fare ..ma di come poterla fare per metterla in atto. Per quanto attiene questo punto.. ad esempio..se qualcuno oggi, pur nelle sue grandi capacità conoscitive ed armato della più grande volontà, volesse procedere per rendere  sicura e stabile una possibile governabilità, potrebbe esporsi in continuazione, in percorsi non del tutto conformi ad una democrazia..e ciò perché il sistema, ancora malato ed intriso di burocrazia, non glielo permette… Più facile sarebbe se, al posto si una democrazia, vi fosse un regime forte ed assoluto…

Ma se vogliamo restare ancorati ad un sistema di libera democrazia, la ricerca di una legge elettorale non potrà mai prescindere da quelli che sono i punti focali sui quali lavorare al fine di renderla più utile e sostenibile e.. proprio questo.. dovrebbe condurci ad una riforma prioritaria che guardi ai Partiti…. una riforma alla quale, nessuno oggi, sembra volersi interessare.
vincenzo cacopardo

21 gen 2014

L’ambiziosa “governabilità” di Matteo Renzi



La nuova proposta dell’ambizioso sindaco di Firenze guarda principalmente a rendere forte il suo progetto di governabilità.
Il neosistema elettorale deciso da Renzi in comunanza con Berlusconi, si definisce attraverso un proporzionale con premi di maggioranza e  soglie di sbarramento in circoscrizioni provinciali e con un possibile doppio turno.
Al nuovo sistema a cui lo stesso Renzi ha dato il nome di ITALICUM non ha aderito il Movimento 5S…Il testo non è ancora definito ,ma secondo molti oramai dovrebbe essere il futuro sistema elettorale che potrebbe portarci a votare alla prossima tornata delle politiche.
Vorrebbe apparire simile.. ma con tutt’altro fine.. a quello spagnolo, poiché sembra doversi prestare alle esigenze dei Partiti. Se è vero che i seggi saranno assegnati su base proporzionale in base ai voti ricevuti favorendo in parte i Partiti più piccoli è anche vero che le soglie di sbarramento ne precluderanno ogni possibile avanzamento. Si parla del 5% per i Partiti in coalizione e l’8% per i Partiti non coalizzati.
Se noi partiamo da una base teorica di circa 30 milioni di votanti (per via della grande astensione).. su oltre 50 milioni di aventi diritto, possiamo dedurre che per poter fare parte di una coalizione occorrono circa un milione e mezzo di voti…mentre per poter superare la soglia dell’8% un Partito che non volesse coalizzarsi avrebbe bisogno di circa duemilioni e mezzo di voti. Sono soglie decisamente alte che non aiutano una democrazia e che tendono a costruire coalizioni prestabilite non sempre utili. 
Ma se addirittura guardiamo la soglia imposta del 12% per quanto riguarda le coalizioni, potremmo accorgerci come questa appaia legata ad interessi voluti dai Partiti più grossi. Se, infine, la mettiamo in relazione con la soglia di coalizione del 5%, non si capisce bene perché due Partiti che potrebbero entrarvi portandola al 10%.. non potranno mai coalizzarsi. 
  
Se per quanto riguarda le liste bloccate si fa un piccolo passo avanti limitandole e le circoscrizioni aumentano dando più apertura e respiro ad un certo consenso allargato, il premio di maggioranza del 18% la dice lunga sulle mire di Renzi che deve trovare a tutti i costi una maggioranza per la sua governabilità. 

Si parte da un presupposto, già strategicamente valutato, del 35% che porterebbe la coalizione vincente al 53% …in alternativa un doppio turno. Accederebbero al secondo turno i due Partiti o le coalizioni più votate al primo turno, e il vincente otterrà un premio di maggioranza tale da arrivare al 53% dei seggi. 
Potremmo avere una governabilità stabilita soltanto da poco più di una decina di milioni di preferenze!.. Bisogna avere il paraocchi per non riuscire a comprendere che tutto ciò è studiato ad arte per ingabbiare il consenso dei cittadini a puro beneficio di una governabilità voluta dai pochi!…..

Questo per quanto riguarda la Camera!…ma per il Senato... dove il sistema ha sempre previsto votazioni a base regionale? Bisogna quindi cancellare di colpo il bicameralismo perfetto prima ancora di una legge elettorale…occorre sopprimere il Senato promuovendo una ulteriore e non facile riforma che Renzi in qualità di uomo delle decisioni dell’anno farà insieme ad un Berlusconi.. condannato per frode ed in attesa delle pene accessorie spettanti. Come reagiranno i Senatori in carica…quando si attuerà tutto ciò?.. e..ci piacerebbe anche  conoscere la fine che faranno i senatori a vita… 

Detto ciò.. non possiamo esimerci da una analisi critica riguardante il perenne inseguimento verso questa illusoria “governabilità”

A differenza di un governo sicuro…la governabilità ha sempre rappresentato la generica possibilità di poter governare! La governabilità è una indicazione verso un’ opportunità di governo…ma non è la forza di un governo o di un esecutivo che si rileva per l’indiscussa e pragmatica azione di riuscire ad operare nei fatti. La differenza…dunque.. si evidenzia proprio dalla condizione e l’opportunità di poter riuscire ad operare. Non a caso…oggi sentiamo parlare solo di governabilità, poiché riesce sempre più difficile poter riscontrare una sicura forza di governo in un sistema di democrazia reso sempre più complesso e complicato dalla mancanza delle adeguate riforme.

Oggi si discute su questa nuova legge elettorale, partendo dal principio che il 50% dei cittadini potrà disertare le urne e si studia con spudoratezza un sistema che, prevedendo ciò, possa rendere ugualmente sicuro il percorso di una governabilità. Invece di porsi il problema secondo il quale la gente non desidera dare un suffragio..poichè isolata da un vero dialogo con la politica, si continua ad operare per la costruzione di una ipotetica governabilità prevedendo assurdi e giganteschi premi di maggioranza.

La logica impone alcune domande: Come si può pretendere di trovare una affermazione nel contesto di un’elezione, quando non si riesce a costruire il modo logico con cui si deve ricercare il consenso? Come può mai essere amministrato un Paese se…lavorando costantemente verso l’occasione di una generica governabilità…non si pone in primo piano la ricerca della determinazione di un governo edificata sulla base di una logica democratica? Il “fine governativo” ed una “governabilità” sono cose ben diverse.. che si distinguono proprio sulla base di una ricerca!..

Per quanto riguarda il politico Matteo Renzi, oggi tanto spocchioso quanto ambizioso, sembra appartenere a quella categoria di toscani boriosi e sicuri di se che pensano di essere la migliore espressione del Paese Italia, la più furba e la più colta. Nella qualità di  amministratore di una città, Renzi, difficilmente  riesce di comprendere le logiche politiche di base che devono accompagnare un percorso di democrazia in favore dei cittadini. E’ sicuramente più amministratore che politico. La cadenza un pò yankee, di stampo Veltroniano, pare costruirgli positivamente le sembianze di quel leader  che oggi molti desiderano. Il suo pragmatismo è come quello di chi, dedito ad  amministrare,.. tende a ottimizzare in senso assoluto. La sua continua serie di slogan ingannevoli richiama l’attenzione dei tanti che oggi vedono in lui una certa immagine del Berlusconismo di sinistra. Dovremo ancora aspettare..poichè i risultati politici di questa sua ambizione verso una governabilità forzata, li vedremo sicuramente fra qualche anno..alla resa dei conti!
vincenzo cacopardo